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Per Eliza

Eliza: Ciao. Posso esserti utile?

Io: Ecco... sento un certo malessere esistenziale...

Eliza: Cosa intendi per malessere esistenziale?

Io: Qualcosa di opprimente.

Eliza: Opprimente?

Uno dei miei tanti possibili dialoghi con Eliza. Ma Eliza non è una psicoterapeuta. Non è nemmeno una persona. È una macchina. Più precisamente un elementare programma informatico, realizzato a metà degli anni ‘60, che girava dentro quegli armadi colossali che allora chiamavamo con riverenza “cervelli elettronici”.

Eliza ai suoi tempi destò un certo scalpore: l’homo sapiens aveva creato la machina sapiens! In realtà la furba Eliza altro non era che un fake. Dietro al suo acume si celava il trucchetto: fingere consapevolezza rispondendo all’interlocutore con le sue stesse parole. (Sono contento. Perchè sei contento? Perchè ho vinto al lotto. Davvero hai vinto al lotto?)... la tiritera era sempre quella lì, eppure molti ci cascavano, lieti di credere che dentro a quel cassone imbullonato si stesse materializzando un essere intelligente: una sorta di mostro iper-tecnologico ma in fondo assai rassicurante, visto che pareva sempre pensarla al loro stesso modo.

Un’analoga situazione paradossale si ritrova nel film “Oltre il giardino”, con Peter Sellers. Lui è un deficiente che ha vissuto recluso per tutta la vita in una villa ad accudire il giardino e a guardare la televisione. Non sa leggere. Non ha esperienza di interazioni umane. Quando le vicissitudini lo obbligano a uscire dalla sua campana di vetro lui, anzichè soccombere per inettitudine, riscuote un formidabile successo sociale al punto da venire candidato alla Casa Bianca. La gente equivoca la sua espressività bi-dimensionale scambiandola per saggezza, restando ammaliata dall’asettico comportamento che riproduce convenevoli e rituali imparati alla tv. Le sue risposte tautologiche e scontate risultano sempre in linea con quello che l’interlocutore vuole sentirsi dire. Il giardiniere-Sellers, come Eliza, edifica lo specchio di noi stessi.

Una dinamica umana che capita talvolta di rilevare nel nostro rapporto con i politici. Non pochi di noi si gratificano nel considerarli schermi su cui proiettare desideri e frustrazioni. E non pochi di loro stanno al gioco nel recitare (certuni per calcolo, altri magari per puro limite intellettuale) il placido ruolo di specchi... di tante Elize sempre pronte a carezzare le nostre illusioni prima che si disperdano nel vento.

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