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Elezioni comunali: Trento

Il sindaco uscente (ed entrante): inconsistente e assente. E il candidato senza speranze.

È strana questa campagna elettorale per il Consiglio comunale di Trento: tutti danno per scontata la rielezione del sindaco uscente Alessandro Andreatta del PD, al punto che la sbrindellata coalizione del centrodestra non è riuscita a coagularsi su un nominativo di un certo impatto (come, almeno potenzialmente, poteva essere Diego Mosna alle provinciali del 2013), ed è convenuta sul consigliere Claudio Cia, un minimo comun denominatore senza troppe speranze. Quindi la situazione nel capoluogo è sostanzialmente analoga a quella di tanti comuni di valle: un solo candidato.

Trento

Come mai? Forse il sindaco uscente è troppo forte? A nostro avviso no: è l’opposizione troppo debole, e più in generale la politica poco credibile. A Trento come a Castelfondo le persone impegnate, che hanno capacità e credibilità, difficilmente si misurano in un’arena scivolosa, si sporcano le mani entrando in un mondo infido, di cui poi appare sfuggente il reale potere.

E così a Trento si riparte da Andreatta, succeduto ad Alberto Pacher nel 2008, e riconfermato con il voto nell’anno successivo.

Alessandro Andreatta

A nostro avviso un sindaco inconsistente, pesantemente condizionato da ogni genere di potere: immobiliaristi, grandi speculatori come ISA, naturalmente piazza Dante prima con Lorenzo Dellai e oggi con Ugo Rossi; e dove può e deve decidere lui, specialista nel rinviare e far incancrenire i problemi. Per mettere a fuoco il suo operato e le esigenze della città intendevamo effettuare un’intervista incrociata tra lui e Cia. Ma Andreatta se ne è ben guardato: in dieci giorni di telefonate non solo non siamo riusciti a parlare con il sindaco, ma nemmeno con il suo segretario particolare. Male, ma questo è il personaggio.

Presentiamo comunque i temi che avremmo voluto sollevare, incrociandoli con le risposte che, su di essi, ha fornito Claudio Cia.

Urbanistica: la città non conta

Probabilmente il compito più alto del Comune (e quello in cui si raggiungono anche i risultati più bassi) è il disegno della città, l’urbanistica. Trento nella sua storia del dopoguerra non ha fatto eccezione rispetto alle altre città italiane, è stata teatro di scorribande dei gruppi di potere, che hanno fatto e disfatto lembi di città in funzione dei loro privatissimi interessi.

Il sindaco Andreatta (che già si era distinto come assessore all’urbanistica per l’arrendevolezza agli sfregi perpetrati in barba al Piano Regolatore, vedi le inchieste su “Il marcio nel Comune di Trento” a partire dall’ottobre 2006, e la conclusione, “Il peggior candidato”, del febbraio 2009) ha mostrato una totale condiscendenza agli stravolgimenti della città operati in funzione dei soliti noti. Due i casi più clamorosi: il primo, la biblioteca universitaria, prevista, a coronamento del progetto di Università innervata nel centro storico, in piazzale Sanseverino, tramite un prestigioso edificio firmato dall’archistar Mario Botta; progetto poi per anni rimasto impantanato negli uffici e commissioni comunali, con il rettore Bassi che strepitava e Andreatta che assicurava, spergiurava l’imminente via libera; finché poi la Provincia decideva invece di buttare a mare il progetto Botta e spostare la biblioteca alle Albere, realizzando un edificio più distante, fuori contesto, meno capiente, meno funzionale, ma all’interno della fallimentare speculazione gestita da ISA, la potente finanziaria del vescovo.

Ed ecco allora che Andreatta prontamente si attiva e in un baleno il nuovo progetto oltrepassa tutte le trafile burocratiche scioltesi come neve al sole; e la visione dell’Università parte integrante del centro storico va a farsi benedire.

Stesso discorso per le scuole a Piedicastello, all’ex Italcementi. Progetto demente, sostenuto dal Dellai degli anni dell’abbondanza, che prevedeva lo spostamento in quel quartiere delle scuole superiori attualmente nel quadrilatero di via Barbacovi, peraltro appena ristrutturate; il tutto per venire incontro all’amico (di Dellai) Diego Schelfi, che con leggerezza aveva acquistato (da ISA, guarda un po’) il terreno, e che ora se lo trovava sul groppone.

Andreatta conduceva la campagna elettorale all’insegna dell’opposizione, del rifiuto di tale obbrobrio: si buttano via soldi, gli studenti all’interno della città sono un momento positivo, non siamo agli ordini di piazza Dante... Poi, vinte le elezioni, faceva tutto il contrario, e si genufletteva a Dellai. Quando poi a piazza Dante subentrava Ugo Rossi, che, visti i nuovi tempi, tirava una riga su diverse delle follie dellaiane, Andreatta ancora si allineava. Insomma, un’urbanistica in balia degli interessi privati e dei poteri esterni.

Questo pone due temi. Primo: che senso ha un Municipio in cui, sui temi specifici della città, il sindaco è succube della Provincia? Secondo: con queste premesse, come potrà essere il prossimo Piano Regolatore? Dopo l’ultimo, quello del catalano Joan Busquets, confezionato attorno a megaprogetti non realizzati, vuoi perché costosissimi (l’interramento della ferrovia), vuoi perché strampalati (la “porta nord” della città, con la masochistica sostituzione degli svincoli con rotatorie), vuoi perché ritenuti troppo vincolanti (i “corridoi verdi”, sui quali invece è stato costruito di tutto e di più); ma che sostanzialmente ha dato il via libera a troppe nuove possibilità edificatorie, non realizzate?

Claudio Cia

Indisponibile Andreatta, questi temi li proponiamo a Claudio Cia, facendo presente come l’opposizione non si è certo distinta nell’incalzare su di essi il sindaco.

“Concordo che la Provincia abbia prevalso in tutte le decisioni importanti sull’urbanistica. Poi, nelle opposizioni c’è una divisione dei ruoli in base alle competenze: io mi interesso di più dei temi del sociale. E sono rimasto sorpreso quando, dalla stampa, ho appreso della biblioteca. Non ho approfondito la cosa perché non sono un esperto di urbanistica...”

In un Comune, l’urbanistica è la competenza principale; che dire di un’opposizione su di essa latitante?

“Siamo stati messi di fronte al fatto compiuto. Ora siamo nella situazione in cui piazzale Sanseverino è di proprietà dell’Opera Universitaria, che potrebbe chiuderlo e ricavarne un parcheggio privato.

Pensa che ci sia questo pericolo?

“No, ma per assurdo potrebbe. La gestione del problema è stata molto discutibile, si sono fatti passare anni in commissione urbanistica per poi arrivare a questo approdo. Come opposizione potevamo fare in effetti di più, ma la cosa non era di mia primaria competenza”.

Quali le sue competenze?

“Le battaglie che hanno fatto più rumore sono state quelle, un po’ folkloristiche, sullo smaltimento gratuito dei pannolini e sui conigli che infestano il cimitero; ma le più importanti sono state quelle sociali, le rette per gli asili nido quando il bambino è in malattia e il taglio all’assistenza domiciliare agli anziani”.

Vivibilità: la destra fomenta, il sindaco pasticcia

Un tema centrale è la vivibilità della città. O meglio, quale vivibilità per quale città.

Il Consiglio comunale, e soprattutto l’amministrazione Andreatta (vedi articolo specifico a pag. 25) ha avuto la responsabilità di far crescere un’immotivata contrapposizione fra giovani e residenti, quando non addirittura fra movida e sicurezza. E così ha predisposto un regolamento ferreo contro la musica in strada e i concerti nei pub, e al contempo lascia indisturbati gli ubriaconi che schiamazzano in centro alle ore piccole (“Quelli sono pericolosi” - ci ha risposto l’ineffabile comandante dei vigili Lino Giacomoni).

“Abbiamo una fortee crescente presenza giovanile - risponde Cia - e un’università di altissimo livello, ma ai giovani abbiamo dato le biblioteche senza pensare agli spazi di svago. Si può fare di più. Partendo dal realismo, dal fatto che in centro non ci sono uffici...”

Come, non ci sono uffici?

Sì ci sono, ma sono predominanti i residenti (Cia si sbaglia: i vari piani del centro storico hanno abolito il vincolo alla residenza degli alloggi, dando il via libera al suo spopolamento, solo in parte contrastato negli ultimi anni dagli affitti agli studenti, n.d.r.) Faremo una proposta per uno spazio per i giovani. Un’area dedicata allo svago ma non solo, una maniera di stare assieme, intelligente. Sarà una proposta che forniremo al territorio”.

Quest’area non sarà vista come un ghetto?

“Sicuramente no, il mondo giovanile è distribuito su tutta la città, però in centro ci sono tensioni tra giovani e residenti, i locali aperti a ora tarda creano problemi. A una certa ora i giovani si vanno a concentrare su alcuni locali”.

Non è che si identificano i giovani con gli schiamazzatori? E che questi ultimi potrebbero facilmente essere controllati e repressi, se solo i vigili urbani facessero il loro mestiere?

“È vero, il problema sono gli schiamazzatori, che però spesso sono extracomunitari, e diventa difficile sanzionarli. È anche vero che tra i giovani c’è chi si può ubriacare”.

Se diventa molesto, basta sanzionarlo.

“Sull’inadeguatezza del nostro Capo dei vigili concordo in pieno. Io sono stato uno dei pochi che ne ha chiesto la sostituzione: di fronte alle criticità regolarmente minimizza o svicola. O non ha voglia di fare il comandante o è incapace. Poi, nel 2009 avevamo 180 agenti, oggi solo 140, di cui solo 85 impiegati sul territorio. Chiedo all’amministrazione come mai, di fronte all’insicurezza, si è depotenziato il servizio degli agenti, invece molto puntuali nelle multe”.

Quale pensa sia la maggior colpa dell’amministrazione Andreatta?

Si è trovato a gestire una compagine variegata, e per ascoltare, abilmente, le varie anime interne, non ha ascoltato il territorio, diventando incapace di prendere decisioni anche forti. Vedi l’esempio, banale, dei conigli. Non è riuscito a imporre nessuna decisione, perché è più preoccupato delle sensibilità della maggioranza che dei cittadini. E così sul quartiere della Portela, sulla sicurezza. Le sue proposte sembrano di chi si è svegliato adesso, non che ha governato per sei anni come sindaco, e prima come assessore all’urbanistica”.

La sicurezza, non è un po’ una vostra demonizzazione? Prendiamo piazza Dante: rimessa a posto, sfrondata dai possibili nascondigli, con la presenza costante di una pattuglia, è diventato un posto bello, frequentato da famiglie. Questo forse a Andreatta lo si può riconoscere.

In effetti va riconosciuto che il lavoro fatto è positivo. Però il giorno dopo l’inaugurazione del parco rinnovato, c’era gente stravaccata con bottiglie vuote attorno. La vivibilità dobbiamo garantirla sempre, non solo in periodo elettorale, le pattuglie ci vogliono non solo in questo mese. E comunque non è ancora un posto per i bambini”.

Sempre sulla sicurezza: perché la destra cerca di instillare la paura del diverso e non distingue tra extracomunitari normali e delinquenti? È così che il marocchino seduto fa paura, quando non dovrebbe.

“È nell’immaginario della gente, che vive esperienze di criticità create da extracomunitari. Io credo di non essermi mai espresso in maniera debordante su questo tema; in ospedale ho lavorato con gente che proviene da tutto il mondo ed è positiva, però devo dire che la situazione di vita di certi stranieri evidentemente li porta a comportamenti illegali. Poi è vero che fa più rumore uno che scippa una borsetta che cento che lavorano. Come coalizione cerco di trasmettere il concetto che il centro-destra non è contro stranieri e rom, ma contro i comportamenti criminosi”.

Questa non è la posizione di alcuni suoi alleati.

“Ma è la mia”.