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Un voto contro il sistema partitico

Elezioni comunali: da Pergine, Folgaria a Pinzolo, in tutto il Trentino a entrare in crisi è il blocco di potere al governo provinciale. E il suo partito più grosso e più inane, il PD.

Le elezioni comunali in Trentino hanno dimostrato la fragilità della coalizione che governa la Provincia. Le vittorie sono sempre di stretta misura, le sconfitte brucianti. Spesso il centro sinistra autonomista si presentava diviso con i partiti desiderosi di misurare la propria consistenza e di mettere in difficoltà i propri alleati. Bisognerebbe valutare caso per caso, ma la tendenza generale denota un elettorato stanco di questo clima, non solo e non tanto perché litigioso, ma perché avulso da quei problemi concreti a cui la gente sarebbe davvero interessata.

Siamo così di fronte ad una crisi di fiducia nei confronti della maggioranza di piazza Dante. Una crisi che, a cascata, giunge anche alle amministrazioni locali. Molti sindaci uscenti non vengono riconfermati, in qualche caso al primo turno (Cles, Pinzolo, Folgaria), a volte al ballottaggio (Rovereto, Aldeno).

Si è registrata la voglia dell’elettorato di “cambiare” (anche se non sempre con le stesse motivazioni), di alternare a un sistema di potere consolidato e troppo burocratizzato (anche nei rapporti politici e istituzionali) una speranza di novità. A Pinzolo come a Folgaria i cittadini hanno punito quanti venivano percepiti come troppo legati al sistema politico-istituzionale della Provincia, da cui in un certo senso dipendevano le sorti del comune stesso. A Rovereto la voglia di cambiare si potrebbe dire che “prescinde” (nel senso che nella città della quercia nessun sindaco ha mai bissato il proprio mandato), ma quello che si è voluto cambiare è stato il PD e un sistema partitico di potere ancorato al passato e così ha vinto Valduga. O meglio: ha perso Miorandi e se vincerà Valduga lo vedremo fra cinque anni.

A Trento la scontatissima vittoria di Andreatta è segnata dalla perdita, rispetto al 2009, di 7000 voti validi, passando in percentuale dal 64,42% al 53,7%. Questo calo si spalma sulle varie liste della coalizione, segno che non è mancato un singolo partito, ma l’amministrazione in generale.

La Giunta uscita dal voto è, ancora una volta, debole. Non poteva essere altrimenti, vista la qualità complessiva degli eletti. A nulla serve il ripescaggio come assessore di due donne che possono essere (così assicura Andreatta) bravissime e preparatissime, ma la cui novità tanto attesa dai commentatori più speranzosi, non consiste nel rappresentare competenze acquisite dalla società, ma ripescaggi effettuati dalla lista dei trombati.

In generale c’è stata una rivolta delle periferie verso il potere centrale (storia lunga in Trentino dalla contadina Guerra rustica del 1525 in poi). Così i cittadini hanno premiato le liste civiche, sorte intorno a un candidato riconoscibile o a istanze ben precise, comunque lontane non solo dalle dinamiche nazionali, ma pure da quelle provinciali. Anche un bambino comprende che, per vincere, non basta più presentarsi ai cittadini dicendo di rappresentare la maggioranza e di avere i giusti agganci in Provincia. La fedeltà ad occhi chiusi appartiene a una stagione passata. Forse soltanto il PATT dispone di numerose truppe cammellate, abituate agli ordini superiori. Gli altri partiti devono conquistarsi ogni giorno il voto.

Invece il PD non ha fatto altro che litigare, dividersi sul nulla, ragionare di congressi, cordate, posizioni, poltrone, burocrazia, nomenclatura. Mai una discussione, mai un litigio su un progetto, su un programma. Un disastro che abbiamo seguito e denunciato passo passo. La totale assenza di contenuti, caratteristica della sinistra trentina di governo almeno da 15 anni, per ora non aveva inciso sul consenso che godeva del riflesso dei successi renziani e di quel “voto di opinione” che inevitabilmente un simbolo riconosciuto attrae.

In queste elezioni invece i cittadini hanno scelto consapevolmente di punire il PD.Standosene a casa, o meglio voltandogli direttamente le spalle.

Quale sono le reazioni dei dirigenti democratici locali? Le solite: zero contenuti, molte analisi psicopolitiche, molti conteggi burocratici, molti rimpalli di responsabilità. La ricetta per uscire dalla crisi? La solita: triumvirati, pontieri, tessere, congressi.

Oppure aprire al “Cantiere” del vecchio, amato “nostro leader”, Dellai.

I voti al PD nei principali centri del Trentino dal 2009 ad oggi (per Trento si è usata una scala ridotta) grande.