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Non c’è più religione? Tutt’altro!

Come Innsbruck si dimostra una città multireligiosa

Tradizionalmente, e a dispetto della costituzionale laicità dello Stato e delle istituzioni, fino a ieri, quando si doveva inaugurare un nuovo ponte, una scuola o qualche altra opera pubblica, veniva invitato, e puntualmente arrivava, il parroco o il vescovo di turno, naturalmente cattolico, a benedire l’opera secondo il rito prescritto per queste cerimonie. I credenti di altra fede, e i non-credenti, si arrangiassero...

Basta con questo ruolo ingiustificatamente privilegiato, ha deciso la “giunta semaforo” l’anno scorso, durante uno degli abituali incontri con i rappresentanti delle varie religioni praticate in città, aprendo un dibattito sul modo appropriato di far partecipare alle cerimonie pubbliche i rappresentanti delle diverse comunità religiose. Le proposte, venute dalle comunità stesse, erano sostanzialmente due: o escludere tutte e far parlare solo i rappresentanti delle istituzioni, o invitare tutte a celebrare e pregare insieme, in una cerimonia autogestita, Gli amministratori ed i religiosi hanno scelto la seconda proposta.

Perché mai non la separazione radicale, la laicità tout court? Perché le comunità religiose fanno parte della società civile, la quale è (o dovrebbe essere) rappresentata dal Comune e dai consiglieri. Il Comune rispetta le varie religioni e valorizza l’impegno sociale e politico dei credenti.

In fondo, sostiene il sottoscritto (non credente, assessore cittadino all’urbanistica e alla diversità urbana), importa poco se uno tutela l’ambiente appoggiandosi sulla Bibbia o sulla terza legge della termodinaamica: quel che importa è che tuteli l’ambiente. E la solidarietà sociale può essere praticata secondo le prescrizioni di Gesù Cristo, del profeta Mohammed o secondo il suo senso civico.

Le istituzioni hanno il preciso dovere di non discriminare e di garantire la libertà religiosa, ma non sono obbligati ad agire come se le varie religioni non esistessero. La religione non è un fatto esclusivamente privato, può esistere ed esprimersi anche negli spazi pubblici, purché rispetti le leggi dello Stato e i fondamentali principi democratici. E noi, in giunta, teniamo a rispettare l’impegno civico delle comunità religiose. Le quali, da anni - fortemente “sponsorizzate” dalla Casa di Incontro, un istituto diocesano - hanno costruito una solida rete di dialoghi, di incontri e cooperazioni.

Dall’inizio dell’anno accademico, il nostro ateneo ha aperto un nuovo istituto di Didattica islamica, destinato alla formazione del personale impegnato nell’istruzione religiosa islamica nelle scuole, che è diventato in poco tempo un nucleo di dibattiti su un Islam “europeo”, adeguato al pluralismo ed allo Stato laico, con una teologia contestualizzata, un po’ sulle tracce della teologia cattolica del Concilio - una teologia contraria ad ogni fondamentalismo, vista favorevolmente da molte associazioni musulmane.

Il nuovo centro scolastico (una scuola inclusiva anche per i portatori di handicap e anche il primo edificio scolastico ad energia zero), lo abbiamo inaugurato con la presenza sul palco, insieme alle autorità, ai rappresentanti dei genitori, e alla banda della scuola, di un prete cattolico accanto a un imam, al vicepresidente della comunità ebraica, a un luterano, a un mormone, a un buddhista, a un cristiano evangelico, i quali insieme hanno pregato ed invocato il loro dio perché benedicesse il lavoro scolastico. Miracolosamente, il cielo non è cascato sulla testa di nessuno, niente fulmini di un dio incollerito. Ma un grande senso di dignità e solidarietà civile. Su questo modello, ora vengono organizzate simili manifestazioni comunali.

Ovviamente, questa non è altro che politica simbolica, e non basta certo a sconfiggere razzismo ed intolleranza. Ma è un segnale forte del Municipio rivolto alla cittadinanza: siamo diventati, sul serio, una società urbana multinazionale e multireligiosa, una città che garantisce i diritti umani e rispetta i cittadini nella loro diversità. Scusate se è poco.

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