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QT n. 9, settembre 2015 Servizi

La scuola dentro le mura

L’esperienza della scuola in carcere: il cammino della riabilitazione sociale passa anche per i libri. Un racconto di un anno scolastico dietro le sbarre.

Un led rosso accompagna la porta a sbarre che si apre automaticamente. Quando si chiude dietro di noi, la luce torna verde. Impossibile non fare la domanda. Pronta la spiegazione: “Qua la convenzione è al contrario: luce rossa significa cancello aperto quindi fare attenzione, mentre luce verde significa cancello chiuso quindi tutto a posto”.

Siamo nella Casa Circondariale di Trento, a Spini di Gardolo. La voce che ci illustra la convenzione al contrario è quella del Comandante di Polizia Penitenziaria, Domenico Gorla.

È fine settembre del 2014. Faccio parte di un gruppetto di docenti del Liceo “Rosmini” di Trento che si sarebbe occupato, durante l’anno scolastico 2014-15, delle attività didattiche dell’Istituto Penitenziario. In quel preciso istante stavamo visitando per la prima volta il nostro futuro luogo di lavoro. La scuola è un lungo corridoio lungo il quale si affacciano le celle-aula. A noi spettano quattro o cinque aule per le lezioni frontali. Poi c’è un Laboratorio di Informatica e un’aula insegnanti.

Il Comandante ci spiega le modalità di accesso: consegna dei documenti all’ingresso, passaggio in metal detector, attraversamento del piazzale per entrare in zona detentiva, nuovo passaggio in metal detector, ingresso nella zona maschile (nel carcere femminile la scuola superiore non è ancora stata attivata), attraversamento di lunghi corridoi, ingresso nella zona adibita a scuola. Ricordarsi di arrivare un po’ prima, in modo da avere il tempo di effettuare i controlli. Insomma, per accedere alla scuola ci vogliono circa dieci minuti.

La natura dell’ambiente carcerario, con le sue restrizioni, ha ricadute inevitabili sulla normale attività didattica. Tutto il materiale che si porta agli studenti deve essere preventivamente autorizzato per ragioni di sicurezza. La scuola predispone una lista degli oggetti che vengono acquistati e messi a disposizione degli studenti (cancelleria, quaderni, libri di testo) e la liste deve essere vagliata e approvata dall’Amministrazione Penitenziaria. È possibile utilizzare solo i computer del laboratorio di informatica, non connessi ad Internet, preventivamente installati dal personale del “Rosmini”. CD, DVD e chiavette USB sono liberamente utilizzabili, purché ne facciano uso solo i docenti.

Il carcere di Spini visto dall’alto

Ogni studente riceve dalla scuola, come dotazione, qualche quaderno, penne e matite in numero prestabilito. Per quanto riguarda i libri, ove possibile, i docenti mettono a disposizione alcuni testi non più in comodato d’uso (edizioni degli anni precedenti, ad esempio).

Personalmente soffro l’assenza della connessione Internet. Per un insegnante, abituato a proporre iniziative didattiche senza troppi pensieri, ciò comporta alcune complicazioni. Se si vuole fare una ricerca su un tema specifico, le fonti su cui basarsi vanno preselezionate dal docente. Non è proprio la stessa cosa, ma diversamente non si può fare, e lo comprendiamo.Tuttavia cerchiamo di accontentarci: una cosa che abbiamo imparato insegnando in carcere è cercare di fare il meglio con quello che si ha a disposizione.

Al termine del primo anno scolastico possiamo dire di aver vissuto un’esperienza più umana che professionale: la cosa più importante è saper garantire agli studenti un clima sereno in cui metter da parte per qualche ora la loro condizione disagiata e affrontare la sfida dell’imparare. Non ha importanza avere a disposizione moderne infrastrutture, LIM o connessioni internet Wi Fi. Nessuna metodologia didattica rivoluzionaria o particolarmente innovativa: ai ragazzi interessa apprendere a leggere e scrivere in italiano, imparare l’inglese, imparare a usare il computer, o studiare letteratura o matematica, e se possibile raggiungere il diploma. Non dimentichiamoci che riuscire in tutte queste attività è davvero difficile in età adulta: la mente non ha più la facilità di apprendimento dell’infanzia ed è necessario compensare questo gap con un grande impegno nel lavoro scolastico.

Eppure la motivazione che abbiamo letto negli occhi dei ragazzi fin dall’inizio, la sete di imparare cose nuove e di ascoltare il mondo là fuori, ci ha permesso di ottenere grandi risultati, sia umani che formativi. Chi si è liberato dall’analfabetismo, chi ha ricominciato a scrivere, dopo tanti anni, liberando le proprie angosce, chi ha trovato nell’informatica una nuova ragione di vita, e ha il desiderio di apprendere nuove cose per crescere.

Questa passione ci ha dimostrato che la scuola può essere una leva importantissima per realizzare il vero obiettivo della detenzione: creare le basi per il reinserimento dell’individuo nella società al termine della pena.

Ci siamo riusciti con tutti?

Chi può dirlo? Solo il tempo e le scelte che questi ragazzi saranno in grado di fare quando torneranno là fuori, daranno una risposta.

A noi, per ora, restano in regalo le parole che uno di loro ci ha letto in una lettera di fine anno scolastico, il giorno della consegna delle pagelle:

“[...] Voglio ringraziare di cuore tutti coloro che hanno pensato di creare questo progetto scolastico per aiutare noi che siamo in questa situazione a uscire da qui con nuovi e buoni pensieri per il nostro futuro.

Sono molto contento di essermi iscritto a questa scuola. [...]

Da voi ho trovato più che una famiglia. [...]

Sapete come tirare fuori quello che c’è dentro le persone e far loro sapere che hanno l’opportunità di diventare utili anche a una certa età.

Vi ringrazio tanto”.

La voce dell’istituzione penitenziaria

Per avere qualche dato sull’attività scolastica della Casa Circondariale di Trento ci siamo rivolti al dott. Tommaso Amadei, responsabile dell’area educativa del carcere di Spini di Gardolo.

Può farci un po’ di storia della scuola in carcere?

La scuola in carcere esiste da sempre, e da sempre a Trento è stata proposta dal Comprensivo 5 (le scuole Sanzio) che da sempre ha offerto la scuola elementare e la scuola media. Dal 2002 l’Istituto per Geometri “Pozzo” ha stipulato delle convenzioni annuali in base alle quali l’Istituto offriva dei percorsi per Geometri (I e II anno). Dal 2013 il Liceo “Rosmini” ha assunto la scuola dell’obbligo e dal 2014-15 il biennio superiore liceale. Il picco lo abbiamo avuto nel 2013-14, con 250 frequentanti il corso di alfabetizzazione, poi il numero di detenuti nel nostro carcere (e di conseguenza dei frequentanti, n.d.r.) si è ridotto.

Come giudica i risultati raggiunti?

La cosa più importante è stato il lavoro di alfabetizzazione di base, effettuato partendo da zero. Si combatte così l’analfabetismo, elevando un po’ il livello culturale complessivo: chi non sapeva leggere né scrivere ora può farlo, chi era già alfabetizzato ha potuto migliorare l’italiano e/o imparare l’inglese. Per tutti c’è stato l’avvicinamento all’informatica: uno strumento molto gradito di apprendimento, per il quale abbiamo sempre notevoli richieste.

Tutto questo si traduce in riabilitazione e magari reinserimento nella società?

Il percorso di riabilitazione sociale che noi offriamo (che passa sia per la scuola come anche per il lavoro in cooperativa, n.d.r.) non viene accettato da tutti i detenuti, come vorremmo. E d’altronde non si può dire che ci sia una piena osmosi tra l’attività interna e il recupero all’esterno: la società non offre lavoro per tutti i cittadini, un immediato reinserimento della nostra utenza non è così semplice.

Il nostro sforzo tuttavia continua. Ad esempio, abbiamo organizzato il corso di panetteria e pasticceria, oppure quello di barberia. Qualche utente può pensare di tornare nel proprio paese ed aprire un esercizio commerciale grazie alle competenze che ha acquisito con le nostre iniziative.

CorsoClassiFrequentanti 2015
Alfabetizzazione - Scuola ElementareModuli di Italiano, Informatica, Inglese161
Scuola MediaClassi I, II, III14
Scuola SuperioreClassi I, II, III (Liceo Economico Sociale tenuto dal Liceo “Rosmini” ed un percorso professionalizzante tenuto dall’Università Popolare UPT)36