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La cultura di Dellai

Tra i casi e le problematiche che presentiamo in questo numero del giornale, vale forse la pena individuare un filo comune.

Folgaria: la Provincia e il paese sono alla ricerca della via d’uscita dal crack della locale società impiantistica. Ma questo non semplice processo è messo in forse dalla sfiducia della popolazione, chiamata a versare altri soldi oltre a quelli che ha già perso, e che vede assolta, anzi quasi lodata, la cupola politico-affaristica responsabile del disastroso crack e probabilmente pronta a rientrare al posto di comando. Come è possibile? Il fatto è che le coperture politiche che avevano foraggiato lo sviluppo scriteriato della società impiantistica sono tuttora operanti, la giunta Rossi si pone in sostanziale continuità.

Urbanistica. La nuova legge Daldoss nasce con una forte e apprezzata carica innovativa (fine dell’espansione urbana, che vuol dire anche fine dei giochetti attorno alle aree edificabili; centralità del paesaggio; coinvolgimento di cittadini e associazioni al processo decisionale), che però strada facendo si attenua. Meglio comunque di prima, si dirà. Solo che i contemporanei comportamenti concreti della giunta Rossi vanno in direzione diametralmente opposta: in barba alla sbandierata fine del consumo di suolo, ci si inventa per il fantomatico Nuovo Ospedale una nuova localizzazione in aperta campagna, con la disarmante motivazione che “è un’area più grande”, quando già l’area prevista era di molto sovradimensionata e localizzata in un’area periferica dismessa.

Qui c’è, all’interno della Giunta, un’allarmante scollatura culturale: sembra che un assessore (Luca Zeni, che solo in ordine di tempo è l’ultimo arrivato) non conosca i principi fondanti attorno a cui opera il suo collega (Carlo Daldoss), e che il presidente (Ugo Rossi) nulla sappia di come si orienta la sua compagine. Oppure - interpretazione più terra terra ma realistica - i bei principi di Daldoss sono ritenuti buoni per le conferenze stampa, mentre la pratica è un’altra cosa, così si va avanti come sempre.

Omosessuali. Si tratta di una porzione di cittadinanza ormai cospicua, che chiede di non essere discriminata e di essere protetta da offese ed aggressioni; la maggioranza della popolazione (come illustrato in un sondaggio sugli studenti) concorda, ma non la maggioranza della politica, che crede ancora di dover rappresentare l’alto clero locale. La Giunta e la maggioranza che sostiene Rossi, anche qui inadeguata, si smarrisce.

Trento. Parliamo del nuovo progetto vagheggiato dall’assessore Mauro Gilmozzi per l’ex Italcementi, dove andrebbero localizzati Centro Espositivo, studentato universitario, case, verde, spazio per concerti, ecc. Un minestrone, giustamente censurato dal nuovo presidente degli architetti, Susanna Serafini, che non vi ravvisa dietro alcuna razionalità e men che meno un’idea di città. Una cosa invece, a nostro parere, si ravvisa: l’utilizzo di nuove sedi pubbliche per finanziare gli amici privati, oppure per tamponare i buchi provocati dagli acquisti operati dai predecessori. In questo caso, l’area Italcementi, acquistata da Dellai a Schelfi che l’aveva acquistata a ISA; la biblioteca universitaria che tampona il Centro Congressi comprato da Dellai sempre a ISA e soci, ma che va giustificata sloggiando il Centro Espositivo; lo studentato universitario, buono per tutte le stagioni ecc. Questi giochetti alle spalle del contribuente sono stati una costante del sottogoverno provinciale ed inducevano uno sviluppo disordinato della città, ma almeno le perdite di denaro pubblico, in anni di vacche grasse, gravavano meno.

Oggi non è più così. Questa rincorsa a nuovi progetti e nuove localizzazioni che difficilmente preluderanno ad effettive realizzazioni, ormai troppo costose, sembrano solo tamponare, a livello soprattutto mediatico, i contraccolpi delle passate sconsiderate acquisizioni. La Giunta Rossi non riesce a scrollarsi di dosso la cultura e l’eredità del periodo dellaiano.

Viote. Qui Dellai non c’entra. È una cosa tutta interna a Patrimonio del Trentino e alla Giunta provinciale; si tratta di un ridicolo progetto di resort “di lusso” miserabilmente naufragato dopo aver drenato 180.000 euro in consulenze. Quello che strabilia, oltre ai soldi buttati via, è la mancanza di un’idea di turismo, la subalternità all’ultima moda (in questo caso il turismo per super ricchi) l’incapacità di collegare le ipotesi progettuali alla realtà del territorio.

Questo ci pare il filo che collega questa serie di avvenimenti: la carenza di cultura politica. Rossi si muove secondo le stesse coordinate di Dellai. Che erano molto discutibili allora, ma che oggi sono fuori dal mondo. E allora si va avanti arrancando, alla giornata.