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Orso: in Abruzzo si fa così

Liliana Ragnini

Mio padre era nato in provincia di Teramo e tutti gli anni trascorrevo le mie vacanze con la famiglia in Abruzzo. Qui, leggendo i quotidiani locali, ho potuto notare con quale orgoglio la popolazione ha accettato la convivenza con i suoi più antichi abitanti. Le immagini dell’orso marsicano, del lupo, dell’aquila fanno bella mostra in ogni esercizio commerciale, sulle cartoline e sugli oggetti di promozione turistica. L’Abruzzo “forte e gentile” dimostra così che la bellezza del suo territorio è costituito non soltanto dalle grandi spiagge, dal mare pulito, dalle montagne disseminate di stupendi paesini, dai ricchi pascoli, dai vigneti e dagli ulivi secolari, ma anche dalla conservazione di una natura incontaminata in cui uomini ed animali selvatici possono convivere in simbiosi e reciproca, pacifica accettazione; qualcosa che da noi sembra non si stia verificando.

Sono accaduti anche lì episodi di bracconaggio, di morti “misteriose”, di avvelenamenti, anche accidentali, causati principalmente dai cacciatori. L’orso, qualche decennio fa, è stato a rischio di estinzione ed essendo una razza autoctona, non sarebbe stato possibile la reintroduzione estranea, però, proprio grazie ad un’attenta gestione ed alla collaborazione degli abitanti, negli ultimi trent’anni si è ritornati ad una popolazione di orsi che varia dai 40 ai 50 esemplari (il numero che inizialmente era stato stabilito anche in Trentino come il minimo per evitare un’altra estinzione).

Da anni il numero è rimasto pressoché costante, malgrado le nuove nascite, a dimostrazione del fatto che le dure leggi della natura provvedono a selezionare e a riequilibrare la popolazione degli animali, tenendo conto della loro possibilità di sopravvivenza rispetto alle condizioni dell’ambiente che li ospita.

Gli abitanti dei paesi montani non temono più la presenza dell’orso e non si sono mai verificati attacchi mortali, sebbene, specialmente la notte, gli orsi si avvicinino spesso alle case.

Per evitare incontri non a tutti graditi sono stati applicati alcuni accorgimenti, tra cui la creazione di aree, nelle zone più impervie e meno antropizzate, coltivate a frutteto, ad esclusivo beneficio degli orsi. Anche se la cosa non è ufficiale, qualcuno mormora che di tanto in tanto un elicottero trasporta scarti di macelleria nei luoghi più alti, dove si presume vadano in letargo.

Questa soluzione era stata suggerita da noi all’amico Andrea Frapporti, ma mai applicata, si è preferito far incattivire i pastori ogni qual volta si verifica qualche attacco alle greggi. Del resto, se si reintroducono degli animali non esclusivamente erbivori, si deve dar loro la possibilità di sopravvivere.

Mi sembrerebbe buona cosa se i responsabili del progetto “Life Ursus” si mettessero in contatto con chi gestisce un analogo progetto nel Parco Nazionale d’Abruzzo per uno scambio d’informazioni e consigli utili per una migliore prosecuzione dello stesso.

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