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Parchi e poltrone

In questi ultimi anni la Provincia di Trento ha investito in modo innovativo nelle politiche delle aree protette proponendo un nuovo istituto, la Rete delle riserve. Si tratta, sui temi della conservazione della biodiversità, di uscire dai confini dei parchi per investire finalmente nel territorio e proporre azioni. Una cucitura di aree SIC, ZPS, biotopi, parchi fluviali che l’ambientalismo alpino attendeva da decenni e che riprende le linee guida della Convenzione delle Alpi.

Contemporaneamente, non solo la Provincia di Trento, ma lo Stato italiano, stanno svuotando i parchi nazionali dei contenuti della ricerca scientifica e della professionalità dei loro dirigenti, affidando la gestione delle aree protette ai poteri locali, sindaci e amministratori, per lo più cacciatori o personaggi strettamente legati alla imprenditoria turistica.

Antonio Caola

Accanto a questo percorso, è preoccupante vedere, specialmente nei parchi regionali e quindi anche in Trentino, un continuo alleggerimento dei fondi destinati alla gestione di queste aree, tanto da portarle all’immobilismo più totale e innescare una recrudescenza della ostilità delle popolazioni locali verso i parchi, visti come carrozzoni che nulla riversano nelle comunità.

Il siluramento del presidente del parco naturale Adamello-Brenta Antonio Caola, imposto dai comuni dell’alta Rendena, rientra in questo percorso. Il presidente deve scontare la sua opposizione all’allargamento dell’area sciabile di Campiglio verso Serodoli, ultimo polmone di natura libera e intonsa dell’alta valle. Eppure il parco Adamello-Brenta, al di là della retorica pubblicistica che lo vede come innovatore nella carta dello sviluppo sostenibile e geoparchi, non ha brillato sui temi della conservazione, avendo aperto le strade forestali ai cacciatori e al transito di motoslitte, avendo permesso il collegamento sciistico Pinzolo Campiglio.

Joseph Masè

Ma la fame degli impiantisti diventa ingordigia e anche un personaggio moderato, comunque sensibile come Caola era diventato un fastidio. Ecco quindi trionfare la candidatura di Joseph Masè, avvocato, sindaco di Giustino, persona strettamente legata agli interessi degli impiantisti locali, amministratore delle funivie di Pinzolo. Nessuno lo conosce come sostenitore di indirizzi politici in tema di conservazione dell’ambiente o del paesaggio. A quanto sembra, anche in provincia di Trento i parchi sono destinati a diventare luoghi di produzione di economia, adattandosi alle nuove esigenze del turismo metropolitano, mentre la cultura, la ricerca, la formazione, la tutela, la riqualificazione degli ambienti saranno destinati a rimanere termini utilizzati in campagne elettorali o in servizi di marketing autoreferenziali.