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Omosessuali, cioè malati?

Sul “Fatto quotidiano” è apparso il caso dell’Istituto Arcivescovile di Trento, a seguito di una interrogazione per frasi omofobe in un libro di testo proposto da un docente agli studenti delle medie.

In esso (“Imparare ad amare”, edizioni Ellenici) si legge che “l’omosessualità è un disordine nella costruzione della propria identità sessuale” e una “tendenza contro il progetto di Dio”.

L’interrogazione proposta da SEL al Ministro Giannini oltre a sottolineare il messaggio scientificamente scorretto sulla omosessualità, mette in luce il fatto che l’Arcivescovile è una scuola confessionale ma, in quanto paritaria, beneficiaria di fondi pubblici.

In trentino i Laici Trentini per i diritti civili, ancora nel 2007, in un clima politico e clericale avverso, furono tra i promotori di un referendum contro i finanziamenti e gli sgravi fiscali alle scuole trentine private, confessionali o paritarie che dir si voglia.

Nonostante la presa di posizione del vescovo Bressan (“Non sarà un referendum a far tacere la voce di Dio”) e il silenzio dei genuflessi politici provinciali ben 70.508 cittadini votarono contro i finanziamenti pubblici alle scuole private.

I soldi sono pubblici ma finanziano scuole confessionali nei cui siti di presentazione si possono leggere obiettivi non in linea con uno Stato laico.

Nel sito dell’Arcivescovile di Trento si può leggere che il suo: “obiettivo prioritario è la relazione educativa rifacendosi all’orizzonte dei valori cattolici della vita”.

Nel sito del Sacro Cuore, si può leggere che “l’istituto persegue la promozione umana e spirituale” (e fin qui ci siamo) attraverso l’esortazione: “coltivate e custodite la mente delle vostre giovinette mentre sono ancora tenere, per impedire che in esse entri il male “.

Si tratta di intendersi quale sia il “male”: probabilmente è lo stesso per cui il Sacro Cuore, nell’autunno scorso, fu al centro delle cronache quando la madre superiora licenziò una docente in quanto lesbica, una “tipologia di persona non adatta a questo ambiente. È una insegnante che ha una identità che si dovrebbe collocare da sola in un posto a lei adatto”.

Ecco la differenza: nella scuola cattolica è corretto che la rettrice indaghi sotto le lenzuola dei propri dipendenti e dei suoi studenti perché deve preservare la propria identità. La scuola privata non è la scuola pubblica: il pluralismo, la laicità sono termini estranei ad una scuola cattolica. Gli stessi genitori pretendono dalla scuola privata questo atteggiamento.

Ben venga il caso sollevato con l’interrogazione al ministro sui fondi pubblici a scuole omofobe e ben venga la prima pagina del Fatto Quotidiano a darne risalto; auspichiamo che quello che non è riuscito ai 70.000 trentini che hanno votato contro il finanziamento pubblico alle scuole private nel 2007 potrà riuscire fra qualche anno.

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