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La montagna umiliata

Marmolada: nuovi assurdi, devastanti progetti

Un nuovo assalto alla Marmolada. L’attacco è guidato dal comune di Canazei e dagli amministratori del Comun General di Fascia: non solo dalla Lega, ma anche dall’Unione Autonomistica Ladina.

Marmolada, parete sud

Il disastro ambientale, consolidatosi in cinquant’anni fino ai tempi recenti, sembrava rimosso; la discussione avviata nel gruppo di lavoro sull’urbanistica del Comun General lasciava presagire una netta inversione di rotta. Ma - lo avevamo anticipato - in Fassa, quando si arriva a proporre come cambiare, tutto crolla e le vecchie ricette - nuove aree sciabili, nuove infrastrutture - ritornano protagoniste. Il cambio della amministrazione comunale di Canazei, passato alla cultura leghista, ha riportato alla attenzione la montagna che fino a qualche decennio fa era definita la Regina della Marmolada.

Il nuovo sindaco, Silvano Parmesani, maestro di sci e albergatore, ha utilizzato l’estate per proporre alla Regione Veneto e alla Provincia di Trento dei sorprendenti caroselli sciistici: una galleria che colleghi Passo Pordoi a Passo Fedaja, una nuova funivia che da Fedaja porti a Punta Rocca. Nel sentire riproporre simili azzardi sembra di essere ritornati agli anni Settanta, quando impiantisti e albergatori in Comprensorio giocavano nell’individuare i collegamenti sciistici più inverosimili. Tutto questo avviene nella più assoluta sottovalutazione della crisi dello sci, della insostenibilità economica delle proposte, del valore di una montagna oggi inserita, non certo perché si siano conservate qualità specifiche, all’interno dei nove gruppi che costituiscono Dolomiti UNESCO patrimonio naturale della umanità.

Come risposta al disegno dei nuovi amministratori di Canazei, la Provincia ha rispolverato un programma di interventi su Fedaja che in gran parte avevano riscosso, fin dal 2006, il sostegno della cultura ambientalista, ma gettati da Canazei nella spazzatura.

Sicurezza sulla accessibilità invernale al passo con gallerie paravalanghe, pista ciclabile attorno al lago, messa in rete dei musei della Grande Guerra, riqualificazione paesaggistica dei parcheggi (oggi una offesa alla montagna), sostituzione della bidonvia da Fedaja a Pian dei Fiacconi con una seggiovia leggera e a portata ridotta: queste alcune delle linee proposte dalla Provincia. Dolomiti UNESCO e l’invariante del ghiaccio imposta dal Piano Urbanistico provinciale, come del resto l’area SIC dell’intera Marmolada, impediscono la realizzazione di qualunque altro sistema di collegamento in alta quota del versante trentino con quello bellunese, sia che si tratti di Sass Bianchet o di Punta Rocca. Nel fare questo passo la Provincia ha agito con la solita arroganza, approvando una delibera senza minimamente consultare gli attori istituzionali e associativi del territorio.

La reazione delle istituzioni di Fassa è stata determinata, urlata. Comun General, Comune di Canazei, e perfino la UAL hanno chiesto in modo univoco un nuovo impianto che da Fedaja porti a Punta Rocca.

Ovviamente, come avvenuto in Comun General, il tutto era condito da una demagogia ambientalista priva di significato e riflessioni profonde. Almeno dalla UAL, ancora scossa dalla sconfitta nelle elezioni del Comun General, era lecito attendersi una riflessione sui valori della regina delle Dolomiti, sulla sua storia, l’elaborazione di una serie di osservazioni meno rozze di quelle presentate da Associazione Fassa (Lega). In ambedue gli schieramenti il ritornello era di una banalità stridente: i veneti hanno ottenuto tutto, è giunta l’ora della nostra riscossa.

Qualunque persona dotata di un minimo di sensibilità è conscia che a Punta Rocca non c’è posto per un’altra funivia o seggiovia, che per fare questo è necessario sbancare una parte della vetta incidendo alcune delle vie di arrampicata che l’alpinismo classico ha tracciato e che fanno parte del patrimonio storico delle avventure in parete (Messner, Giordani, Martini, Gogna), che l’impatto paesaggistico sarebbe devastante, visibile da ogni vetta dolomitica

Punta Rocca

Un minimo di attenzione cartografica avrebbe anche chiarito che il punto prescelto per l’arrivo della funivia è situato in territorio veneto a seguito della mediazione (tenuta segreta fino ad elaborazione del nuovo Piano Urbanistico Provinciale) del 2002 avvenuta fra Lorenzo Dellai e Giancarlo Galan in dispregio della sentenza del Consiglio di Stato sui confini reali fra Regione Veneto e Provincia di Trento. Si tratta di poche decine di metri, ma oggi questi diventano sostanza.

Senza poi affrontare la questione economica. Chi sosterrebbe le spese di un tale impianto? Quale la ricaduta reale sul turismo locale? Chi si assumerebbe i costi di gestione in un’area sciabile perennemente sottoposta al vento e al rischio valanghe, cioè con impianti chiusi per il 40% dei tempi utili allo svolgimento della pratica dello sci?

L’autocritica invernale svolta al tavolo di lavoro dai rappresentanti delle associazioni di Fassa è così naufragata nel nulla. L’analisi presente in quel Piano territoriale (praticamente accantonato, una presa in giro di cittadini e associazioni che con entusiasmo vi avevano partecipato) oggi viene smentita non solo perché le nuove amministrazioni legate alla cultura del centrodestra stanno proponendo nuovi impianti e collegamenti, ma anche perché il consigliere ladino Beppe Detomas e i suoi dirigenti di partito locali hanno condiviso, senza porsi alcun dubbio, la visione leghista dello sviluppo dell’alta valle. Se queste linee di sviluppo saranno confermate è certo che le ricadute negative affosseranno Dolomiti UNESCO.

L’ambientalismo internazionale si aspettava che proprio la Marmolada divenisse un laboratorio di riqualificazione naturalistica e paesaggistica. Invece siamo ancora in presenza di discussioni su modelli di sviluppo che sulle Alpi stanno fallendo ovunque.