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I profughi e il Trentino

L’Oratorio di Mezzocorona, ha organizzato un’iniziativa di particolare attualità: un confronto sul tema “Accogliere il migrante...ma come?” Lorenza Tessari, presidente dell’associazione Oratorio, ha elencato i Paesi che accolgono più profughi e migranti, che contrariamente a quanto molti pensano non sono quelli della ricca Europa, bensì Turchia, Iran, Libano e Pakistan. Quindi Fabio Pipinato, cooperatore internazionale e dirigente Acli, col supporto di slides e filmati, ha riassunto i dati del fenomeno. Duecento milioni di persone sono attualmente in movimento, 50 delle quali a causa dei 36 conflitti che coinvolgono oltre 70 Paesi. Ma oltre alla guerra, a spingere tanti a spostarsi sono la scarsa resa agricola, la sovrappopolazione, la corruzione, la scarsa formazione, la distorsione dell’immaginario occidentale.

Per dare un’idea della rapidità dei movimenti, Pipinato ha ricordato che in poche settimane, dopo la crisi del Ruanda, (vent’anni fa), alcune cittadine del confinante Congo, invase dai Tutsi in fuga dal genocidio, sono passate da centomila abitanti fino a contare oltre un milione di profughi. Il tutto nell’indifferenza o quasi dell’Occidente. In questi ultimi anni, con un’accelerazione continua, oltre 10 milioni di siriani sono dovuti scappare dalle loro case spostandosi in altre zone del disastrato Paese o riparando all’estero (due milioni in Turchia, oltre mezzo milione in Libano e qualche migliaio in Europa). In Irak la situazione è analoga e così in Afghanistan. Anche la speculazione sul cibo (riso, grano, ecc.) ha impoverito molti strati popolari e alle rivolte del pane han fatto seguito le ondate della migrazione economica: così, giovani che non vedono un futuro in patria cercano nei Paesi più ricchi occasioni migliori. Così come hanno fatto in passato molti europei ed italiani in particolare. Paradossalmente, molti speculatori sul prezzo del grano sono cittadini comuni che, tramite internet, giocano in borsa con i titoli (Futures) dei prodotti alimentari, contribuendo a destabilizzare le già deboli economie di quei Paesi.

Roberto Calzà, direttore della Caritas trentina, ha ricordato che le migrazioni non sono un fenomeno passeggero e dipendono anche dalla bassa o nulla crescita demografica europea. L’accoglienza, se non per senso di civiltà, dobbiamo farla per convenienza: “Chi lavorerà, altrimenti, per pagare le nostre pensioni?” Tutti dovrebbero avere consapevolezza del fenomeno - ha spiegato Calzà; l’immigrazione non può essere solo un problema da delegare alle istituzioni e alle associazioni caritatevoli. E poi, conoscenza e consapevolezza ci renderanno meno sospettosi e più accoglienti.

La Caritas, anche in Trentino, in collaborazione con le parrocchie, sta mettendo a disposizione una ventina di alloggi per ospitare una parte dei richiedenti asilo, e per smentire i maligni ha confermato che gli immobili consegnati alla Provincia a tale scopo sono concessi gratuitamente.

Silvio Fedrigotti, dirigente Pat e Cinformi, ha portato il punto di vista delle istituzioni, ricordando che l’accoglienza dei migranti è regolata da norme nazionali e internazionali. Lo Stato, dopo che gli sbarchi nel Meridione avevano saturato le strutture in quei territori, ha deciso di distribuire nel resto della penisola una parte delle moltissime persone sbarcate. Dei 2000 transitati per il centro di accoglienza di Marco di Rovereto, solo 872 hanno fatto richiesta di asilo politico in Italia; i più, dopo alcuni giorni (o poche ore) hanno proseguito verso nord.

La collaborazione della Provincia di Trento con lo Stato risale agli anni ‘90, quando erano gli albanesi a sbarcare in Puglia e alcune centinaia furono ospitati anche in Trentino in alcune caserme dismesse. Più recentemente, dopo la caduta di Gheddafi, 200 profughi libici sono stati accolti in Trentino. Ora, dal 2014, il fenomeno si è intensificato e in convenzione con lo Stato, che ci mette le risorse, la Provincia ospita i profughi, laddove possibile, in piccoli gruppi.

In Rotaliana, per ora, nessuno ha offerto una casa ai profughi, casa per la quale la Pat si fa garante pagando l’affitto ai proprietari. Fedrigotti ha ricordato che per ognuno dei richiedenti asilo lo Stato spende 30 euro per vitto e alloggio e che i singoli ricevono direttamente per le piccole spese 2,50 euro al giorno. È stato quindi spiegato che ora il centro di accoglienza principale sarà una ex caserma di Trento e non più il centro della Protezione civile di Rovereto, presso il quale, per molti mesi, i volontari (Nu.Vo.La. in testa) hanno dato un contributo straordinario di operosa generosità.

Cosa possiamo fare noi cittadini?” - hanno chiesto dal pubblico. “Dateci una mano a relazionarci con questi giovani, proponeteci qualche progetto di collaborazione per renderli operosi - ha risposto il dirigente della PAT - Qualcuno si è preso in casa uno o più immigrati. Ma servono anche vestiti, specie ora che arriva l’inverno”.

Cosa fa la politica internazionale?”- è stata un’altra domanda. “Avete visto quello che è successo in Europa. - ha risposto Pipinato - Finché gli sbarchi avvenivano quasi solo in Italia, la maggior parte degli altri stati se ne disinteressava; ma ora che le rotte dei disperati si sono dirette anche altrove, la musica è cambiata e si intravvedono azioni più coordinate”. E il clima sembra cambiato anche da noi: fino a qualche mese fa, parlare pubblicamente come stasera era molto, molto difficile.

“E la religione non rappresenta un problema?” No, hanno risposto all’unisono i relatori: nel centro di accoglienza o negli alloggi convivono pacificamente giovani di diverse religioni ed etnie ed esercitano pubblicamente le loro espressioni di fede senza alcun imbarazzo.

È seguito piccolo rinfresco con prodotti del commercio equo e solidale (Mandacarù di Mezzolombardo), un modo non retorico ma concreto per “aiutarli a casa loro”.