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“La vita è facile ad occhi chiusi”

di David Trueba Gli anni dei Beatles

Abbiamo tutti ricordi legati alla musica, ma con i Beatles, per molti, non si tratta di normali filmati mnemonici che scorrono davanti agli occhi. La loro musica è stata molto di più: sentimenti, sensazioni esistenziali, condizioni del percepire adolescenziale, sogni di mondi e identità alternative.

“La vita è facile ad occhi chiusi”

Specialmente i brani della seconda metà degli anni Sessanta, vere e proprie esplosioni immaginifiche, hanno rappresentato scenari visionario-emotivi profondamente impressi nella sensibilità dei fan. Suoni, visioni, parole che per un periodo della vita hanno costituito riferimenti importanti di realtà e identità, da vivere e condividere in alternativa al più grigio quotidiano. Creatività, fantasia, visioni in enorme libertà compositiva certamente legati anche alle esperienze con l’lsd.

Insomma, la musica dei Beatles ha rappresentato molto al di là di se stessa.

Tutto questo per dire che se un film si intitola “La vita è facile con gli occhi chiusi” non ci metto un nanosecondo a capire da dove viene e tiro su il radar in modalità “attenzione, materia delicata”. Perché non è facile concedere ad altri il trattamento delle tue percezioni radicate, visioni e memorie.

Siamo dunque nel 1966, Spagna. Antonio insegna inglese in una scuola retta da religiosi. Per favorire l’apprendimento dei ragazzi e invogliarli a tradurre (e anche perché è un fan), utilizza le canzoni dei Beatles Quando viene a sapere che John Lennon si trova in Almeria per girare un film, decide di cercare di incontrarlo col pretesto di chiedere chiarimenti sulle sue traduzioni delle canzoni che ha registrato da Radio Lussemburgo. Lungo la strada il professore incontra due giovani autostoppisti.

La prima è Belen, una ragazza incinta scappata dall’istituto in cui era stata rinchiusa, e poi Juanjo, un sedicenne scappato di casa perché non sopporta più la rigidità educativa del padre poliziotto. Insieme arrivano sulla costa andalusa e qui il professor Antonio cerca di coronare il suo sogno.

Un film semplice e lineare nella trama, ma in realtà più ricco e complesso di quello che può apparire a prima vista. Tre protagonisti per tre solitudini di età diversa, alla ricerca non solo di John Lennon, ma soprattutto del senso della loro esistenza su nuove strade, in reazione alla cappa soffocante del franchismo. Ricerca ispirata anche dalle parole, dall’energia, dalla simbologia dei Beatles.

Life is easy with eyes closed”, il verso che apre “Strawberry fields forever” poteva rappresentare la condizione esistenziale in cui la dittatura aveva costretto gli spagnoli, alla quale istintivamente le nuove generazioni volevano reagire. Reagire alla Chiesa cattolica, dispotica, repressiva e colpevolizzante. Ai padri maneschi dittatori. Alla gente ignorante e retrograda.

E un merito del film è, in questo racconto quasi favolistico, l’aver ricreato uno scenario realistico dell’epoca, diverso da tante ricostruzioni dei ‘60 a immagine contemporanea. Un contesto in cui risalta bella e commovente la figura di Antonio, professore ma ancor più maestro, con le sue idee e le sue illusioni, la sua discrezione, la sua passione e soprattutto il senso di dignità, con un pizzico di ribellione anche in lui.

Tante nel film le figure di più profondo spessore rispetto all’apparenza (penso al Catalano, ricordando quanto quel popolo fu oppresso dal franchismo). E in questo contesto il professor Antonio offre una lezione di civiltà e vita ai due ragazzi con le sue parole, il suo entusiasmo, la tenacia, le considerazioni ma anche la disponibilità all’ascolto, all’aiuto e al non giudizio.

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