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Parchi provinciali e gestione del territorio

In questi giorni si è tenuta a Trento la seconda conferenza provinciale sulle aree protette. Una occasione unica per riflettere sul valore del territorio e su come difendere e migliorare la biodiversità. L’abbiamo sempre scritto: in materia di gestione delle aree protette il Trentino merita riconoscimenti veri. Con l’avvio della rete delle riserve si è usciti dai parchi per andare a portare conservazione attiva su tutto il territorio, unendo finalmente i valori dei fondovalle (i fiumi) con le alte quote e portando anche in zone marginali nuove opportunità di lavoro. Ma l’insieme della conferenza è stato fin troppo autocelebrativo. I parchi veri e propri in questi ultimi dieci anni non è che siano stati gestiti come tali ed hanno ospitato interventi discutibili.

Alcuni esempi. L’apertura di strade forestali a mezzi motorizzati. Il fallimentare collegamento sciistico Pinzolo-Campiglio osannato nella sede del parco a Strembo. Vasconi di acqua impressionanti come il bacino Montagnoli. A Paneveggio l’orrendo Cristo Pensante imposto in una riserva integrale. Si sono effettuati ampliamenti di aree sciabili in zone sensibili. Si stanno imponendo superflui e costosi balconi panoramici in zone strategiche, mentre non vi sono più risorse né per la manutenzione dei sentieri, né per la gestione di questi parchi, enti economicamente dissanguati da scelte politiche provinciali. Senza dimenticare l’avvenuta regionalizzazione di un parco nazionale, lo Stelvio, caso unico in Europa.

E intanto all’esterno dei parchi continua l’assurdità della caccia al gallo forcello e ad altre specie nobili di fauna selvatica. Critiche, queste, che non sono piaciute all’assessore Mauro Gilmozzi (a differenza del suo precedente collega è comunque sempre presente e preparato), ma che è bene riprendere. Perché, come è stato detto al convegno, la coerenza è un valore.