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Aggregazioni di comuni: un mezzo flop

I comuni di Fiemme e Fassa vivono una autonomia chiusa e autoreferenziale.

Dopo il fallimento operativo delle Comunità di valle era doveroso riprendere il cammino delle unioni dei comuni. Anche e specialmente nelle valli di Fiemme e Fassa, 30 mila abitanti, 18 comuni. Da anni questi minuscoli comuni erano privi di operatività, di strategia e le due comunità di valle avevano messo bene in evidenza questa piccolezza proponendo, in occasione dei mondiali di sci nordico (2013), opere assurde sia in valle di Fiemme che in Fassa, limitandosi alla pressante richiesta di nuove pesanti circonvallazioni o collegamenti sciistici. Mentre si poneva attenzione alla ulteriore infrastrutturazione del territorio, i comuni erano e sono sempre meno in grado di offrire servizi, l’ospedale della valle veniva di fatto depotenziato e l’appetibilità dei percorsi formativi scolastici era ed è in caduta libera.

Canazei (foto di Marcopriz)

Con un ritardo ventennale la Provincia ha deciso di correre ai ripari imponendo ai comuni aggregazioni minime che li portino ad avere almeno 5 mila abitanti. È stato il panico: “No, mai, con quelli lì non ci alleeremo mai!”- era il ritornello che passava di comune in comune, di bar in bar. Alla fine, nonostante incredibili mal di pancia, in presenza di un ultimatum, qualcosa è accaduto. Cavalese si allea con Castello di Fiemme, le minuscole ville Carano, Varena, Daiano formeranno un’altra aggregazione, Panchià si sposerà a Tesero e Ziano a Predazzo. Clamorosamente i due comuni più isolati, bisognosi di appoggi forti, Valfloriana e Capriana, rimangono separati.

Quello ottenuto è un ben misero risultato. Fiemme è una realtà socio-economica omogenea, ricca di turismo, artigianato, media industria, zootecnia, offerta di servizi sociali primari. Lavora accanto ad un ente millenario come la Magnifica Comunità di Fiemme. Mille anni fa, in presenza di periodi di forte crisi economica, le genti avevano saputo trovare percorsi di mutuo aiuto, solidarietà, autonomia e autogestione responsabile nell’intera valle. Evidentemente quei tempi e quelle intelligenze sono andati perduti, hanno prevalso rancori, egoismi, gelosie e paure: la paura dei piccoli enti di venire fagocitati dai comuni più importanti, Predazzo e Cavalese.

Nelle intense nottate di confronto fra i sindaci sembra non siano emersi contenuti, prospettive pianificatorie, nuove idealità. Il confronto è stato veramente arido.

Niente di meglio è accaduto in valle di Fassa. Ma almeno su questo territorio un partito importante, la UAL (Unione Autonomista Ladina) ha avuto coraggio ed ha insistito nel proporre un unico ambito che corrispondesse al Comun General. Ma non è stato possibile praticare questa strada, perché l’alta Fassa si sente privilegiata e quindi autoreferenziale, vista l’importanza del turismo invernale. Alle altre realtà comunali non è rimasto che fare buon viso in presenza di un pessimo gioco. Avremo la nascita di tre associazioni dei comuni: Moena con Soraga, Vigo e Pozza, Mazzin e Campitello con Canazei. In questo caso l’anello debole è stato proprio il Comun General, un ente gestito dall’Associazione Fassa (la destra leghista e imprenditoriale), fino ad oggi capace solo di proporre nuovi rocamboleschi collegamenti sciistici e grande viabilità.

In Fassa, come del resto in Fiemme, in presenza dello scioglimento dei Consorzi di Vigilanza Boschiva, non si è nemmeno stati capaci di semplificare la situazione. Sette erano i consorzi e ancora sette saranno le associazioni dei comuni sulla vigilanza boschiva, riportando i guardiaboschi al ruolo che avevano 40 anni fa, guardiaboschi comunali. Anche in Fassa non si è stati in grado di discutere di altro, eppure sono presenti emergenze non rinviabili, come il varo di un regolamento edilizio unico, o una pianificazione territoriale di ambito, il rafforzamento dei servizi sociali rivolti agli anziani o al disagio psichico.

È veramente difficile prevedere l’evolversi amministrativo di questi territori. Gran parte dei sindaci non hanno la minima percezione della gravità della crisi economica che si sta attraversando. Men che meno hanno percezione di quanto sta accadendo nel mondo, e in Italia, sui terreni dell’ambiente, delle grandi sfide del futuro, della necessità di fare gruppo per essere più forti e risultare incisivi, anche nella proposta turistica. Da troppi anni l’autonomia, sia quella ladina che quella della Magnifica Comunità sono autoreferenziali, chiuse, incapaci di rapportarsi con l’esterno. Per un cambio di passo c’è bisogno ancora di tempi lunghi di maturazione. Troppo lunghi.