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Stazione contro parcheggio

È una cosa poco seria. Ma la raccontiamo ugualmente perchè emblematica del livello del dibattito (chiamiamolo così) sulla città di Trento. Dunque il periclitante sindaco Andreatta (in perenne crisi causa la propria inettitudine) porta a casa il bilancio comunale accordandosi con le opposizioni per la realizzazione di un mega-parcheggio da 1300 posti nell’area ex-Sit in via Canestrini. L’area è già ora usufruita come parcheggio, si tratterebbe di aumentarne la recettività.

Il piazzale ex Sit

Bene. Ma fino a un certo punto. I parcheggi sono attrattori di traffico, prevederne uno così cospicuo dovrebbe essere fatto all’interno di un piano più generale sulla mobilità, non con interventi spot per accontentare questo o quel consigliere. E già che ci siamo, val la pena ricordare come l’ultimo piano della mobilità prevedesse dei parcheggi di attestamento, sostanzialmente non realizzati ecc.

Comunque tutto questo passa in secondo piano perché, approvato il bilancio, irrompe l’assessore provinciale alle infrastrutture Mauro Gilmozzi, che a muso duro ricorda come con il Comune di Trento ci fosse un impegno per realizzare all’ex-Sit la stazione autocorriere, da spostare dall’attuale localizzazione in via Pozzo. E subito si accende la bagarre polemica.

La serietà, dicevamo, è zero. Il ventilato spostamento della stazione - peraltro perfettamente funzionante - è infatti una solenne fesseria. Le motivazioni sarebbero due: creare spazio attorno alla pregevole basilica di San Lorenzo; creare un “polo intermodale” con l’ipotizzata nuova funivia Trento-Bondone. La prima motivazione non sarebbe campata in aria, San Lorenzo è un piccolo gioiello attualmente sacrificato; ci sembra però vagamente pretestuosa, dubitiamo che nella sensibilità sia dei cittadini come degli amministratori il gioco valga la candela, la valorizzazione del manufatto debba costare le decine di milioni che comporterebbe il trasferimento della stazione. La seconda motivazione è invece una sciocchezza sesquipedale: oggi i passeggeri delle corriere devono percorrere trenta metri per arrivare alla stazione ferroviaria (e analogamente per i passeggeri dei treni); non si capisce perché si dovrebbe aumentare questa distanza per favorire il passaggio alla funivia con il Bondone, che anche se si facesse (cosa molto dubbia) attirerebbe un numero di utenti molto inferiore della stazione dei treni. Il “polo intermodale” esiste già; non si vede perché lo si dovrebbe sbaraccare per costruirne uno nuovo, meno usufruibile.

La progettata nuova stazione delle corriere è in effetti un sopravvissuto: al peggio dell’era Dellai, in cui tanto per costruire si faceva e disfaceva a volontà, tanto i soldi c’erano e l’importante era farli girare. Un sopravvissuto provinciale e uno zombie comunale: innumeri sono i progetti che il Comune di Trento da almeno dieci anni sforna a ripetizione - interramento della ferrovia, metropolitana di superficie, funicolare verso Povo, interramento di via dei Ventuno, nuova funivia (appunto) Trento-Bondone, nuova stazione “internazionale” dei treni in via Brennero - tutti velleitari, vagolano per un po’ e poi ritornano nel nulla.

Gilmozzi e Andreatta si erano accordati per dar vita al sopravvissuto/zombie: tiriamo fuori la nuova stazione delle corriere, così riempiamo qualche pagina di giornale. Poi Andreatta ha pensato di deviare verso il mega-parcheggio e Gilmozzi si è evidentemente risentito ed ha piantato la grana.

Ma, ripetiamo, non è una cosa seria.