Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Moena e Soraga: il turismo del futuro

Sci e ancora sci, nonostante la siccità

Impianto in Val Jumela (dal sito funivie.org)

Gennaio 2016, montagne prive di neve, da oltre settanta giorni non piove. Non è la prima volta che accade, si tratta di un fenomeno ormai quasi consueto. Da tre anni consecutivi le temperature invernali sulle Alpi sono miti, tanto da rendere problematico l’innevamento artificiale delle piste. Se lo scorso anno innevare artificialmente costava 4 euro il metro cubo, quest’anno, a causa dello zero termico assestato fra i 2000 e i 3000 metri di quota, si raggiungono i 7 euro. Una follia.

Nonostante questo, troppi operatori turistici nelle Alpi spingono ancora per potenziare i caroselli sciistici, chiedono agli enti pubblici nuove concessioni e contributi. In Trentino, la Provincia ed i suoi amministratori giocano allegramente e spudoratamente con il denaro dei cittadini e annualmente investono milioni di euro per coprire deficit sempre più pesanti delle varie ski area, da Folgaria a Pinzolo, da Panarotta al Baldo, fino alla valle di Sole. Arrivando ad acquisire gli stessi impianti e affidandoli in gestione ai privati.

Moena, Parto di Sorte, violato dall'impianto verso Costalunga.

Sembra non vi sia un limite a tanta protervia e questo lo conferma quanto sta accadendo negli ultimi anni a Moena e Soraga. Su spinta di imprenditori altotesini che gestiscono la Ski area Carezza (ogni anno capace di sommare pesanti deficit), alcuni albergatori e commercianti dei due paesi fassani hanno costituito una società, la SMA, che si pone come obiettivo la progettazione e realizzazione di un collegamento funiviario che unisca Moena a Soraga e questi due ambiti con il passo di Costalunga. Per sostenere economicamente tale progetto si sono sovrastimati i flussi turistici con numeri impossibili: 600.000 passaggi l’anno (5 impianti che dal fondovalle di Fiemme e Fassa raggiungono aree sciabili oggi arrivano a 550.000 passaggi, solo L’Alpe di Siusi nel primo tronco riesce ad offrire 500.000 passaggi annui), una ricaduta del Pil in Trentino di 18 milioni e altri 9 in Alto Adige. 34 milioni di euro il costo stimato dell’opera: numeri sparati a casaccio, come la neve di questi giorni. Nessuna riflessione viene fatta sul numero di sciatori in calo in tutte le Alpi, sul danno paesaggistico, sulla assoluta mancanza di spazi per parcheggi, sia a Moena che a Soraga (a Soraga la partenza sarebbe prevista al sud del paese, i parcheggi a nord, ad oltre 800 metri di distanza).

Dopo tanto tergiversare, a tre anni di distanza dalla presentazione del progetto in project financing, la Provincia ha espresso un chiaro diniego. Attraverso il NAVIP (Nucleo di analisi e valutazione degli investimenti pubblici) si afferma senza mezzi termini che il progetto non risponde ai criteri di pubblica utilità e mobilità alternativa, che non si riduce il traffico veicolare, che non è previsto da nessuno strumento urbanistico, né dai piani regolatori di Moena e Soraga, né dal piano stralcio del Comun Generale, né dal Piano Urbanistico Provinciale. Oltre tutto questo, il tratto funiviario da Soraga verso Moena rappresenterebbe una incisione paesaggistica insostenibile e visibile da ogni angolo della valle.

La reazione della SMA è stata ancora una volta violenta, arrabbiata, sostenuta nelle fantasticherie dal comune di Soraga e da tutti gli schieramenti in Comun General, anche dalla UAL, un partito ormai incapace di trovare una sua identità ed un significato che vada oltre la difesa della lingua ladina. In valle di Fassa si è convinti che ogni loro richiesta debba essere esaudita, profonda è la certezza che senza il turismo locale il Trentino sarebbe a pezzi. Si sentono trascurati dalla politica trentina non perché la Provincia chiude i servizi essenziali dell’ospedale, ma perché si sono visti privati di oltre 7 milioni di euro pubblici. Già nel 2010 la SMA diceva ai soci (oggi quasi 200, ma con versamenti sospesi...) che l’impianto sarebbe stato realizzato entro tre anni e l’inaugurazione doveva tenersi il 14 ottobre 2014. Ma nonostante dichiarazioni tanto ferme, ad oggi la società non è sciolta. Anzi, la si rilancia.

Questi i lamenti sparsi sulla stampa e nei consigli comunali: a Soraga siamo condannati a rimanere un paese di serie B, siamo gli unici a non avere un impianto di arroccamento che parta dal paese (almeno, in seconda istanza, dateci la possibilità di arrivare verso Lusia via Valbona...), il collegamento è vitale... Fino alla perla del nuovo sindaco Devi Brunel: “Dobbiamo esistere”.

Ovviamente tutti sosterranno ulteriori ricorsi contro la delibera provinciale, lavoreranno per modificare il piano territoriale per poter così recuperare gli svantaggi nei confronti degli altri paesi. Ne sono certi anche in Comun General: si supererà questa pesante sconfitta della politica (provinciale).

Il paesaggio boschivo e prativo che verrebbe tagliato in diagonale dall'impianto da Soraga verso Moena

Dopo la Val Jumela

Nel 2001 la Provincia di Trento, con i Verdi in giunta, dava il via libera agli impianti di Val Jumela, sacrificando allo sci una delle ultime perle naturalistiche rimaste intonse in valle di Fassa. Si era detto a chiare lettere, anche in valle, che quel collegamento rappresentava l’ultima aggressione ambientale al territorio, che nessuna area sciabile sarebbe più stata potenziata. Si diceva fosse l’ultimo regalo di un bene comune offerto all’industria dello sci.

Abbiamo invece visto allargarsi, con nuove piste ed impianti, le aree di Lusia, di Passo San Pellegrino, del Buffaure- Jumela, di Col Rodella, del Belvedere, fino all’ultimo sfregio che riguarda Col dei Rossi verso Doleda. Fassa è una comunità che non sa più cosa volere, che nei fatti smentisce le positive riflessioni che lo scorso anno avevano portato ai tavoli di confronto sul futuro sviluppo della valle; vi è una imprenditoria (vedasi anche il tema Marmolada) incapace di offrire un turismo che sia slegato dalla industria dello sci.

Tanti turisti ci dicono come sia proprio Soraga ad essere l’unico paese ad essere rimasto in serie A, perché ha mantenuto la sua intimità e originalità, un paese dove anche in inverno è possibile trovare ristoro senza essere travolti dal rumore, dal traffico, dal chiasso del ritorno degli sciatori, un paese, ormai unico, dove è possibile leggere l’anima ladina. Oggi chi questo paese lo amministra sembra incapace anche solo di proporre una lettura diversificata del turismo, di sostenere e essere orgoglioso di questa diversità, di fare della originalità un marchio di qualità. Nonostante l’operazione SMA rappresenti una vera e propria speculazione contro la montagna. Si parte da Moena e Soraga per poi arrivare ad Obereggen, vanificando ogni progetto conservativa e paesaggistico di Dolomiti UNESCO.

Parole chiave:

Articoli attinenti

In altri numeri:
Dolomiti: che fare?
La montagna umiliata
Marmolada: la UAL e gli impianti
Marcialonga: far finta di niente?
Il Trentino e lo sci
Alberghi e contributi pubblici

Commenti (2)

la follia dei retrogradi Paolo

Cio' che ho letto e' folle, figlio di un approccio chiuso come sono chiuse le montagne. Il mondo evolve, gira e non possiamo arrestarlo, l'italia deve cresce con il turismo e il turismo deve crescere con l'italia.
La politica e le amministrazioni comununali devono contribuire alla crescita e non arrestarla in nome di nostalgici pensieri...cosi sbiadiscono xche' le comunita' si svuotano!!!
Altra cosa, altrettanto importarte, e' preservare e tutelare la regione e le comunita' montane quando si sceglie la via del progresso e della crescita. Invece di chiudersi a riccio e dire NO; utile, molto utile, sarebbe avere una controparte vigile e propositiva che indirizzi i progetti.
Bloccare, significa essere sopraffatti, sviluppare vuol dire crescere e avere i soldi per tutelare...e' cinico ma e' la realta'.
Abituatevi senno' sarete sopraffatti e i vostri figli ne subiranno le amare conseguenze.

Pienamente d'accordo. Chiocchetti giovanni

Articolo e pensiero esposti in maniera perfetta. Che aggiungere? Forse un po di rabbia, lo farò io.
Oramai siamo in mano a imprenditori, albergatori il cui unico scopo e cambiare il suv a fine stagione.
Delle emerite teste di cazzo.
Non investono nemmeno più nei loro fabbricati, ne estraggono solamente.
La fine e vicina e per nostra fortuna LORO saranno chi ne soffrirà di più.
Complimenti luigi.
Scrivi un commento

L'indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Gli utenti registrati non devono inserire il codice e possono modificare il proprio commento dopo averlo inserito.

Riporta il codice di 5 lettere minuscole scritto nell'immagine. Puoi generare un nuovo codice cliccando qui .

Attenzione: Questotrentino si riserva la facoltà di cancellare commenti inopportuni.