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“Fantasio, Festival di Regia Teatrale”

Un passo falso

Questotrentino è sempre stato un fan di “Fantasio”, un festival di regia teatrale che ha portato a Trento registi da tutta Italia e da alcuni paesi d’Europa, a misurarsi con lo stesso testo teatrale, condensato in 18 minuti. Una formula molto felice, che ha stimolato creatività e fantasia ed ha portato in scena dei brevi lavori spesso di grande impatto e spessore. L’esiguità dei fondi - e quindi dei premi - ha tenuto lontani i registi, anche giovani, più quotati; ma questo alla fine si è rivelato un pregio, in quanto ha aperto le porte a decine, e negli anni centinaia, di potenziali nuovi protagonisti delle scene, non ancora affermati.

Poi le avarizie della politica culturale provinciale hanno portato a una contrazione dei già esigui contributi, e quindi a una serie di rinunce: via le compagnie estere, via le selezioni in tutta Italia, via anche le stesse compagnie: a Trento arrivano solo i registi, che in loco trovano una serie di attori con cui devono entrare in sintonia dall’oggi al domani. Nonostante tutte queste limitazioni, “Fantasio” negli anni scorsi è riuscito, pur ridotto, ad essere un evento significativo e a presentare delle piccole opere di pregio.

Quest’anno invece no. “Abbiamo alzato l’asticella” - ha dichiarato il direttore artistico e anima della manifestazione Mirco Corradini. Ai registi è stato fatto conoscere il testo solo al loro arrivo a Trento, dodici giorni prima dello spettacolo; e sempre in quel momento gli sono stati affidati, per sorteggio, gli attori, e in numero (da 1 a 4) sorteggiato anch’esso. Come si vede, una sfida difficile. Evidentemente non bastava. Il testo prescelto non era tale, ma una vaga traccia, la fiaba di Cappuccetto Rosso; per cui i malcapitati registi in 12 giorni hanno dovuto inventarsi una drammaturgia, scrivere un copione, elaborare una messa in scena, farla interpretare da attori sconosciuti. L’asticella era in effetti altissima. Troppo.

Così al Teatro San Marco si sono visti due lavori accettabili (quello del vincitore Stefano Cordella e, a nostro avviso, una parte di quello di Alessandro Sesti), ma gli altri sono stati scadenti, a un livello talora imbarazzante. Storielle che più che innovative erano squinternate, soluzioni sceniche vuote e/o di maniera, gli attori - peraltro bravi - a girare a vuoto in assenza di senso di quello che si tentava di proporre. L’idea che i registi dovessero improvvisarsi anche drammaturghi (peraltro in linea con un vezzo delle attuali compagnie di avanguardia, con esiti in genere sconfortanti) ha aggiunto nuove difficoltà, rivelatesi insormontabili; l’asticella, se la poni a tre metri, non la salta nessuno. E infatti c’è stato anche chi ha fatto il furbo, mettendo in scena un lavoro precotto che con il tema (Cappuccetto Rosso) non c’entrava nulla, ma che è riuscito a uccellare l’ingenua giuria giovanile che gli ha assegnato il proprio premio.

Insomma, una débacle.

Lo diciamo in amicizia. “Fantasio” è stato una grande intuizione, ha una storia significativa. Non lo si rovini con degli stravolgimenti, innovativi nelle intenzioni, scriteriati nella realtà.