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“Star Wars VII - Il risveglio della Forza”

di J.J. Abrams. Più un remake che un sequel

Sono stati colpiti giovani in una sala concerti, avventori in locali di un boulevard, tifosi allo stadio. Luoghi di incontro e socialità. Ma noi reagiremo, non cederemo alla paura, non ci chiuderemo in noi stessi, non cambieremo le nostre abitudini...

È tutta una profusione di orgogliosa reazione quella dei proclami post-Parigi. Non ci lasceremo condizionare, non ci cambieranno la vita, non ci toglieranno la libertà, insistono politici e giornalisti. D’accordo, però poi non è vero, basta un niente e bloccano un aeroporto. Un passaporto falso e si grida al terrorista. La paranoia è scattata e se da una parte la gente ha la veloce reazione di rimuovere e dimenticare, dall’altra ci pensano i media e Angelino Alfano a fomentare l’ansia con continue tremebonde rassicurazioni. Perché bisogna tenere alta la guardia e mostrare che si reagisce. Siamo in guerra e qualcosa va detto e promesso. I francesi mandano altri aerei in Siria, noi metteremo nel pacchetto sicurezza 80 euro in più alle forze dell’ordine. Uno sforzo importante del governo per garantirci la tranquillità. Colpisce però come, al comprensibile e condiviso shock iniziale, con corollario di cronaca e commenti di prammatica, sia seguita la solita reazione di vittimismo e retorica muscolarità. Poco o niente ci si è spesi per un’analisi della realtà e una seria volontà di informare e capire radici e ragioni. Chi sono questi giovani terroristi e perché fanno questa guerra? Niente, sono il male e l’unica cosa da fare è opporsi, non farsi condizionare e combatterli.

Questa universale semplificazione ricorda un film fantasy come “Star Wars: VII episodio, il risveglio della forza”. Qui i cattivi, tutti neri, sono crudeli, malvagi despoti di un regime totalitario che vuole dominare il mondo e distruggere tutti gli altri. Perché? Non è dato saperlo e non importa, sono posseduti dal lato oscuro, le forze del male. È un fatto chiaro e non c’è bisogno di motivazioni e spiegazioni. È così.

Davanti a ciò i buoni si nascondono, resistono, si oppongono fino a una specie di scontro finale (che sappiamo benissimo non è per niente finale,visto che sono in programma altri due film) e alla fine certamente trionferanno, perché la Forza sta con loro.

Nel mezzo un po’ di teatrino, con la riesumazione della principessa Leia (Carrie Fisher) e di Han Solo (Harrison Ford) che, porello, i suoi 38 anni in più li dimostra tutti e di fare ancora l’eroe non pare avere più tanta voglia. E riesumati anche Chubaka e i droidi R2-D2 e C-3PO, che l’età ovviamente non la dimostrano e forse è pure un peccato perché così rimarcano ulteriormente la sensazione di polveroso déjà vu. Poi la ferocia dei cattivi sugli inermi (in sequenze di genocidio tra le poche cose nuove della saga), la cattura degli eroi portati sull’astronave e sul pianeta del male. La fuga e il boicottaggio dell’arma di distruzione intergalattica (la Morte Nera al cubo versione 2.0), l’arrivo dei piloti della resistenza, la battaglia aerea e la distruzione del pianeta malvagio.

C’è di più. Un nuovo droide tecnologicamente evoluto, ma che in sostanza fa la parte dei precedenti e si ispira tanto al robottino Wall-E nei suoni e nelle espressioni. Un soldato disertore nero che non regge allo strazio di uno sterminio e si ribella all’esercito del male; una giovane, sensuale cacciatrice di relitti spaziali, cresciuta in un deserto ai margini dell’universo con il mito dei personaggi e delle avventure della resistenza. Infine i viaggi interspaziali con il Millenium Falcon, duelli di spade laser in boschi ombrosi, un bar intergalattico con personaggi zoomorfo-umanoidi vari e una certa dose di humor meta-cinematografico che pare strizzare l’occhio a “I guardiani della Galassia”.

La storia, tenuta gelosissimamente segreta per mesi, non ve la racconto neanche, manco me la ricordo. La verità è che questi film ormai si guardano per il puro piacere della visione, del virtuosismo coreografico, della fantasia e sorpresa estetica. Il resto non esiste.

Insomma, non sono un fan del genere, ma onestamente il film è una mezza boiata che ricicla idee e materiale dei primi episodi. Nonostante il regista ce la metta tutta a dare originalità, ritmo e gusto, domina la prevedibilità, aggravata dalla costante sensazione di mera operazione di mercato. Certo, tutto è aggiornato con l’impressionante profusione di tecnologia digitale che oggi permette qualsiasi fantasia visionaria di scenografo, costumista, sceneggiatore. Così la guerra, una coreografia di volteggi aerei, proiettili laser ed esplosioni spettacolari. Ma lo stesso il film non convince, coinvolge in alcune sequenze, ma non emoziona.

Il mondo è bloccato da un bel po’, il futuro è per lo più regresso e anche la fantascienza ripesca nel passato. Insomma, più un remake che un sequel.

Ma è un film di fantasia e qui il male può benissimo esistere senza una ragione, una spiegazione: immotivato e incompreso. Sono i buoni contro i cattivi, gli americani contro i nazi, i cowboy contro gli indiani... Nella realtà le cose sono diverse, motivi e ragioni ci sono e abbiamo l’obbligo di sapere e capire (non per questo giustificare, si intenda).

Le ragioni del male stanno dentro di noi, ci dice tutta la saga di “Star Wars”, che insinua poi possibili trasmissioni generazionali con ripetizione degli stessi errori. Riflessioni minime di un film che è principalmente industria dell’intrattenimento, ma più profonde di molte reazioni mediatico-politiche delle ultime settimane.

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