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“Sei uno. Tennis e memoria”

Sport di cinquant’anni fa. Giuseppe Di Leva. Trento, La Réclame, 2015, pp. 73, euro 12 (presso la libreria Disertori)

È folto il gruppo degli scritti sulle rimembranze degli anni passati. Comprende lavori di vario livello (più famoso forse in ambito trentino il “Te ricordet” del compianto Gian Pacher), in genere su tonalità melanconiche facilmente tendenti al melenso. Il ricordo addolcisce, e magari rimuove; e l’idealizzazione degli anni giovanili è una tentazione spesso irresistibile.

Non si cura di questi pericoli Giuseppe Di Leva nel ripercorrere gli anni ‘50-’60 del tennis trentino. Sport allora borghese - nei costi, nella mentalità (bisognava giocare “con stile”), nei riti (tenuta rigorosamente bianca) - affascinò comunque il giovanissimo Di Leva che, di famiglia modesta, rimirava i tennisti dai buchi della siepe del Circolo trentino di piazza Venezia, per poi entrare come raccattapalle, giocatore principiante, agonista di buon livello, palleggiatore e sedicente maestro; ruoli con cui raggranellò i soldi sufficienti per involarsi verso Milano e intraprendere una fortunata carriera nel mondo della cultura, come scrittore, direttore di teatro, librettista di opere contemporanee. Settantenne, Di Leva ora torna a quel circolo tennis, e ripercorre le storie dei giocatori di allora.

Con queste premesse, il libretto non può che essere buonista. Esplicitamente: “È di tennis che parliamo, - scrive - non c’è da dividersi” e sorvola quindi su polemiche, rivalità, piccole meschinità, tutte cose che dopo mezzo secolo l’autore relega all’irrilevanza, valorizzando invece i tanti aspetti positivi della piccola comunità dedita a uno sport. In questo Di Leva è aiutato dalla particolare levità della propria scrittura: agile, arguta e precisa, che con poche parole descrive una persona, inquadra una situazione e riesce ad essere coinvolgente. In breve, questa storia di set vinti e persi, di arrivi di nuovi giocatori, di trasferte tra amici, di ragazze splendenti, non pare più minimale, un’attività secondaria, ai bordi della vita; ma un mondo a parte, sospeso a mezz’aria, in cui è bello entrare e farsi coinvolgere.

Un libro quindi decisamente gradevole. Obbligatorio per chi quell’esperienza l’ha vissuta; ma utile anche per i tennisti di oggi, che in alcuni casi sono figli e nipoti di quei protagonisti, e a cui quel clima, quell’ambiente può insegnare qualcosa. Un libro comunque piacevole per tutti, e che fornisce informazioni quanto meno curiose: sapevate ad esempio che il nostro Giuliano Maistri, già primario al Santa Chiara, è stato quattro volte Campione del Mondo?

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