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“Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts”

Riciclaggi

Il riciclaggio e la ripetizione si sono trasformati in caratteristiche strutturali della cultura pop assoggettata al consumismo. O meglio, il consumismo inventa costanti revival della cultura pop per sfruttarli commercialmente. Mode e tendenze sono tutto un riciclaggio. Ho appena visto alla tv i Colors, il gruppo del momento. Avevano pettinature tra Elvis e i Duran Duran, abbigliamento emo-dark e musica pop raccattata un po’ dappertutto.

Parlando di cultura pop non possiamo non parlare degli anni ‘60, in cui è esplosa con una tale capacità di creare, produrre e superarsi che pareva essersi impadronita del futuro. Al punto che oggi, con un impressionante voltafaccia, gli anni ‘60 sono la principale generatrice delle cultura e delle tendenze retrò. Così, proprio dal decennio, più innovativo del ‘900, oggi tornano a noi anche i Peanuts. Nati in realtà nel 1950, i fumetti di Charlie Brown e compagni sono diventati popolari in Italia, come in gran parte del mondo, nei ‘60, per esplodere poi nei ‘70.

Per me all’epoca hanno rappresentato molto: tra i pochi momenti intelligenti, divertenti, piacevoli, eppure leggeri, in un periodo difficile e a tratti cupo. Ma soprattutto la scoperta e la necessità di un’imprescindibile impronta ironica nell’approccio al mondo. Credo si possa poi dire che abbiano rappresentato anche la prima invasione di merchandising massivo in Italia, fenomeno del tutto nuovo ed inizialmente eccitante. A un certo punto magliette, quaderni, tazze, asciugamani e quant’altro avevano sopra un’immagine e una battuta di Linus, Snoopy, Woodstock...

Così quando recentemente ho cominciato a notare nel reparto comics delle librerie una proliferazione di riedizioni di album, e in un grande magazzino stampelle intere piene di felpe con i personaggi dei Peanuts, mi sono chiesto: “Ma sta succedendo sul serio?”. C’è davvero un ritorno a queste piccole storie, a quel micromondo, alla sua intelligente sagacia? Ho l’impressione che non sia proprio così. Magari mi sbaglio, magari non è vera la mia sensazione che i Peanuts siano indissolubilmente legati a un’epoca (che incidentalmente è anche la mia adolescenza) intelligente, acuta ed ironica, a quei decenni e ai loro accadimenti. Magari una loro sincera e condivisa riconsiderazione è effettivamente in atto. Ma ora, con l’uscita del film “Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts”, non ne sono più sicuro. Mi sembra tutto piuttosto strumentale ed opportunistico. Come se il colosso Fox, distributore del film, avesse smosso le acque fin dal principio al fine di scodellarci il suo nuovo prodotto in 3D per poi raccogliere gli incassi definitivi dell’operazione e sparire. Beh, lo vedremo fra qualche mese se si trattava di un revival effimero.

Nel film la storia è un pretesto per inscenare le varie situazioni classiche delle strisce. Nell’arco di alcuni mesi, dall’autunno, all’inverno, alla primavera, sfilano i vari personaggi e le situazioni classiche, con Charlie Brown e l’aquilone, le partite di baseball e il pattinaggio sul laghetto gelato. Lucy scettica despota e spietata psicanalista, Linus filosofo con Charlie Brown al muretto, Piperita Patty sportiva, svarionata, che dorme in classe e risulta poi la migliore in un test di intelligenza, ma non se ne accorge nessuno, lei per prima. Woodstock al solito surreale e psichedelico e Snoopy che offre lunghe divagazioni con le sue fantasie, specialmente come eroe della prima Guerra Mondiale in perenne lotta col Barone rosso. A legare il tutto l’apparizione della ragazzina dai capelli rossi, della quale Charlie Brown si innamora all’istante all’inizio del film e, osservatrice in altri episodi, concluderà il film con un finale impensabile.

Una storia per ragazzini con elementi molto preadolescenziali, con personaggi e caratteri rispettati, ma non così puntualmente comici e malinconici come nelle strisce, piuttosto più disponibili a fantasie ed avventure. Così la grafica traccia con fedeltà le figure, ma nell’animazione il piatto bianconero dei fumetti si incarna di tridimensionalità colorata, rispettosa e innovativa allo stesso tempo, non dimenticando di inserire a momenti finestre di memorie o altri pretesti che mostrano i fumetti originali, tanto struggenti quanto lontani milioni di anni.

Insomma un prodotto in equilibrio tra rispetto ed opportunismo, in cui la magia e tenerezza dei personaggi riescono a vincere su tutto. Perché chi non vorrebbe avere un’amica come Piperita Patty? Infradito forever!.

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