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E il modo ancor m’offende

Il 18 dicembre scorso, all’auditorium Melotti di Rovereto, in occasione della presentazione del film “Station to Station”, per la rassegna “Settearti”, il curatore Sergio Fant ha preannunciato anche la rassegna di cinema e musica, “Volume”, in programma da gennaio presso il teatro Sanbàpolis di Trento.

Sono rimasto molto colpito da questo annuncio, perché mi sono reso conto in quel momento che Sergio Fant era il nuovo collaboratore del Centro Servizi Culturali S. Chiara per il settore cinema. Ho cercato conferma sulla pagina internet del Centro, che lo indica effettivamente in quella carica. Per più di venticinque anni, fino alla scorsa primavera, sono stato io il collaboratore del Centro per il cinema. In questa veste ho progettato e realizzato rassegne di cortometraggi come “Italiani Indipendenti”, di documentari a tematica sociale, culturale, politica come “Social Film”, di lungometraggi particolari e non circuitati nelle sale commerciali con “Oggetti Smarriti”, e altre. Tutte caratterizzate da una proposta di cinema altra, diversa, particolare rispetto a quella delle sale commerciali della città. Questa mi è sempre sembrata essere la giusta offerta di cinema del Centro.

Nello scorso dicembre avevo quindi inviato il progetto per la nuova edizione di “Social Film” e, nonostante non fosse stato ancora approvato, come di consueto, per ragioni di organizzazione, stavo operando in merito.

Francesco Nardelli, direttore del Centro Santa Chiara

Ero del tutto ignaro di essere stato sostituito. Non me lo aveva detto, scritto, comunicato in nessuna maniera il direttore Francesco Nardelli, e nemmeno nessuno dei dipendenti del Centro con i quali ero venuto a contatto in quel periodo. A dicembre ho quindi inviato due mail al direttore con richiesta di chiarimenti e a nessuna mi è stato risposto.

Il direttore ha la facoltà di nominare i collaboratori, e il fatto che io sia stato sostituito è legittimo. Mi pare però ci siano due cose da puntualizzare, una privata e una più pubblica. Ritengo infatti che se il direttore ha la facoltà di nominare un nuovo collaboratore, nella stessa veste ha anche l’obbligo di informare il collaboratore precedente della sua sostituzione. Si tratta di educazione, di correttezza verso le persone e anche di responsabilità nell’interpretazione del proprio ruolo, in cui le capacità di relazione sono fondamentali. In questo è evidente che il direttore Nardelli è risultato assolutamente carente.

La seconda questione è che non è pubblicamente chiaro perché alcuni collaboratori del Centro siano stati nominati con un bando pubblico e altri personalmente e direttamente dal direttore. Al di là del mio caso, mi pare una questione di trasparenza che va considerata, anche per capire motivi e criteri di una scelta che, se è personale, a mio parere dovrebbe essere fatta almeno sulla base di una proposta di progetto, non solo sulle qualità presunte di un possibile collaboratore. In passato, infatti, gli incarichi mi sono stati sempre conferiti in seguito a progetti presentati. Anche in questo caso avrei potuto partecipare a un concorso di proposte e poi il direttore e il Consiglio di Amministrazione avrebbero legittimamente deciso. Ma così non è stato e la scelta risulta poco motivata e più personale.

Di conseguenza potrebbe venire da pensare male, ovvero che si può essere sostituiti non per incapacità o altre carenze, ma semplicemente per antipatia o perché il sostituto è persona più vicina per amicizia e rapporto personale a chi è delegato a questa scelta. Sono illazioni antipatiche, ma mi sono indotte dalle modalità della mia sostituzione.

In seguito ad un amichevole, e in parte chiarificatore, recente colloquio con Maurizio Cau, membro del Consiglio di Amministrazione del Centro, sono stato informato della scelta di Sergio Fant (responsabile del programma cinematografico del Trento Film Festival), incaricato per la sua esperienza e conoscenza di materiali diversi in quanto frequentatore di festival internazionali.

Non discuto assolutamente i meriti di Fant, voglio però segnalare che una rassegna di cinema e musica per il teatro Sanbàpolis l’avevo proposta io stesso in un progetto generale di cinema per quel teatro, scritto e inviato al direttore Nardelli nell’aprile del 2014. Insomma, adesso vedo proposta “Volume”, una mia idea, realizzata da qualcun altro.

È comprensibile la volontà del direttore e del C.d.A. di dare un’impronta di rinnovamento personale al Centro, ma mi sembrano discutibili gli attuali modi e criteri per farlo.

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