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NOT, spreco e buon senso

Ugo Rossi va avanti nella costruzione del Nuovo Ospedale. Ma sulla localizzazione vince (per una volta) il Comune di Trento e, soprattutto, la razionalità.

Alla fine della seduta del consiglio comunale, il sindaco Andreatta sprizzava soddisfazione da tutti i pori. Per una volta nella sua vita (politica) era riuscito a far convergerela Provinciasulle sue posizioni: abituato a dire di sì sbattendo i tacchi a tutte le imposizioni di Lorenzo Dellai, o ad accettare obtorto collo quelle di Ugo Rossi, questa volta si era opposto ed aveva vinto lui. Nella sala del Consiglio di Palazzo Thun il presidente Rossi era venuto, con l’assessore Luca Zeni e tecnici vari, a ingranare la marcia indietro, dichiarando che la localizzazione migliore per il nuovo ospedale non era quella sostenuta dalla Provincia, a Mattarello, ma dalla giunta comunale, in località al Desert.

Vista prospettica con inserimento dell’area al Desert

Non creda il lettore che la questione sia secondaria. Oltre alle pur importanti questioni istituzionali (rapporto tra Provincia e capoluogo, tra tecnici e politici) la decisione è innanzitutto vitale per Trento, in quanto è destinata ad imprimere la direzione, la qualità dello sviluppo della città per almeno venti-trenta anni.

Prima di affrontare il tema, però, una premessa è doverosa.La Provinciasembra aver ingranato la marcia per realizzare il NOT. Lo spostamento del progetto dalla località al Desert – dove tutto è pronto ed era già stata esperita una gara d’appalto, peraltro abortita – in favore di San Vincenzo presso Mattarello, dove non sono ancora finiti gli espropri, poteva essere letta come un tentativo di prendere tempo, per rimandare una spesa cospicua a tempi migliori. Invece no, la decisione presa sembra indicare una volontà definita: l’ospedale s’ha da fare. Decisione a nostro avviso sciagurata. Investire i non tantissimi soldi in muri invece che nel personale, significa avere le idee ben confuse sulle necessità della sanità. Vedere ogni problema come occasione per realizzare nuove costruzioni era una caratteristica negativa dell’era Dellai, quando peraltro c’erano soldi abbondanti; volerla perpetuare oggi, è fuori di testa.

Ma Rossi (forse per non contraddirsi rispetto a quando era assessore alla Sanità) ha deciso così, l’attuale assessore Zeni ha detto di sì, e allora avanti con lo spreco, poi si taglierà su medici e infermieri.

Vista prospettica con inserimento dell’area San Vincenzo

Al Desert o a Mattarello?

Detto questo, vediamo il dilemma: al Desert o Mattarello?

“Dal punto di vista urbanistico, il quesito non si dovrebbe neppure porre – ci dice l’arch. Beppo Toffolon, presidente di Italia Nostra – Per il consumo di suolo che passa da campagna a edificato, per gli aspetti paesaggistici per cui si finisce con il saldare Mattarello a Zambana in un unicum di costruzioni, per la carenza di infrastrutture, per i rapporti con i servizi cittadini, per il trasporto pubblico, non esiste alcun aspetto in cui Mattarello sia preferibile”.

A dire il vero, una commissione tecnica paritetica Comune-Provincia ha elaborato una “Analisi comparativa” tra le due aree: quasi 200 pagine di dati, grafici, parole. Un notevole lavoro, con alcuni dati anche interessanti; ma globalmente deludente, a tratti disarmante.

In particolare non si fa cenno al tema principale, citato da Toffolon: costruire a nord di Mattarello un centro attrattivo come un ospedale (o peggio, una Cittadella della Salute, come da seconda proposta della Pat) significa allungare la città di due-tre chilometri, aumentare le percorrenze, sparpagliare le nuove costruzioni in quei chilometri intermedi. Questo in una città che già oggi ha all’interno del suo perimetro vaste aree di edificabile – e di edificato! – inutilizzate. Insomma, si realizzerebbe l’esatto contrario di quanto sempre si pontifica: città relativamente compatta e rispetto del terreno agricolo.

Certo, la localizzazione a Mattarello allunga la città e tutti i percorsi – commenta il sindaco Andreatta – Mentre invece la localizzazione al Desert, che avevamo scelto ancora nel 2002 dopo un lungo e serio lavoro di confronto tra una ventina di aree, è più logica, anzitutto perché l’ospedale, secondo tutti i criteri di urbanizzazione, va in ambito urbano, e urbano non è nella campagna. Vi si deve arrivare con tutti i mezzi, a piedi, in bicicletta, con l’autobus: l’ospedale fa città. E deve essere vicino sì alla tangenziale, all’autostrada, ma anche alla città. Il Desert risponde a tutte queste caratteristiche, ed è inoltre una zona naturalmente protetta, delimitata dal Fersina e dalla tangenziale, e a differenza della Bolghera non sarà circondata da case, non ci sarà un quartiere che ne verrà segnato in maniera preoccupante”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente della Commissione urbanistica Emanuele Lombardo: “In effetti la relazione tecnica è sostanzialmente centrata sull’economicità degli interventi, che considerata in senso stretto forse pesa di più a favore di Mattarello. Ma dal punto di vista urbanistico, seguendo anche i dettati dell’ottima nuova legge provinciale, che giustamente contrasta il continuo consumo di suolo, non c’è dubbio quale sia la scelta corretta”.

A dire il vero la relazione, anche sugli aspetti economici, ci sembra discutibile. Nella analisi finale dei costi, vengono imputati al Desert 41,2 milioni per l’interramento della tangenziale, contro i 9,5 della bretella di San Vincenzo. Ma si dimentica che in ogni caso la tangenziale all’altezza del ponte di Ravina, con quella demente strozzatura in cavalcavia, va risistemata, in quanto estremamente pericolosa. E d’altra parte non si computa, a carico di San Vincenzo, il costo del prolungamento del collegamento ferroviario (forse perché realizzato su un altro capitolo di spesa?) fino a Mattarello.

Insomma, checché dica la relazione, l’esame delle due opzioni dà un risultato inequivoco. “Infatti noi non abbiamo mai detto di credere all’altra ipotesi, abbiamo sempre tenuto una posizione molto ferma e coerente – afferma Andreatta - Anche se siamo stati sempre aperti al confronto. E crediamo che i cittadini questo lo capiscano. D’altronde vedono che al Desert è appena stata ultimata Protonterapia, non si capisce perché si debbano risparpagliare le funzioni sanitarie.”

Appunto risparpagliare, accentrare, spostare, costruire, demolire… È il tradizionale gioco nella Trento degli anni ricchi dell’Autonomia. E proprio attorno al Not ci si è esercitati in ipotesi di spostamenti per far convergere al Desert, e soprattutto nell’area di San Vincenzo, più ampia (26 ettaricontro 20), tutta una serie di altre funzioni sanitarie oltre all’Ospedale, vagheggiando una Cittadella Sanitaria in cui – leggiamo dalla Relazione – dovrebbero confluire i laboratori e i punti prelievi al Crosina Sartori, gli ambulatori in via Orsi, il Day Surgery a Villa Igea, i servizi al Big Center in viale Verona, la sede dell’Azienda Sanitaria a Palazzo Stella e magazzini, stamperia e altro ancora. La relazione tecnica ipotizza anche gli introiti realizzabili monetizzando le relative dismissioni.

A noi sembra fantascienza. Anche perché oggi, sul mercato immobiliare, neanche i privati realizzano alcunché. Ma soprattutto perché Trento – come con una certa rudezza periodicamente ci ricordano gli anarchici – è già piena di edifici pubblici dismessi e lasciati andare in malora: ci mancherebbe proprio una nuova infornata a vivacizzare la città.

Risponderò citando la legge urbanistica testé approvata – risponde l’arch. Toffolon - Articolo 18 comma 2: ‘Al fine di contenere nuovi consumi del suolo, nella realizzazione di edifici da destinare a finalità pubbliche, gli enti locali promuovono l’utilizzo del patrimonio edilizio esistente’. Qui invece si vuole fare l’esatto contrario, dismettere il patrimonio per costruire nuovi edifici in mezzo alla campagna. Ma la Provincia, crede nelle leggi che fa?”

“In effetti nella relazione si parla della Cittadella della Salute – risponde il sindaco – portando nella nuova localizzazione tante presenze e al contempo svuotando e sguarnendo la città. No, assolutamente, la città non va allungata e svuotata. Ragioneremo sulla Scuola per infermieri oggi a Trento Fiere, dove non c’entra niente, e la Scuola delle professioni sanitarie, oggi in Bolghera, che utilmente possono trasferirsi vicino all’Ospedale. Ma né il comparto di via Degasperi, né quello di viale Verona si spostano; e così pure il Crosina Sartori, Villa Igea ecc.”

Questa volta siamo completamente d’accordo con Andreatta.