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Si cacci la marmotta

Lo ha deciso la Commissione dei 12

Da principe della Provincia a principe delle marmotte. Così viene descritto da Mauro Fattor Lorenzo Dellai, presidente della Commissione dei 12, l’autorevole organo costituzionale che raccorda le esigenze dell’autonomia regionale a quelle dello Stato. Non soddisfatto di aver portato alla distruzione in tre ambiti provinciali il Parco Nazionale dello Stelvio, Dellai, sostenuto dal PD e dal PATT e pressato da esigenze corporative ed elettorali della Volkspartei, in questo mese ha varato delle norme che permettono la caccia nei parchi regionali (quindi anche nello Stelvio, ormai provincializzato e regionalizzato) ed ha ottenuto che le Province di Trento e Bolzano possano modificare l’elenco delle specie cacciabili rispetto alle norme nazionali attraverso una serie di procedure nemmeno troppo complicate.

C’è poco da dire sulla deriva di Dellai, da principe assoluto a servitore di interessi particolari e privatistici, asservito non solo al partito di raccolta altotesino, ma anche alla lobby degli agricoltori e dei cacciatori. Prima si presta a distruggere il Parco dello Stelvio, poi vara delle norme di attuazione che permettono la caccia nei parchi, ed ora si fa paladino di quanti vogliono scorrazzare sulle montagne per sparare a marmotte, tassi, martore, stambecchi; come ben gli ha insegnato e - perché no - imposto, il suo ex collega, Luis Durnwalder, possibile candidato a sindaco di Bolzano.

È un mondo venatorio privo di trasparenza, dove i censimenti ormai sono gestiti dai cacciatori, i comitati faunistici nelle valutazioni scientifiche sono schiacciati dalla loro egoistica presenza, e dove perfino la sorveglianza, sempre più privata, viene pagata dal pubblico e le sanzioni ormai ricadono quasi solo in ambito amministrativo, e chi compie atti di bracconaggio resta anonimo. E in tutto questo la complicità della stampa locale è preoccupante. Con queste norme, caccia nei parchi e deroghe,la Commissionedei 12 vuole togliere alle associazioni animaliste e ambientaliste ogni possibilità di ricorso ai TAR, anche perché fino ad ora, su questi temi, il TAR ha dato ragione alla sensibilità ambientalista.

Ma perché tanta smania nel cacciare la marmotta? I politici altotesini dicono che sono troppe, 30.000, disturbano la fienagione e i pascoli in alta quota e - quel che è più grave - con le gallerie e le tane creano squilibri idrogeologici preoccupanti, proprio laddove la montagna del Sudtirolo è ancora abitata.

Quanti sorrisi di compatimento, quanta ironia hanno provocato queste motivazioni! Le vere ragioni sono ben più concrete: i cacciatori altotesini vogliono cacciare marmotte, stambecchi e tassi. Le ultime due specie recentemente sono state decimate, nel vero senso della parola, rispettivamente dalle pandemie di rogna sarcoptica e di cimurro. Degli stambecchi interessa il trofeo, possenti corna da tenere in casa o negli alberghi. Dal grasso di tasso e dalla marmotta si ricavano balsami e oli ritenuti quasi miracolosi. Specie quello ricavato dalla marmotta è a basso contenuto idrico, ricco di vitamine D e E, cura artrosi, ernie, reumatismi, qualsiasi dolore - si dice. E costa molto: quello più raffinato raggiunge i 300 euro al chilo.

Come commentare un attivismo tanto intenso della Commissione dei 12 contro l’ambiente e la fauna selvatica? Sicuramente questo agire non fa bene all’autonomia della regione, sempre più spesso descritta come luogo dove si curano privilegi e ci si trincera in un isolamento culturale preoccupante. Sicuramente è un agire che non investe in responsabilità verso l’interesse generale, ma si dà soddisfazione a interessi particolari di minoranze economiche o sociali del territorio regionale. Sicuramente siamo in presenza di politici che coltivano unicamente interessi personali. Se si voleva investire in una autonomia sempre più provvisoria, non vi è dubbio che l’agire della Commissione dei 12 alimenta questa prospettiva. L’autonomia integrale, tanto auspicata dai due governatori provinciali, anche grazie a queste scelte è sempre meno credibile.