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“Le scelte di Grezler”

La collezione ITAS al Buonconsiglio

Vladimiro Sternini

Dopo “Doni preziosi. Immagini ed oggetti dalle collezioni museali”, sguardo eclettico sulle raccolte d’arte del Buonconsiglio, l’indirizzo scelto dalla nuova direttrice Laura Dal Prà sembra rimarcare l’importanza delle proprie collezioni, in gran parte ancora inesplorate e di conseguenza poco conosciute dal pubblico.

Se “Doni preziosi” si concentrava sulla ricchezza tipologica di tale patrimonio, dalle ceramiche ai tessuti, dall’ebanisteria alle miniature, questo nuovo capitolo di “Castello in mostra” mette in luce una ricca collezione di arte antica, quella di Claudio Grezler, ora proprietà dell’ITAS (di cui egli fu presidente per oltre un ventennio) e depositata appunto presso il Buonconsiglio. Il tutto in un percorso arricchito da altre opere facenti parte della Collezione ITAS, come il pregevole rilievo in pietra bianca raffigurante San Floriano, probabilmente proveniente dalla Chiesa della Buona Morte a Trento, demolita nel 1818.

La raccolta è costituita da 25 dipinti e un disegno, cronologicamente compresi tra il XVI e il XIX secolo, molti dei quali freschi di restauro. Si tratta di un insieme di gusto “classico”, teso tra Italia e mondo fiammingo, formatosi prevalentemente nel corso degli anni Sessanta e Settanta in varie occasioni, in buona parte ripercorribili grazie alle minuziose note apposte sul retro dei dipinti; così la storia di una collezione si intreccia con quella di altri collezionisti, come i trentini Luigi Donati e Giuseppe Garbari.

La prima sezione del percorso presenta un piccolo nucleo di opere a tema mitologico o allegorico, come “Venere e amorini” (seconda metà del Cinquecento) del veneto Nicolò Frangipane, o il “Giudizio di Paride” dipinto all’inizio del Seicento da un pittore tedesco non ancora identificato ma probabilmente legato alla corte di Rodolfo II a Praga, opera acquistata dall’abate Gerolamo Gassner nel 1960. Allo stesso nucleo appartengono anche “L’ebbrezza del giovane Bacco”, opera fiamminga di gusto rubensiano del secondo quarto del Seicento, e le quattro tele raffiguranti “Le quattro stagioni”, d’ambito tirolese della metà del Settecento, derivate da una fortunata serie di bulini ideati da Hendrik Goltzius.

Altre opere rimandano al tema del paesaggio: ora legato all’idea di natura, con l’elemento umano ridotto a puro marginalia, come in “Paesaggio con fiume, cascata e pescatori” di Tomaso Porta, risalente al 1750 circa, o nel “Paesaggio” del Cavalier Tempesta, della seconda metà del XVII secolo; ora, al contrario, incentrato sul moto dirompente e violento dell’uomo, ben evidente nelle scene di battaglia, come quella di Antonio Marini, tra i grandi protagonisti veneti del genere, realizzato all’inizio del XVIII secolo.

La terza sezione si concentra su un altro tema classico: il ritratto. Tra questi lavori spiccano il “Ritratto del principe vescovo Francesco Alberti Poja” di Giuseppe Alberti (ante 1689), proveniente dalla collezione Alberti Poja Polansky di Rovereto e il “Ritratto di Andrea Pozzo” di Carlo Gaudenzio Mignocchi (post 1685), sezione Giuseppe Garbari, fresco di un restauro che lo ha liberato dalle ridipinture posteriori, evidenziando così lo stile corsivo dell’autore.

Infine, un’ultima parte della mostra, la più nutrita di opere, è dedicata al tema del sacro. Troviamo qui opere pregevoli, come una “Sacra conversazione” di Nicolò de’ Barbari del 1520 circa, con citazioni da Carpaccio e Cima da Conegliano, o il “Martirio di Santa Caterina d’Alessandria” d’ambito padano, opera dal forte piglio narrativo che sembra echeggiare talune composizioni di Giulio Romano, o ancora l’”Elemosina di San Tommaso da Villanova” di Francesco Unterperger, una delle migliori tele del pittore fiemmese.

Nicolò Frangipane, Venere e amorini

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