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Passo Rolle, un degrado storico

... al quale si vorrebbe ovviare proponendo le solite, vecchie ricette.

Passo Rolle, 1991. Si discute del piano parco (Paneveggio Pale di San Martino). Gli amministratori del Primiero si presentano con un piano demenziale che si propone di ristrutturare il passo in modo completo, ma non per migliorare l’esistente (già allora molte strutture erano fatiscenti), ma per portarvi più auto, più edificabilità, più impianti. La cultura “sviluppista” di allora (gestita politicamente da personaggi ancora attuali come Marco Depaoli (UPT) e Marino Simoni (centro-destra) arriva a sostenere la costruzione di 3.000 posti auto, ovviamente in gran parte interrati. Nella loro sensibilità, quanto non si vede non crea danno ambientale.

Anni 2000. La rete impiantistica del Primiero è evanescente: quattro società non riescono a trovare un minimo di accordo, nemmeno provano ad associarsi. Così parte l’assalto a Val Boneta, a ridosso dei laghi di Colbricon, in piena riserva integrale del parco. Con questo collegamento si voleva unire l’area sciabile della Tognola con Passo Rolle. La cultura ambientalista, presente anche in Primiero, impedisce questo massacro della montagna, la violazione dell’area di svernamento dei camosci. Ma a quel punto ci pensa il duo Dellai- Raffaele De Col a proporre l’inverosimile: una cremagliera del costo di oltre 40 milioni di euro che colleghi San Martino di Castrozza a Passo Rolle, tutto pagato dalla Provincia (compresi altri 20 milioni per mettere in rete le altre aree sciabili) in quanto collegamento alternativo alla strada (vedasi QT aprile 2012 e maggio 2015).

La crisi economica, l’assenza di risorse da sperperare, impediscono quest’altra follia. E così la Comunità del Primiero rimane priva di altre prospettive in quanto, per trent’anni, è stata incapace di offrire al Parco naturale il valore che meritava, incapace di innovare nella proposta turistica, nella costruzione di un progetto di rilancio di tutta l’area, artigianato compreso. Così ora il Primiero versa in una situazione molto simile all’altopiano di Folgaria: una Cassa Rurale incredibilmente esposta causa la facilità con la quale ha erogato mutui a società vicine al fallimento, un territorio paesaggisticamente rovinato, strutture fatiscenti, impianti che ogni anno accumulano ulteriori debiti milionari. Perfino il turismo estivo è in crisi, Passo Rolle è una plaga sempre più degradata che non invita nessuno a fermarsi, nemmeno per bere una birra, tanto diffuso è il disordine, l’abbandono.

In valle lo si trova subito il colpevole della lunga stasi: sono stati gli ambientalisti. Prima hanno intralciato il varo del Piano parco, poi si sono opposti agli impianti verso Colbricon e ancora alla innovazione del primo tratto di Metroland, la cremagliera d’alta quota. È invece sufficiente rileggere questi trent’anni di storia per comprendere che la causa del degrado sta tutta nella miopia dei politici locali e nella incapacità degli operatori turistici di fare rete, di utilizzare il Parco come strumento di innovazione, di strutturare filiere nel settore del legno, dell’agricoltura, della cultura e quindi nel turismo.

In questi giorni un gruppo di operatori economici, sostenuti dall’opportunismo della Lega, hanno riportato con forza all’attenzione il degrado di Passo Rolle, il fallimento di un’area sciabile che presenta ancora opportunità e aspetti di grande qualità. Si sono invocate gallerie antivalanga, nuovi impianti, rifacimento di alberghi.

Ed ovviamente il costo di questi interventi, a sentire questi imprenditori, dovrebbe ricadere tutto su mamma Provincia: un dovere per l’ente pubblico.

Anche qui, come in troppe aree del Trentino, si sconta una realtà imprenditoriale immiserita da decenni di contributi facili, dal sostegno offerto a proposte turistiche insostenibili. E così una località celebre come San Martino di Castrozza, un secolo fa all’avanguardia nella proposta turistica sia invernale che estiva, il regno delle arrampicate di Dino Buzzati, oggi è avviata su una china discendente che sembra irreversibile. Forse, quando si sarà compreso quanto sia disperata la situazione, qualche intelligenza o uno slancio ideale e programmatico di nuova politica, sapranno andare oltre e offrire nuova luce ad un territorio ancora oggi ricco di potenzialità.