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Cannabis: legalizzata?

Avviata la raccolta di firme a sostegno di un progetto di legge di iniziativa popolare

Joshua De Gennaro

È stata recentemente avviata, a livello nazionale, la raccolta firme per sostenere una proposta di Legge d’iniziativa popolare per regolamentare la produzione, la vendita e il consumo della cannabis e dei suoi derivati. La proposta è stata avanzata dai radicali e dall’associazione Coscioni ed è sostenuta da altre associazioni, e per far sì che arrivi in parlamento è necessario raccogliere 50000 firme.

I danni della guerra alle droghe sono superiori a quelli delle droghe” - recita uno dei manifesti della campagna per la raccolta delle firme necessarie al deposito in Parlamento della proposta di legge. Ed in effetti decenni di politiche repressive hanno portato a ben pochi risultati, se è vero che solo nell’ultimo anno 4 milioni di italiani ne hanno fatto un uso più o meno abituale.

Secondo la relazione della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) del 2014 “si deve ragionevolmente ipotizzare un mercato che vende, approssimativamente, tra 1,5 e i 3 milioni di kg all’anno di cannabis, quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche”. In pratica la quantità necessaria per permettere un consumo annuo pro-capite (compresi vecchi e bambini) di circa 25/50 grammi. La relazione continua evidenziando che “oggettivamente e nonostante il massimo sforzo profuso nel contrasto alla diffusione di cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva”.

La stessa relazione sottolinea (definendolo “un grottesco controsenso”) come non sia pensabile spostare risorse dal contrasto alle droghe pesanti al contrasto delle droghe leggere.

La repressione non è dunque la strada da seguire ed è la stessa DNA che nelle conclusioni auspica un intervento del legislatore: data “l’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se sia opportuna una depenalizzazione della materia”, sottolineando anche le ricadute positive che la depenalizzazione avrebbe per l’alleggerimento del carico giudiziario e la conseguente liberazione di risorse delle forze dell’ordine e della magistratura. Un intervento del legislatore avrebbe infine l’effetto di produrre il “prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali”.

È da sottolineare, poi, come secondo dati Istat la violazione della normativa sugli stupefacenti rappresenta la tipologia più diffusa di reati per i detenuti presenti nelle nostre carceri (quasi 30.000 su una popolazione carceraria di circa 66 000). Anche questo, visto il sovraffollamento delle carceri, è un effetto non trascurabile.

Guardandoci intorno, scopriamo come l’Uruguay sia l’unico paese al mondo ad avere legalizzato interamente la produzione, il possesso e il consumo della canapa, mentre in Europa paesi come il Portogallo si apprestano ad adottare misure meno restrittive e più tolleranti. In Olanda è legale il possesso fino a 5 grammi e il consumo all’interno dei coffee shop, dove non possono entrare i minorenni.

La proposta di legge dei radicali prevede che non possa vendersi cannabis in prossimità delle scuole, vieta la pubblicità come per il tabacco, e impone che “sulle confezioni di cannabis e dei suoi derivati destinate alla vendita al minuto deve essere specificato il livello di principio attivo THC presente nella sostanza, la provenienza geografica della stessa e l’avvertimento che un consumo non consapevole può danneggiare la salute”.

Questa proposta di legge va ad “incastrarsi” con quella di iniziativa parlamentare che ha tra i proponenti il radicale Benedetto Dalla Vedova e che è stata calendarizzata per la fine di dicembre nei lavori parlamentari. Tra i suoi firmatari non risultano parlamentari trentini, nonostante quello della legalizzazione sia un argomento che sta a cuore alla popolazione trentina, in special modo alla comunità studentesca universitaria, vista la massiccia partecipazione agli incontri che si sono recentemente svolti nell’ateneo trentino.

Tornando alla proposta di legge popolare, essa prevede la coltivazione libera, per i maggiorenni, fino a cinque piante. Sarà sì possibile la coltivazione, ma non la vendita, che sarà un monopolio statale, con la duplice finalità di calmierare i prezzi e di controllare la qualità. Monopolio che dovrebbe portare nelle casse pubbliche circa 8,5 miliardi di euro, tutti introiti sottratti alle organizzazioni criminali.

L’avvocato Fabio Valcanover, uno dei 16 promotori che ha depositato in Cassazione la legge lo scorso 18 marzo, ricorda: “Abbiamo 6 mesi per raccogliere le firme, in Trentino si può già firmare nelle segreterie comunali o nelle sedi delle circoscrizioni di Trento, Rovereto, Riva ed Arco e presto in altri comuni. Più complicata è la raccolta delle firme in piazza o per strada, essendo necessaria, per l’autentica delle firme, la presenza di un consigliere comunale o provinciale o di un delegato del sindaco. Dunque, l’iniziativa è in buona misura legata alla buona volontà di chi è già presente nelle sedi istituzionali”.

Circa una settimana fa – aggiunge Valcanover -abbiamo scritto al ministero per chiedere l’autorizzazione ad accedere alle case circondariali di Trento e di Bolzano; l’idea è quella di permettere, a chi ne ha il diritto, di firmare la legge”.