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Il filo rosso dell’intolleranza

Osvaldo Maffei

A pochi giorni dall’ordinazione del nuovo vescovo Lauro Tisi in piazza Duomo a Trento, scoppia la polemica attorno allo spettacolo “Sul concetto di volto nel figlio di Dio”, di Romeo Castellucci, presentato il 5 aprile scorso all’auditorium “Melotti” di Rovereto.

In confronto alle problematiche che il nuovo vescovo dovrà affrontare la questione non appare ai più molto rilevante, ma io non credo sia così. Rimane il fatto che, nonostante l’infondatezza della accuse al regista (che si palesa nella lettera datata addirittura 16 gennaio 2012), le prese di posizione molto caute di don Nicolli della parrocchia di San Marco in Rovereto ed una relativa prudenza censoria delle Amministrazioni civili tirate in ballo dal consigliere Claudio Cia e dai vertici della Lega Nord, le cose abbiano preso una strana piega.

Mentre i trecento spettatori si apprestavano ad entrare per la recita, sotto scorta, poco distante, nella chiesa di S. Rocco, un centinaio di devoti scandalizzati dalla presunta profanazione, si apprestavano a celebrare un rosario riparatorio alla presenza di ben tre sacerdoti.

Una protesta civile motivata dalla problematica domanda: “Cosa sarebbe successo se al posto di Cristo ci fosse stato Maometto?

Mi chiedo se questa vicenda possa essere archiviata velocemente da Lauro Tisi oppure non siano proprio questi interlocutori interni - i gruppi cattolici tradizionalisti, già noti per la loro omofobia e le loro posizioni antiabortiste, che metteranno maggiormente alla prova il suo operato. Non dubito che assisteremo ancora ad altri ricatti di questo tipo rivolti ad una Chiesa già palesemente delegittimata al suo apice dagli scandali recenti e dagli attacchi esterni.

Come può essa combattere i fondamentalismi delle altre religioni se non risolve al suo interno i propri guai e le proprie chiusure ad un mondo nuovo che avanza?

C’è un filo rosso che collega gli integralismi di tutto il mondo: l’intolleranza!

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