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Cos’è la destra... cos’è la sinistra?

Padre e figlia discutono di politica: un confronto su valori, speranze, disillusioni

Un nostro abbonato, impegnato politicamente (nel PD) senza fini di propria promozione sociale (sembra che esistano ancora individui di tale specie) ci ha inviato la seguente corrispondenza con la figlia che studia all’estero. Si tratta di una lettera della ragazza, sconcertata dalla situazione politica italiana, dalla perdita di ideali del partito del padre e vagamente attratta dall’alternativa grillina, di cui però intravede limiti e grossolanità. Al contempo pone la domanda che più volte sentiamo proporre: ma oggi, tra destra e sinistra, esiste una qualche differenza? La risposta del padre è incentrata soprattutto su tale quesito, partendo dal quale cerca di proporre soluzioni, parziali e dichiaratamente non definitive, ai dubbi della figlia.

Proponiamo ai lettori questo scambio di idee padre\figlia. Come spunto per riflessioni su diversi argomenti: i rapporti, a livello di idee, tra le generazioni; come queste differentemente percepiscono l’evidente immiserimento della politica; come la distanza tra prassi concreta e valori (teoricamente) sottesi, abbia reso questi ultimi ormai evanescenti. E altri temi ancora, che chi vuole può individuare, e – se lo ritiene – condividere su queste pagine.

Ciao Papi, mi trovo in un momento di confusione politica dalla quale non riesco ad uscire. Ogni tanto in pausa pranzo ascolto qualche puntata di “Otto e mezzo” delle giornate precedenti, cosi tanto da tenermi aggiornata. Baso le mie riflessioni su poche interviste e qualche articolo, quindi non mi trovo in grado di argomentare in profondità, ma ho una strana sensazione addosso di incertezza e confusione.

Non mi sono mai chiesta troppo in quanto a politica, perché l’ho sempre vista facile. I partiti di sinistra, i partiti di destra, qualcuno nel mezzo e gli estremi. Tolti gli estremi, e tolta la destra, la decisione per il voto mi è sempre sembrata piuttosto facile e scontata. A sinistra, o comunque contro Berlusconi. Le mie idee e le mie sensibilità di adesso sono le stesse degli anni scorsi, mi sento fortemente una persona di sinistra , sicuramente un po’ troppo utopista, ma di certo lontana dal populismo, dal nazionalismo ecc... Quello che sta cambiando, invece, è la politica intorno a me. La mia semplice linea mentale di una politica che va dall’estrema destra all’estrema sinistra si sgretola di fronte a partiti che (se non fosse perché eredi di partiti storici chiaramente collocati) non riesco più ad inquadrare. Non solo. Partiti difficilmente collocabili, al cui interno trovo persone dalle idee rispettabilissime e persone che sembrano l’esatto opposto.

Che la politica stia cambiando si sa, non sono certo io a dirlo e forse ci stiamo avvicinando ad una politica in cui il voto non andrà più a destra, a sinistra o al centro, ma andrà a dei programmi che ci piacciono più di altri, indipendentemente da quale sia il simbolo che li propone (estremizzo un po’...).

Entrando nel merito, ho votato Renzi anni fa quando c’era da votare per il segretario. L’ho fatto (anche se mi piaceva meno di Civati, per esempio), perché l’Italia secondo me aveva bisogno di un cambio netto e Renzi con il suo vento di novità e la sua strafottenza in alcuni casi, mi sembrava potesse per lo meno dare una bella scrollata all’Italia. Capisco che quando arrivi ad essere presidente del consiglio non puoi fare esattamente tutto ciò che vuoi, che su tante cose hai le mani legate per via di altri partiti e purtroppo anche di qualche mafia o patto mafioso difficili da buttar giù, e capisco che Renzi non sia salito con una maggioranza del suo partito e che quindi ogni legge è sofferta. Però mi ritrovo ora un po’ delusa... Sicuramente tante cose sono state fatte, ma in fin dei conti mi sembra un po’sempre lo stesso brodo con le stesse discussioni e dibattiti.

Poi sento la Boldrini e mi torna il buonumore. Ma lei non è nel PD, se non sbaglio. L’altro giorno ho sentito a “Otto e mezzo” il candidato sindaco di Milano del centro destra. Se lo avessi ascoltato senza sapere il partito di provenienza, avrei potuto collocarlo nel PD senza problemi. Ha detto cose molto sensate, in tono molto pacato e serio. Poi ho sentito due del partito di Grillo, De Maio e Di Battista, che per quanto mi sembrino sempre un po’ sgarruppati e fuori dagli schemi della politica vecchia, portano dei dati, portano leggi (o commi di legge, non so come si dice) stupende e sensatissime che il PD gli ha bocciato, portano delle idee semplici per problemi concreti. Mi fanno tenerezza, a volte, perché mi sembrano dei bambini ingenui che tentano di farsi spazio tra i grandi corrotti della politica.

A me il movimento di Grillo non è mai piaciuto e tante cose tutt’ora non mi piacciono (ma anche nel PD tante cose non mi piacciono!). Però oggi mi chiedo: e se l’Italia avesse bisogno di qualcuno che non c’entra nulla con la vecchia politica? E se la loro ingenuità servisse in questo momento per provare a girare le cose? Sarebbe la solita minestra o no? Alla fin fine tante loro idee sono molto di sinistra, cosi come la loro visione della società (almeno mi pare). Si dicono indignati dagli stipendi dei parlamentari, dai privilegi, vengono quasi tutti da famiglie normali e non sono ex politici di altri partiti.

Non mi convincono, ma d’altra parte guarda il PD adesso...è convincente?

E poi mi chiedo: è giusto mantenere un voto al PD perché una volta.... perché Berlinguer... perché la tradizione di sinistra viene da là... perché.... Soprattutto ora che il voto al PD è sempre meno un voto contro Berlusconi, visto che lentamente se ne va.

Perché votare il PD e non i 5stelle, guardando solo a ciò che dicono e non da dove vengono e alle cazzate che sono all’interno di ogni partito?

Non sto dicendo che voterei Grillo, avrei molta resistenza a votarlo e penso me ne vergognerei. Però vorrei vederli al potere per capire se davvero riescono a cambiare qualcosa o no. Con tutta la propaganda che fanno, se non cambiassero niente sarebbe uno scandalo e se fosse cosi, allora forse non ci sarebbe davvero speranza per la politica italiana.

Ad ogni modo, sono proprio in confusione. La mia certezza sui partiti di sinistra si sgretola, Berlusconi ormai esiste poco e forse anche questo mi destabilizza, perché per lo meno il voto a sinistra e la sinistra italiana, una volta, si univa contro Berlusconi.

Non so... so che tolta la Lega e gli strascichi di Berlusconi, mi capita spesso di sentire proposte molto belle da tutte le parti ed episodi raccapriccianti, di nuovo, da tutte le parti. Con la differenza che Renzi non è stato il cambiamento che mi aspettavo.

Scusa il poema, ma mi sento come un burattino in un’Italia che parla tanto ma che ha a che fare con gli stessi problemi da tanto tempo e nella quale non mi sembra ci sia una vera voglia o sforzo di cambiare.

Torno a lavorare ora. Un abbraccio!

* * *

La tua riflessione è ricchissima di idee e di spunti che trovo molto ragionevoli e comprensibili e mi confermano che per un giovane di oggi, nato già dopo l’epoca delle appartenenze ideologiche, la politica a tutti i suoi livelli presenta un quadro poco chiaro, non interpretabile facilmente e che quindi le scelte da fare sono sempre piene di incertezze e dubbi.

La cosa importante e sicura è però che la politica resta la più necessaria, importante e nobile delle attività umane: è l’unico modo per prendere in mano i problemi della gente, studiarli, proporre soluzioni e cercare di realizzarle nell’ottica di riconoscersi come collettività e non come sola somma di individui isolati. Certo questa è un’affermazione molto teorica e generale, ma a me basta per respingere tutte le forme di antipolitica o di qualunquismo o di individualismo esasperato che oggi sono così forti.

Entrare di più nel merito non è facile, perché dire “politica” è dire troppe cose insieme: c’è un livello molto generale e grande che si occupa dei macrofenomeni (la pace tra i popoli, gli squilibri economici tra continenti e nazioni, l’ambiente e i rischi ecologici, le migrazioni ...); c’è il livello dei diritti e della promozione della dignità umana (le libertà essenziali, le discriminazioni di sesso, di razza, di religione, di casta da combattere, i problemi etici creati dal progresso tecnologico e dalle nuove scoperte che come sempre offrono grandi opportunità ma a volte possono essere occasione di violenze, alienazioni, nuove schiavitù ...). E poi c’è il livello più vicino dell’amministrazione e delle leggi che regolano le vita delle comunità (il lavoro, le pensioni, la sanità, ma anche i trasporti, i rifiuti, le buche nelle strade ...).

Sono così tante e complesse le questioni che non si può pensare che per ognuna ci sia LA posizione di sinistra e LA posizione di destra. Penso che si debba di volta in volta entrare nel merito e farsi un’idea o assumere una posizione, non assoluta e immodificabile, ma provvisoria, discutibile, modificabile.

Detto questo, io credo che sia necessario anche oggi parlare di Destra e Sinistra e che a ciò corrisponda una vera e ben precisa differenza di sensibilità, valori, priorità. Per poterlo fare bisogna però ammettere che da stesse sensibilità possono nascere diverse posizioni, per cui parlerei piuttosto di Destre e Sinistre al plurale. Voglio dire che non c’è un solo partito che cerca di essere di sinistra, ci sono più partiti, associazioni, sindacati, così come a destra ci sono forze estremiste, nazionaliste, e altre più moderate.

A parte i casi estremi di fascisti o razzisti o terroristi, non penso neppure che in assoluto i valori di destra siano cattivi, negativi, e quelli di sinistra belli e buoni. Ma sono diversi e possono portare a idee di società e di sviluppo molto diverse. Molti filosofi e politici hanno scritto libri per cercare di proporre definizioni di destra e sinistra. Io son solo capace di fare qualche esempio.

Ci sono due valori, tutti e due positivi: il primo è quello che valorizza l’individuo, la persona e dice che bisogna fare di tutto perche egli possa realizzare se stesso, raggiungere gli obiettivi che si pone rimuovendo ogni ostacolo, L’altro sostiene il valore dell’uguaglianza delle persone e della necessità che tutte abbiano le stesse opportunità e che non si possano tollerare differenze troppo estreme nelle condizioni di vita. Ebbene, quando bisogna fare delle scelte perché le risorse non consentono di muoversi in tutte le direzioni indicate, la destra opterà per difendere assolutamente la libertà d’azione dell’individuo che perseguendo il suo interesse farà migliorare tutti, la sinistra cercherà di difendere le condizioni dei più svantaggiati per ridurre le differenze e garantire a tutti condizioni dignitose di vita.

Altro esempio: di fronte al problema degli immigrati la sinistra parte dal valore dell’accoglienza, la destra da quello della difesa della nostra identità e delle nostre condizioni di vita. Nessuna delle due cose è sbagliata in assoluto, ma ne derivano comportamenti e proposte diverse. Poi gli uni e gli altri, quando governano, devono fare i conti con la realtà e, da un lato regolare e cercare di dare ordine all’accoglienza, dall’altra respingere, ma senza scatenare guerre civili dentro società che sono già multietniche e aperte.

Quando c’era Berlusconi, sul piano strettamente politico (su quello etico e legale ci sarebbe molto altro da dire), io mi sentivo contro non perché fosse un puttaniere o un bullo, ma perché la sua idea era che per risolvere i problemi bisogna liberare i ricchi e gli imprenditori da tutte le norme e le tasse che li frenano, così avrebbero potuto diventare ancora più ricchi e potenti e automaticamente anche i poveri sarebbero stati un po’ meglio; io sono invece per più regole a un mercato che è diventato il padrone di tutto, anche della politica e dell’etica e che valuta ogni idea col metro del profitto da generare piuttosto che con quello del bene comune e del destino futuro di cose e persone.

Questi secondo me sono i binari per ragionare e costruire convinzioni e scelte. E allora anche Renzi e Grillo e Salvini diventano un po’ più leggibili e interpretabili. Rimarranno comunque delle incertezze e anche la possibilità di giudizi diversi sulle stesse cose o sugli stessi personaggi. Queste differenze fanno parte della normalità; pensa a quanto discutiamo io e la mamma con giudizi e posizioni diverse, ma io non ho dubbi che condividiamo i valori di fondo e che entrambi ci sentiamo e vogliamo stare “a sinistra”. Non c’è più nessuno, però, che dà la linea da seguire, e bisogna di volta in volta provare e fare il meglio, o il meno peggio che si può.

Mi fermo qui anche se, tolto il tappo, mi verrebbero in mente mille altre cose, ma avremo occasione. Ti ringrazio della tua lettera perché mi ha costretto a riflettere e pensare prima di risponderti. E mi ha fatto anche capire che la situazione è davvero molto complessa e difficile da leggere e che anche noi vecchi non possiamo sempre far finta di sapere con certezza quali sono le scelte giuste.

Ciao bella, un bacio

Papà

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Commenti (3)

un po' di pragmatismo gianfranco ardisson

Cara ragazza,
ti sei chiesta come mai nel nostro paese, attualmente governato da una sinistra erede di un prestigioso PCI, (e con l’opposizione una destra partorita da un influente PSI) la forbice tra ricchi e poveri è troppo divaricata, gli stipendi dei politici sono i più alti del globo, ma soprattutto i salari dei lavoratori sono tra i più bassi dell'occidente?
O gli ideali i eguaglianza che le sinistre amano ostentare sono una favola o tutte le sinistre italiane si sono bevute il cervello!
In realtà la discriminante tra destra e sinistra non passa per l’asse eguaglianza/diseguaglianza ma è riconducibile a due ossessioni:
- la prima (il tormento della destra) è la fobia verso gli elementi percepiti come incompatibili con i modelli in uso nella società;
- la seconda (l’assillo della sinistra) è l’intolleranza nei confronti dei modelli che appaiono imposti dalla società.
BIASIMO INVERSO

Old style Nick

Interessante, questa famiglia che ancora privilegia la comunicazione epistolare alle mail. Grande rispetto per la loro integrita morale, ma forse interpretano con chiavi di lettura datate una societa mutata.

riflessione pragmatica biasimo inverso

Ti sei chiesto come mai nel nostro paese, attualmente governato da una sinistra erede di un prestigioso PCI, (e con all’opposizione una destra partorita da un influente PSI) la forbice tra ricchi e poveri è troppo divaricata, gli stipendi dei politici sono i più alti del globo, ma soprattutto i salari dei lavoratori sono tra i più bassi dell'occidente?
O l’egualitarismo di sinistra è una pura leggenda metropolitana o le sinistre italiane si sono bevute il cervello!
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