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Fusioni congelate

Cavalese e Tesero non vogliono aggregarsi ad altri Comuni

I cittadini di Cavalese e Tesero hanno respinto la rispettiva prospettata fusione con il Comune di Castello - Molina e con Panchià. Nemmeno si è raggiunto il quorum dei votanti, il 30% a Cavalese e il 35% a Tesero. Fra i votanti il 40% ha detto no a Cavalese e quasi il 49% a Castello di Fiemme. Non c’è dubbio: i due matrimoni proposti non sono stati compresi. Del resto, qualunque osservatore obiettivo, riguardo Cavalese, si chiedeva perché questo comune non si fosse alleato con le ville soprastanti, Carano, Daiano e Varena. Perché dalla alleanza siano rimasti esclusi due comuni mignon come Capriana e Valfloriana. Perché Ziano e Predazzo sono rimasti alla finestra, crogiolandosi nella loro presunta autonomia.

I rispettivi sindaci non hanno saputo motivare le loro scelte. Nonostante Cavalese esprima un importante assessore provinciale (Mauro Gilmozzi) e Tesero sia rappresentata da un altro consigliere provinciale, Piero Degodenz, ambedue portabandiera dell’UPT, non si è riusciti a convincere. Non c’è dubbio alcuno, la mancata unione di questi comuni rappresenta una sconfitta politica sia dei sindaci che dell’UPT.

I cittadini di Tesero e Cavalese hanno ritenuto di non aver bisogno di alcuna nuova aggregazione con altre realtà. Hanno avuto timore di dover condividere con “cittadini minori” le future scelte programmatiche? Hanno messo in campo una indicibile dose di egoismo? O una assoluta incapacità di leggere il futuro del loro territorio, di confronto?

I residenti di questi comuni si sono ritenuti autosufficienti nell’intraprendere le grandi progettualità del futuro, le risposte ad una crisi economica che è di sistema e di lungo periodo. Probabilmente la supponenza dei politici di valle unita ad una preoccupante debolezza socio-culturale degli abitanti di Fiemme ha portato al fallimento le previste unioni. Chi ha partecipato agli incontri pubblici preparatori aveva colto nei sindaci protagonisti una assenza di capacità nel costruire emozione, nel prospettare valori, pianificazione e motivazioni forti in queste alleanze.

Non è stato certo un caso che l’unica unione che ha avuto successo sia quella fra i comuni delle ville alte, Carano, Daiano, Varena. I cittadini di questi abitati non hanno sofferto la predominanza di una realtà amministrativa forte (Cavalese o Tesero), hanno compreso che oggi non si cammina più da soli, che è necessario non solo risparmiare sui costi amministrativi, ma anche offrire servizi di maggior livello e avere più forza politica nei confronti di Trento. Nel 2020 questi comuni si fonderanno in un’unica struttura amministrativa, ma Fiemme si troverà ancora divisa in 8 municipalità, tre delle quali non arrivano a 700 abitanti.

Prima del voto si percepiva una diffusa disattenzione: nell’ultimo incontro alla presenza del Presidente Rossi e di altri due assessori provinciali si sono presentati solo 30 curiosi. Fra la gente si raccoglievano più perplessità che convinzioni. Perché Capriana e Valfloriana abbandonati? Perché Ziano e Predazzo rimangono divisi? Perché Cavalese non si è unita, come logica vuole, ai centri soprastanti?

In valle di Fassa nemmeno si è provato ad unire qualche realtà. Su un territorio omogeneo sia sotto il profilo dell’offerta economica che sociale rimangono ben strutturati sette fortini comunali. Soraga non vuole stare con Moena, Vigo e Pozza forse tenteranno un matrimonio di breve respiro, i tre comuni dell’Alta Fassa sono rimasti entità separate. Anche Fassa ha mostrato la sua superbia. Una valle immobile su tutto, convinta che il turismo del futuro possa vivere di solo sci, che i servizi ai cittadini siano un disturbo da affrontare, che la cultura sia un’appendice fastidiosa che qualche buon’anima, nonostante il tentativo di isolarla, continua a sollecitare.

Ora è compito di chi ci amministra, in Provincia come nei Comuni, riflettere su un voto tanto devastante. E anche riflettere se veramente ha senso mantenere attivi i carrozzoni delle Comunità di valle.