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Aeroporto: una vittoria di popolo

Al referendum, il quorum è stato superato e il No ha stravinto

La Lettera dal Sudtirolo” di giugno era finita con un interrogativo: “Gli abitanti della Bassa Atesina hanno chiesto solidarietà. Come reagiranno i sudtirolesi?

Il popolo ha reagito bene, partecipando intensamente ai dibattiti e scrivendo molte lettere ai giornali. Si è informato, ha pensato. E poi ha votato: 70,6 % (130.748) No e 29.4 % (51.815) Sì.

Il quorum da superare era del 40%, e a votare sono andati oltre il 46%, più di quanti sono andati al voto e ai ballottaggi in alcuni comuni.

Non ci sono state feste. Il Dachverband für Natur und Umweltschutz (Federazione per la tutela della natura e dell’ambiente), componente del comitato “no-airport-bz”, ha commentato sobriamente che la vittoria del No è espressione della ragione e del senso di responsabilità verso i nostri figli. E ha messo in guardia chi cerca di minimizzare il risultato, chiarendo che il voto non è solo su quell’utilizzo del denaro pubblico, ma che si tratta di un voto contro l’aeroporto di Bolzano.

Ben diversamente che con la strana consultazione sul progetto Benko, per il voto del 12 giugno sono state messe sul tavolo tutte le ragioni a favore e quelle contro. E alla fine si è visto che le ragioni a favore non hanno convinto gli elettori.

Questa procedura non era scontata, e di questo va dato atto al presidente della giunta Kompatscher (che peraltro poteva accontentarsi del voto del 2009 che aveva avuto l’81% di No). Raramente in Italia (e in questo caso il Sudtirolo è proprio Italia) le grandi opere vengono sottoposte a discussioni aperte e trasparenti. Di solito si prende una decisione sulla base di una proposta cui i politici di maggioranza, indipendentemente dal colore, appoggiati o spinti dalle banche e spesso da qualche trafficante, impegnano grandi masse di denaro pubblico direttamente o per garanzia futura, che puntualmente porta a scassamenti di bilancio: praticamente mai si spiega né tantomeno si dimostra che dell’opera c’è bisogno. Non si parla mai di valutazione dei costi e dei benefici. Un esempio clamoroso è il il treno ad alta velocità della Val di Susa, su cui sono stati prodotti centinaia di pareri autorevoli e decine di libri dei massimi esperti tecnici che ne hanno dimostrato l’inutilità e anzi il danno, i pericoli della liberazione di grandi quantità di amianto in una valle ventosa, mentre non vi è niente che ne abbia dimostrato l’utilità e la ragionevolezza come scelta di politica economica e infrastrutturale, né tantomeno la sostenibilità ambientale.

Il comitato “no-airport.bz” ha sconfitto la politica e i poteri forti (che si sono dimostrati piuttosto deboli, salvo nella prepotenza) con i ragionamenti, e ha invitato ai dibattiti sempre tre persone favorevoli e tre contrarie, esponenti di primo piano sia fra i sostenitori che fra gli oppositori. E le riunioni sono state molte e molto partecipate.

Negli ultimi giorni prima del voto i fautori del Sì hanno dato il via a un bombardamento mediatico (i principali giornali italiano e tedesco erano per il Sì). Ma non è servito, il No ha vinto, stravinto, nonostante gli appelli di politici e imprenditori, del PD (intero) e di una parte della SVP, nonostante le promesse di biglietti scontati (addirittura) per andare in vacanza con la famiglia, nonostante Niki Lauda sia stato riportato in provincia per sostenere l’aeroporto, dopo che un paio di mesi prima l’aveva stroncato. Nonostante o, forse, proprio per l’irritazione che in tanti ha suscitato la presunzione che basti la pubblicità e non servano gli argomenti.

In tutti i comuni, anche quelli turistici, anche a Fié allo Sciliar, comune del presidente della provincia, ha vinto il No, con percentuali altissime. Uniche eccezioni: Corvara e Selva Gardena.

In nessun comprensorio ha vinto il Sì. Nell’area circostante l’aeroporto (Bolzano e Bassa Atesina, 180.000 abitanti), le percentuali di partecipazione sono state altissime, anche oltre il 90% e praticamente tutti hanno votato contro. Ma anche a Vipiteno il No ha vinto con l’81%. La Val Pusteria ha votato No al 72% e 77,7 % la Venosta. Nella città di Bolzano il Sì ha vinto col 65,3%. Ragioni economiche, stanchezza per gli sprechi, scontento per i tagli alla sanità e all’istruzione, solidarietà per Laives e la Bassa Atesina di fronte a un progetto che minacciava la qualità di vita di quasi 200.000 persone, che nessuno aveva potuto rassicurare.

Per la struttura, dopo decenni di sprechi clamorosi e di fallimenti, sembra arrivata la parola fine. Più modestamente si può contare su qualche anno di pace. Poi forse ricominceranno.

Per ora si limitano a disprezzare il popolo o a dire che non si possono mettere in mano alla gente le grandi decisioni. Ma i tempi stanno cambiando, come hanno dimostrato i ballottaggi per i sindaci del 19 giugno. E La Brexit, che ha visto un appassionato e profondo dibattito. Ma lì è Gran Bretagna, la più antica delle democrazie moderne. Da noi questo voto ha dimostrato che il popolo sa decidere se correttamente informato, checché ne dicano i politicanti nostrani, che il popolo lo esaltano quando vota a favore loro e dei loro anche più oscuri interessi, e lo disprezzano quando dà prova di saper prendere nelle proprie mani la responsabilità del futuro.