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L’Autonomia alle elementari?

Lucia Sicheri

Considero allucinante l’aumento delle ore obbligatorie all’interno della elementari per l’insegnamento della storia dell’Autonomia, deciso per semplice emendamento dopo che negli anni scorsi ci sono state discussioni politiche e civili, commissioni di lavoro ad hoc, per stabilire in modo serio e fondato il meglio per i piccoli trentini in erba.

Tutto è iniziato con l’approvazione nel 2006 della Legge Salvaterra, dove veniva stabilito che il monte ore obbligatorio per la primaria passava dalle allora 26 ore a 30 settimanali, con l’inserimento obbligatorio dell’insegnamento della storia della nostra Autonomia e delegando ai piani di studio provinciali la definizione dei contenuti con cui riempire quelle 4 ore in più. L’aumento del monte ore non era motivato da opportunità attentamente valutate, ma semplicemente imposto dalla politica, e solo poi si sarebbe dovuto decidere come utilizzarle.

Nel 2008 a questa assurda previsione senza fondamento un movimento spontaneo e non organizzato di 1600 genitori aveva risposto firmando un documento che chiedeva al Consiglio provinciale il mantenimento del tempo scuola allora in vigore, e cioè sia le 26 ore obbligatorie più altre opzionali, sia il tempo pieno, in modo da garantire la libertà di scelta e di educazione alle famiglie. Accettando le motivazioni dei genitori, l’art. 55 della Legge Salvaterra venne modificato e la definizione del monte ore più opportuno fu affidato alla Commissione di esperti che avrebbe elaborato i Piani di Studio Provinciali.

La Commissione era composta da esperti, non politicamente guidati e altamente qualificati, che dopo mesi di lavoro redassero le loro proposte, stabilendo i contenuti e le competenze della didattica nella scuola primaria e definendo il tempo scuola ideale in un massimo obbligatorio di 26 ore settimanali più eventuali 4 opzionali. Questo documento, approvato nel maggio del 2010 dalla Giunta provinciale e diventato Decreto nel giugno 2010, rese legge i Piani di studio provinciali, definì le discipline obbligatorie di insegnamento e le aree di apprendimento, nonché la quantificazione oraria annuale di insegnamento.

Per quanto riguarda l’insegnamento della storia locale, questa Legge del 2010 già la prevedeva: “In relazione al territorio in cui vive - vi si diceva -,[l’alunno] conosce gli eventi e gli snodi epocali della storia del Trentino e li sa inserire nel più ampio orizzonte della storia generale, nelle sue diverse dimensioni e scale. È in grado di leggere l’organizzazione di un territorio come struttura complessa e interdipendente, in cui fenomeni ambientali, naturali e prodotti dell’azione umana si condizionano reciprocamente”.

Ed ecco che oggi, ancora una volta, la politica si fa beffa degli esperti e non per un obiettivo comune condiviso, ma solo per opportunità di notizia personale.

Il tempo scuola obbligatorio passa a 28 ore obbligatorie per decisione meramente politica, e senza nessuno studio di approfondimento o programmazione della materia si stabiliscono due ore a settimana in più obbligatorie per insegnare storia dell’Autonomia trentina. Ma se non esiste un programma definito di storia dell’Autonomia, come è possibile stabilire il tempo necessario ad insegnarlo? Due ore in più a settimana per 5 anni? In prima elementare ci sarà studio della Storia della Autonomia? In seconda l’argomento di storia è la storia personale, l’ora, le stagioni... solo in terza si inizia a studiare storia in senso stretto.

Sono delusa, perché ancora una volta la politica non vede nel bambino o nelle persone in generale, nei cittadini cioè, il suo obiettivo, ma solo i suoi strumenti.

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