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Il marasma

Che l’estate sia un periodo di fiacca per la politica, non è sicuramente un mistero, anche se quest’anno la Brexit, la crisi dei rifugiati, il terrorismo e in ultimo il terremoto hanno dato filo da torcere a governanti di solito pronti alle “meritate” vacanze.

A seguito del tragico evento che ha colpito l’Italia centrale, il Trentino per fortuna ha fatto la sua solita bella figura presentandosi con una protezione civile solerte, efficiente e costituita da personale competente e motivato. Riguardo alla questione dei richiedenti asilo, al di là delle solite polemiche pretestuose sull’aumento dell’insicurezza e di un inutile incontro dei tre presidenti dell’Euregio con Jean Claude Junker ad Alpbach (solite rassicurazioni), non ci sono state novità di rilievo. Il muro al Brennero è ancora bloccato, forse in attesa che in Austria arrivi un presidente di estrema destra. In quanto al terrorismo, è lontano dal nostro “Land”, e la Gran Bretagna ancora di più.

In questa situazione l’evento politico dell’estate diventa – udite, udite! - la pace tra Dellai e Mellarini. Alcuni parlano di resa, altri di ritirata tattica, altri di un provvisorio armistizio, altri ancora di un compromesso necessario (ma arrivato fuori tempo massimo).

Noi condividiamo quest’ultima ipotesi. Che, pleonastico sottolinearlo troppo, non cambia nulla dentro un partito esangue, capace solo di ripetere schemi vecchi, vecchissimi, dove le beghe per le careghe sono pane quotidiano. Non poteva che finire così. Il viaggio nell’assurdo, “ai confini della realtà” (per citare il titolo di un vecchio telefilm tra l’horror e la fantascienza), doveva in un certo modo terminare.

Nelle puntate precedenti abbiamo cercato di descrivere razionalmente ciò che di razionale aveva poco anche secondo la logica delle poltrone. Mellarini, già assessore super impegnato, diventa segretario dell’Upt cambiando lo statuto del partito ex post, senza una chiara linea politica, scontentando molti e sconcertando gli osservatori. Dellai lo sfida, perde e poi scatena una guerra senza quartiere, con ridicole minacce di adire a vie legali, retromarce scontatissime in nome del “bene del partito e del Trentino”…

Questo sordo conflitto minacciava (e minaccia ancora) di silurare il sindaco di Trento Andreatta, debole di suo fino a poter essere ostaggio della situazione interna all’Upt. Alla fine di luglio un comunicato stampa dell’Upt di Trento (ai ferri corti con i rappresentanti del Cantiere Civico Democratico, lista con la quale Dellai voleva andare “oltre l’Upt” e che esprime i due assessori comunali Biasioli e Maule), minaccia fuoco e fiamme contro Andreatta se non avesse fatto un rimpasto di giunta, cioè accontentando Panetta (dell’Upt) con un assessorato. Pure miserie che hanno però messo in allarme Mellarini e lo hanno spinto a smentire drasticamente l’iniziativa di suoi sostenitori troppo accesi (capitanati dal presidente del partito Fabio Pipinato), cercando invece un accordo con Dellai che ringrazia e incassa. Mallevadori dell’intesa l’assessore Gilmozzi e i consiglieri provinciali, strastufi di quest’andazzo e desiderosi di bloccare l’autonomia degli organi del (proprio) partito, giudicati troppo assertivi, cioè vogliono esistere e contare qualcosa. Queste circostanze e il “generale agosto” hanno per il momento salvato Andreatta. Per il momento. Perché nell’Upt prevale il marasma con correnti contrapposte in guerra permanente. Così Dellai e soprattutto Mellarini sembrano non riuscire a controllare i propri rispettivi gruppi. Andreatta, già in affanno su molti fronti aperti nel governo della città (e questa dovrebbe essere la cosa che conta), e per di più azzoppato dai suoi, si potrebbe ritrovare brutte sorprese alla ripresa autunnale. L’epicentro delle questioni dei prossimi mesi sarà comunque il comune di Trento.

Intendiamoci, queste vicende – condensato di una casta sempre più distante dalla gente - non interessano nulla al Trentino e ai suoi cittadini. Forse interesseranno a Dellai che nel frattempo si deve accontentare di organizzare la micro festa del suo nanometrico partito romano (l’ultimo nome è “Democrazia Solidale”) portando alle nostre latitudini la ministra Boschi, l’ex ministro Riccardi e alcuni non notissimi esponenti del partito di cui egli è presidente.

Chissà. Intanto Mellarini sogna ancora un posto a Roma magari come deputato, mentre nell’Upt i consiglieri hanno come obiettivo la rielezione tra due anni.

Le scelte di governo si fanno altrove. Come già evidenziato più volte, il potere è accentrato nella Giunta provinciale. E in particolare nel trio Rossi- Daldoss- Zeni, con quest’ultimo molto presenzialista ma anche molto appiattito sulla posizione dei primi due. Siamo di fronte a un monocolore Patt più alcune aggiunte. Ma se pensiamo alla situazione interna degli autonomisti (frammentati, poco lungimiranti, in preda alla solita smania da lottizzazione delle poltrone), vediamo quanto il governo del Trentino sia in realtà fragile.