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QT n. 9, settembre 2016 Servizi

Coop, Fezzi for president: basterà?

Boss (alla disperazione) e dissidenti (che temono la guerra totale) convergono. Il movimento cooperativo tenta la svolta.

Alla fine i boss della Federazione delle Cooperative e il gruppo dei “dissidenti” (poi rinominati “giossani” dal loro candidato Geremia Gios di un anno fa, e infine “volontari”, insomma il gruppo degli eterni oppositori, sempre emarginati) si sono accordati su un candidato comune: Mauro Fezzi, presidente della Federazione Allevatori.

Due gli interrogativi: come mai il cda della Federazione è venuto a patti con i disprezzati “malpancisti”? Addirittura accettando un candidato che tre mesi fa aveva chiesto le loro dimissioni? E d’altra parte: perché i dissidenti sono venuti a patti con i mammasantissima, invece di andare a uno scontro che avrebbero molto probabilmente vinto?

“Il cda era ormai alla disperazione” ci risponde Geremia Gios, che oltre che direttore di Economia all’Università è anche presidente della Cassa Rurale di Rovereto. Ai tanti problemi dei vari settori negli ultimi mesi si è aggiunta la crisi, sempre più allarmante e sistemica, delle Casse Rurali. Non solo perché in diverse hanno i conti in rosso e le ispezioni di Bankitalia sono risultate pesantissime, ma perché l’intero sistema delle CR si trova in un limbo di totali incertezze: non è chiaro se dovrà aderire al gruppo unico nazionale con capofila Iccrea, o se sarà in grado di dar vita a un gruppo autonomo; e nel primo caso non si sa quanta autonomia rimarrà loro, nel secondo quanta robustezza il gruppo potrà garantire. E mesi di snervanti trattative, romane e nazionali dei big locali, Fracalossi, Schelfi e Sartori, dopo un anno e mezzo a nulla sono approdate, aggiungendo solo incertezze e sfiducie. Ai presidenti delle Rurali nulla di queste trattative si dice: “È una mancanza di trasparenza e di rispetto del nostro ruolo, inaccettabile” commenta Gios.

Ma il discorso del credito subito si riversa sulla Federazione. Che vive dei soldi travasati dalle Rurali. Soldi che in ogni caso si ridurranno, e di molto: è tutta la Federazione a dover rivedere il proprio ruolo, oltre a pensare di trovare una sistemazione a una consistente porzione dei propri 180 dipendenti.

È in questa situazione che il cda si è reso conto di aver perso la fiducia del movimento. Ed ha deciso di agganciare i dissidenti.

Questi avevano due opzioni: rifiutare ed andare a una conta in assemblea per eleggere un proprio presidente (probabilmente Gios) magari chiedendo le dimissioni del cda; oppure convergere, e cercare un candidato comune.

Hanno scelto la seconda opzione. Con il pericolo di trovarsi poi con il presidente di un’idea, e il cda (che non ha alcuna intenzione di dimettersi) di un’altra. Per evitare questa deriva hanno steso un documento che fissa i nuovi paletti normativi (limiti alla cumulabilità delle cariche e ai rinnovi, limiti ai compensi, peso dei consorzi e delle società di sistema, sistema di voto che dia centralità alle coop di primo grado ecc) tutti tesi a tagliare l’erba sotto ai piedi ai burocrati che da lustri occupano tutte le poltrone possibili. I principi verranno poi dettagliati in una riforma dello Statuto redatta da un Comitato Costituente nominato dall’Assemblea (e non dal cda, altrimenti si era da capo) e che all’Assemblea – si spera – dovrà poi presentare il proprio lavoro.

Come si vede, una serie di modifiche che, se attuate senza annacquamenti, dovrebbero segnare la fine della burocrazia cooperativa. I boss come hanno reagito? Hanno approvato, al momento non avevano scelta.

Si è poi passati al nome del Presidente. Il cda ne ha presentato una serie, tutti non accettabili (l’avv. Andrea Girardi, democristiano nel cuore e targatissimo Patt; Paolo Spagni appena umiliato da Gios alle elezioni alla CR di Rovereto; il notaio Paolo Piccoli, serio professionista e qualificato esponente dell’era geologica democristiana). I dissidenti hanno messo sul tavolo il nome di Mauro Fezzi, che all’ultima Assemblea aveva chiesto al cda di togliere il disturbo.

Il cda ha naturalmente deciso di rimanere, ed anche, obtorto collo, di accettare la candidatura Fezzi.

La cosa non è piaciuta a una parte dei dissidenti, che ritengono più produttivo andare allo scontro frontale: e non fare prigionieri, come del resto non ne avevano fatto i boss quattro anni fa quando aveva vinto Schelfi per il suo sciagurato quarto mandato, e un anno fa, quando aveva vinto Fracalossi. Come mai questo fair play? Non è che, evitando di toglierli di mezzo, i boss poi remano contro?

“Pensiamo che un altro scontro in Federazione sarebbe stato un bagno di sangue in una situazione in cui il movimento è in grande difficoltà. Cerchiamo di costruire non di distruggere” risponde Giuliano Beltrami, che per i dissidenti ha redatto i documenti e condotto le trattative.

Insomma i mammasantissima rimangono sempre?

“Bisogna distinguere: tra chi ha un ruolo in un gruppo, ed è giusto che rappresenti la forza economica, cooperativa che in lui si riconosce. E chi invece ha un ruolo solo politico, e ora è giusto che si faccia da parte. Chiederò al neo presidente di assumere le deleghe a Roma, al posto di Diego Schelfi.”

A questo punto è molto probabile che Mauro Fezzi venga eletto. Avrà l’energia per cambiare un grande movimento finito su un binario morto? Fezzi ha un profilo da dirigente provinciale, è sicuramente dotato di buon senso, come direttore alla Fondazione Mach si è dimostrato corretto, preciso, onesto.

Vedremo se basterà.