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Porfido: lettera aperta al presidente Mattarella

Siamo lavoratori e cittadini provenienti dalla cosiddetta zona del porfido, a cavallo tra l’Alta Valsugana-Altopiano di Pinè e la Valle di Cembra. Nelle cave, aperte sui fianchi delle montagne, si estrae il porfido trentino, una pregiata pietra da taglio e pavimentazione, la cui lavorazione costituisce la risorsa economica più importante della zona e sicuramente una delle più importanti del Trentino. Già prima che il settore venisse investito dalla crisi, iniziata nel 2008, le imprese concessionarie erano ricorse all’esternalizzazione di molte lavorazioni ad imprese artigiane che, in vari modi, hanno contribuito a una forte compressione del costo del lavoro. Hanno fatto così la loro ricomparsa il cottimo puro ed il lavoro nero. In questo modo le grandi imprese, che monopolizzano le concessioni e la commercializzazione, hanno cercato di conservare i propri ampi margini di profitto; a farne le spese sono stati quasi sempre i lavoratori extracomunitari occupati presso tali ditte.

Con l’avvento della crisi gran parte di queste si sono trovate in difficoltà e i primi a pagarne le conseguenze sono stati ancora una volta i lavoratori. All’inizio della crisi, che per questo settore ha evidenti cause interne, gli occupati erano circa 1200, mentre oggi si sono ridotti a meno della metà.

Non va meglio però per chi ha conservato il posto di lavoro perché in questi anni, nonostante le affermazioni relative alla “responsabilità sociale delle imprese”, queste ultime hanno cercato di scaricare sui lavoratori i loro problemi finanziari. Cronica è diventata la prassi di ritardare anche di mesi il pagamento dei salari, per non parlare delle pressioni e dei ricatti di tipo occupazionale. Tutto ciò mentre i patrimoni accumulati in questi anni dagli imprenditori-concessionari non sono stati toccati.

Le condizioni di lavoro nelle cave di porfido sono molto dure: l’operaio sposta e lavora da 100 a 300 quintali di pietre al giorno, ed è esposto a rischi sia sul versante degli infortuni che delle malattie professionali. Tra esse ricordiamo per la loro gravità la silicosi e le patologie dell’apparato scheletrico-muscolare, come pure l’invecchiamento precoce dovuto alla fatica e all’esposizione a condizioni ambientali: pioggia, vento, gelo e calura estiva. Cogliamo l’occasione per denunciare la gravità del tentativo, da parte dell’INPS e delle imprese, di ridurre la fruizione della Cassa Integrazione invernale messo in atto negli ultimi anni.

Purtroppo questi lavoratori hanno subito la beffa di veder vanificato, di fatto, il riconoscimento di lavoro usurante per il settore del porfido dalle norme introdotte dalla “riforma” Fornero.

Nelle scorse settimane è giunta poi, come una doccia fredda, la proposta padronale (di cui si sono fatte portavoce Filca CISL e Fillea CGIL) di ridurre in maniera consistente (500-600 euro/mese) i salari dei lavoratori, andando a cancellare quell’indennità di settore che rappresenta una conquista storica delle lotte operaie di 40 anni fa!

Purtroppo si è giunti a questa situazione grazie al fatto che la legge che regolamenta il settore (L.P. 7/2006) e i disciplinari di concessione (competenza dei comuni) contengono forti elementi di discrezionalità o vengono sistematicamente disattesi. Una tale situazione trova spiegazione nel fatto che la lobby del porfido ha condizionato e condiziona pesantemente le scelte legislative provinciali e controlla, quasi indisturbata da decenni, le amministrazioni locali, nonostante spesso si trovi in condizione di incompatibilità nell’assumere determinate decisioni.

Queste condizioni hanno favorito un certo malcostume istituzionale che condiziona la vita democratica delle comunità, favorendo il malaffare, che sempre più sta affondando le proprie radici all’interno del tessuto economico e della politica locale e provinciale.

Per questo riteniamo di dover chiedere il rispetto dell’art. 41 della Costituzione, che dopo l’affermazione “l’iniziativa economica privata e libera”, ribadisce però che essa “non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

Per tutti questi motivi facciamo appello a Lei, signor Presidente, affinché intervenga presso le istituzioni, nell’ambito delle Sue competenze, a sostegno della nostra richiesta di giustizia e legalità.

Vigilio Valentini ex sindaco di Lona-Lases, Aldo Sevegnani e Enzo Sevegnani, ex consiglieri comunali di Albiano, Walter Ferrari già sindacalista Fillea CGIL, Mario Micheli, operaio del porfido, Kamber Mazllami, ex operaio del porfido, Massimo Sighel, consigliere comunale di Baselga di Pinè

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