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Animalisti all’amatriciana

Dopo il terremoto una nota dj ha twittato, sintonizzata al suo credo vegano, che la tragedia di Amatrice derivava dal suo kharma negativo in quanto patria dell’amatriciana. Qualche giorno prima, a seguito del dilaniamento da parte di due doghi argentini del loro padroncino di anni 2, è scattata puntuale come un timer la petizione online per non sopprimere gli esuberanti cagnetti, bensì sottoporli a sedute di rieducazione. (Qualcuno tiene occupato il cervello con cose così mentre sull’altra sponda del Mediterraneo si consuma una tragedia dell’umanità). Ancora prima era insorto lo sdegno del web contro il rampollino del principe William, colpevole di aver fatto leccare il gelato al suo cocker. Poteva fargli male al pancino. Ergo: il bambino va dato in affidamento e i suoi genitori processati.

Nelle cronache pullulano storie di integralismo animalista. Si tratta ovviamente di casi-limite, che sconfinano nell’insanità mentale. Ma il fenomeno mediatico registra un’irresistibile crescita. C’è sempre più gente che si posiziona pubblicamente in aperto oltraggio al buon senso (o forse il buon senso non esiste). Qualche giorno fa campeggiava sul sito del Corriere un video che immortala una squadra di giovanotti, di ronda lungo i fiumi del Piemonte, dedita a impedire la pesca delle trote. Nel filmato girato dagli stessi molestatori, per poi vantarsene con epico orgoglio sui social, li si sente istruire un tredicenne sulla natura criminale di suo padre (perché sta lì a pescare trote), finché il bambino scoppia a piangere. Così il troticida è costretto alla fuga portandosi dietro suo figlio, rieducato di fresco al veganismo oltranzista. Il video chiosa sui volti raggianti dei salvatori del pianeta. Missione compiuta. Le dita divaricate in segno di vittoria, come faceva Churchill.

C’è infine una tesi inquietante che trapela da social e media: l’equivalenza tra le specie. Non ci si limita a invocare il sacrosanto rispetto degli animali, bensì a considerarli soggetti di diritti al pari di una persona. Ma davvero un uomo e un animale valgono uguale? Cioè, non so... le vite di un figlio o di un cucciolo misurano lo stesso peso? Sarei grato a chi mi aiutasse a dirimere il dilemma: a pensarla così sono davvero in tanti, come sembra, o solo un’esigua minoranza di esaltati?

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