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Aiuto, arrivano gli alpini!

Alpini al lavoro

E così l’Associazione Nazionale Alpini, ha scelto Trento per la propria 91ª adunata degli alpini.

Un’adunata importante perchè si terrà nel 2018, a conclusione del ciclo commemorativo per il centenario della Grande Guerra, e perchè si terrà a Trento: la città di Battisti, la città fortezza dell’ Impero austroungarico, la città simbolo delle divisioni tra irredentisti e austriacanti nel secolo scorso, oggi esempio di tensioni superate.

Proprio per queste sue caratteristiche, Trento ha già ospitato quattro adunate, nel 1922, nel 1938, nel 1958 e nel 1987. Ma, a rimarcare la forte capacità evocativa del mito degli alpini, anche se in varie maniere interpretato, molti ricordano l’ episodio che si svolse il 3 novembre del 1968: quando, per i cinquant’anni dalla fine del conflitto, il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat fu contestato dagli studenti di sociologia che, con Rostagno in testa, manifestavano contro la guerra, scontrandosi – o meglio, venendo malmenati - da un gruppo di alpini che ritenevano ingiusta l’accusa, alla manifestazione e a loro, di essere di destra, fascisti, militaristi e guerrafondai.

Sono passati cinquanta anni da quell’episodio, ne sono passati trenta dalla successiva adunata dell’87, nella quale Trento si svuotò dei suoi abitanti anche vagamente di sinistra, che non volevano essere contaminati dalle centinaia di migliaia di popolani militaristi ed avvinazzati plananti in città. Oggi quelle accuse, già allora infondate, sono del tutto impensabili. Innanzitutto perché l’adunata dell’87 (come le altre in altre città) si dimostrò una grande festa di popolo, con gli alpini tesi a mostrare non tanto eroiche capacità belliche (semmai a ricordare eventi luttuosi, come la ritirata di Russia, in cui lo spirito di corpo non propiziò fulgide vittorie, ma evitò il disastro totale) bensì la riconversione di quello spirito in volontariato civile, che diede subito fattuale prova di sé lasciando la città più linda e pulita di come era prima della calata dei presunti barbari. Ma anche perché innumerevoli sono stati gli interventi che hanno testimoniato questa riconversione verso la solidarietà e la protezione civile: a iniziare dal terremoto del Friuli nel ‘76, in cui l’Ana riuscì a mobilitare 15.000 uomini in grado di ricostruire interi paesi distrutti. Ed è infatti da quell’anno e da quell’evento, quindi grazie agli alpini, che nasce di fatto la protezione civile in Italia.

Così oggi gli alpini, forti di oltre 350.000 iscritti (25 mila nel solo Trentino) sono oramai una associazione riconosciuta più per quanto sanno fare in termini di solidarietà che non per essere, come peraltro sono, una associazione d’arma di ex militari.

Detto questo non vi è dubbio che sempre di un’associazione d’arma, e la adunata a Trento nel 2018 avrà anche un profondo significato legato in particolare a una guerra, con oltre 600.000 morti, combattuta – secondo la propaganda dell’epoca ancora oggi passata per buona nonostante le contrarie, decisive acquisizioni storiche - per “liberare” Trento e Trieste.

Nonostante questo l’adunata non viene impostata per celebrare la vittoria degli alpini italiani sui Landeschutzen (gli alpini austriaci da non confondere con gli schutzen odierni) ma per ricordare la fine della guerra, celebrare la pace e per commemorare tutti i morti, di qualunque divisa.

Da qui al 2018 ci sarà modo per tornare e approfondire il tema sotto molti profili. Quello storico (la fine della guerra in una terra di confine che ha visto trentini combattere e morire con divise diverse), e quello politico (nel 2018 si terranno le elezioni provinciali e alcune forze politiche, chi con gli alpini e chi contro gli alpini, non mancheranno di provare a strumentalizzare la manifestazione). Ci sarà poi il profilo economico: 400mila tra alpini e accompagnatori lasceranno in Trentino oltre 100 milioni di euro con un incasso minimo per le casse della PAT di oltre 20 milioni di IVA, come già Bolzano ha potuto sperimentare.

Le condizioni per una grande manifestazione pacifista di popolo, in grado di ragionare sul proprio passato, in un ricordo non rancoroso bensì pietoso e magari anche istruttivo delle centinaia di migliaia di propri morti, ci sono tutte.. .

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