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Lettera aperta al ministro Lorenzin

In merito alla prima Giornata Nazionale sul Fertility Day, abbiamo letto con attenzione il programma su alcuni temi cruciali quali la possibilità di guarire dalla sterilità, il ruolo della medicina pubblica, la possibilità di preservare la fertilità anche in caso di malattie tumorali e del ruolo dell’età nella possibilità di concepire.

Ci sembra però che sia carente una sessione sulle cause dell’infertilità, problema che affligge ormai il 15% delle coppie e, più in generale, sull’ eziopatogenesi dei disturbi della sfera riproduttiva, oggi compromessa anche per abortività spontanea, prematurità, nati sotto peso, esiti infausti della gravidanza, malformazioni, endometriosi etc.

Esiste ormai una corposa letteratura scientifica che correla tali problematiche con esposizioni di origine ambientale. Ad esempio l’esposizione a pesticidi può alterare gravemente la funzione gonadica maschile con peggioramento della qualità del seme per riduzione della densità, motilità, numero degli spermatozoi, aumento delle anomalie al DNA e alterazioni della loro morfologia, ma anche per inibizione della spermatogenesi per riduzione del volume e peso di testicoli, epididimo, vescicole seminali e prostata.

Così pure per l’endometriosi (patologia complessa diventata ormai una piaga sociale e causa di sterilità femminile) i fattori ambientali sono un importante fattore di rischio.

Più in generale, tutte le sostanze che agiscono come interferenti endocrini (ormai presenti nei nostri ambienti di vita) quali ftalati, ritardanti di fiamma, parabeni, bisfenolo A, diossine, PCB etc. sono in grado di alterare i complessi equilibri ormonali alla base delle funzioni riproduttive ed è stato valutato che i soli costi economici per danni alla salute riproduttiva femminile da interferenti endocrini ammontino ogni anno a 1,5 miliardi di euro. Per non parlare di gravissimi casi di inquinamento da sostanze che interferiscono con le funzioni ormonali, quale quello da perfluoroctani presente in Veneto e oggetto di specifiche ricerche.

Vorremmo infine ricordare come per la cattiva qualità dell’aria non si registrino solo problemi ischemici, circolatori, respiratori, tumorali e danni al cervello in via di sviluppo, ma anche deleteri effetti sulla salute riproduttiva.

Ma anche l’abortività spontanea è correlata all’inquinamento atmosferico: uno studio condotto nel Sud Italia ha dimostrato un incremento di abortività spontanea del 19,7% e del 33,6% per ogni incremento di 10 ?g/m3 rispettivamente di PM10 e di ozono, anche se tali concentrazioni rientravano nei limiti di legge.

In conclusione ribadiamo la nostra convinzione che infertilità e disordini della vita riproduttiva siano fra le funzioni più fragili, e importanti della salute umana, che è intimamente connessa con la salubrità dell’ambiente di vita e di lavoro.

Essere consapevoli dei rischi ambientali connessi all’infertilità e ai disturbi della vita riproduttiva non può che favorire comportamenti più responsabili dei cittadini e - ci auguriamo - provvedimenti più consoni a tutelare anche queste funzioni della salute, sia da parte del legislatore che delle istituzioni.

Per l’ISDE Italia (Medici per l’Ambiente) Dr. Roberto Romizi, presidente, Dr.ssa Patrizia Gentilini, della Giunta Esecutiva e Comitato Scientifico

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