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Ex Michelin? Scenografia buona per la fantapolitica

Il documentato report di Gianfranco De Bertolini (allegato al numero scorso di QT), ben introdotto dall’editoriale di Ettore Paris, ci fornisce elementi per intuire il garbuglio di connessioni tra politica e affarismo sul quartiere delle Albere, dal concepimento dell’idea fino alla sua edificazione. Aggiungo un’osservazione di carattere politico-economico e una riflessione... esistenziale.

A fine 2006 scoppia in USA la crisi dei subprime, interconnessa alla caduta dei prezzi degli immobili e alla flessione della domanda globale. Negli anni successivi si propaga al mondo intero. La Cina rallenta, la Russia rantola. L’Europa fa i conti con una mezza disfatta: affondano Spagna e Portogallo, l’Irlanda dà i numeri, la Grecia sprofonda all’inferno, il Regno Unito affronta una manovra da lacrime e sangue... In Italia lo spread impazzisce, il Pil va in caduta libera... Ecco, sic rebus stantibus, qui da noi si procede per portare a termine l’opera faraonica delle Albere. A nessuno pare saltare in mente che sia il caso di modificare un po’ i piani. Avanti tutta! Come il Trentino non fosse in Italia, in Europa, sulla Terra, ma su un altro pianeta. Così in pieno crollo del mercato immobiliare noi costruivamo una città. Che ovviamente oggi è vuota, come le tasche pubbliche da cui sono usciti i soldi per edificarla e per poi tenerla lì, a bagnomaria. Frutto del delirio di monarchi con l’orologio rimasto fermo all’età dell’oro? Oppure del cinismo misto a incoscienza, nel perseguire obiettivi affaristici senza curarsi delle prevedibili conseguenze?

Quando passo dalle Albere mi sorge spontaneo pensare: ma quanto mi farei pagare per vivere in un posto così? Un posto dove non c’è posto per nulla perché tutto è già predefinito, squadrato, rigido, intoccabile... e devi guardare il numero civico per capire qual è casa tua. Pare di star dentro a un romanzo di Bradbury, anzi, sarebbe la location ideale per un remake di “Fahrenheit 451”. Gli alveari dove collocare le masse irreggimentate sono già pronti. La nostra Hollywood per la fantapolitica.

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