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Due cretinate pazzesche

“Batman v. Superman: Dawn of Justice” di Zack Snyder e “Suicide Squad” di David Ayer

“Batman v. Superman: Dawn of Justice”

Mi sono detto: è estate, andiamo a vedere qualcosa di diverso. Anche per non fare il solito snob che si interessa solo agli autori e ai film colti, o presunti tali. Il cinema è arte popolare, va esplorato tutto. Così a giugno ho visto “Batman v Superman: Dawn of Justice” di Zack Snyder e adesso “Suicide Squad” di David Ayer, ambedue ispirati a fumetti della DC Comics, quelli di Superman e Batman.

Il giudizio critico è presto fatto: due cretinate pazzesche. Ecco perché in riflessioni sparse.

1. La tecnologia digitale e l’arte grafica possono ormai creare qualsiasi cosa sullo schermo. Il risultato è che, specialmente i film tratti da comics, puntano tutto sulla spettacolarità degli effetti speciali. Le storie sono pretesti banali e i personaggi caratterizzazioni elementari, più bidimensionali che nei fumetti. Quando poi si cerca di dare un po’ di profondità le cose peggiorano con insopportabili e stucchevoli stereotipi sentimentali. Insomma, tutto è solo pretesto per dare spazio a una superficie di rutilanti effetti visivi, montaggi ipercinetici, bombardamenti sonori per cervelli impostati al consumo di ipertrofie ottico-fonetiche. Per fare un esempio concreto, la colonna sonora affastella brani rock anni ’70 (Black Sabbath, Queen, Creedence Clearwater Revival…) e rap. Tutto sparato a caso, come puro supporto enfatico, tanto per esaltare le immagini e catturare pubblici di generazioni diverse.

2.Batman v Superman: Dawn of Justice” è il sequel di un precedente film. Non lo sapevo e non l’avevo visto. Ho passato così la prima ora del film a subire una serie di catastrofi e conflitti senza capirci una cippa. Ammetto, non mi sono impegnato molto, mi sono lasciato trasportate delle immagini, ma lo giuro, proprio non si capisce niente. Nella seconda parte le cose si calmano e qualcosa si intuisce, mostrando con più chiarezza la sua inutile stupidità. Insomma, era meglio prima.

3. In “Suicide Squad” l’assunto è questo: gli Usa sono sempre sotto minaccia e devono difendersi, da chi e cosa non si sa, ma devono difendersi. Protezione e prevenzione sono le parole chiave. Neanche la storia gli avesse insegnato qualcosa, con questa fissazione della prevenzione, che ha creato sconquassi in tutto il mondo.

Fino adesso ci è andata bene con Superman dalla nostra parte, ma se apparisse un Superman terrorista?”, recita un personaggio. Per questo un ente governativo segreto crea un’unità operativa formata da criminali estremamente pericolosi, reclutati in un carcere di massima sicurezza, cui sono affidate missioni di protezione ad alto rischio, in cambio di clemenza per le loro pene detentive.

Seguite il ragionamento: siccome si ha paura di un potenziale Superman cattivo, si crea per combatterlo una squadra di veri feroci criminali metanormali, cioè pure loro superdotati. Mettiamo in moto dei conclamati cattivi per proteggerci da dei buoni, potenziali cattivi. Paranoia allo stato puro!

Io che nel 1967 ho fatto fatica a passare dalla definizione di Nembo Kid a quella di Superman, adesso devo accettare, per bizzarria di sceneggiatori senza idee originali, che i buoni diventino cattivi. Salto mortale a 180 gradi.

“Suicide Squad”

4. Ed ecco i presunti super cattivi (che però, in fondo, sono i buoni, e finiamo per stare dalla loro parte), che posano da super duri, tutto atteggiamenti, frasi ad effetto e moine, ma sotto sotto sono super fragili che davanti agli occhioni della prima figlia in lacrime si bloccano e non riescono più a sparare e mitragliare come bellamente avevano fatto fino a due secondi prima. Mah.

5. Eddai, ma sono fumetti. Sì, lo so, è fantasia scatenata, mica devono essere credibili. Certo, e se fosse tutto un divertissement puro o una parodia, direi ok. Invece questi film, tutti o quasi, si prendono a tratti sul serio, le atmosfere sono cupe e minacciose, insomma, si atteggiano ad apocalittiche metafore delle nostre società. Supereroi con super problemi contro super cattivi per avventure e gesta che fanno finta di avere senso nel nostro mondo presente. Ma è tutto così elementare, stupido, semplificato che l’equilibrio tra straordinario e possibile, per la permanenza di un minimo di credibilità, è una presa per il culo per adolescenti decerebrati.

Ma io, anche solo per un fatto anagrafico, non faccio parte della categoria...

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