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Attenti al gattopardo

Mauro Fezzi, nell’assemblea in cui ha preso in mano le redini della Federazione Cooperative, le cose giuste le ha dette.

Mauro Fezzi

Peraltro il compito non era particolarmente difficile. Un’associazione grossa, anzi elefantiaca, potente e forse declinante, in crisi aperta e conclamata: chiaramente ha bisogno di parole che diano speranze di cambiamento. Fezzi le ha dette. A iniziare da quelle poi più gettonate sui giornali: “di sola esperienza si muore”, a significare che sono finiti i tempi in cui l’esperienza (dove si deve leggere il potere consolidato, le poltrone agli inamovibili) vinceva sul rinnovamento.

Frase applaudita, perfettamente centrata, eppur molto impegnativa. Centrata perché la cooperazione – magari non le singole cooperative, oggi, ma la Federazione, cioè il movimento complessivo, senz’altro – sta versando in una crisi verticale: che dagli uomini poco credibili è passata ad essere essa stessa poco credibile, negli obiettivi e nei contenuti. Cosa significa fare la spesa al Millennium Center invece che al Poli? Per un po’ hanno raccontato che i profitti del Millennium andavano ai piccoli negozietti di montagna, mentre la famiglia Poli intascava i suoi; poi si è visto che al contrario, sono le Famiglie Cooperative a dover pareggiare i buchi degli ipermercati cooperativi, mentre i Supermercati Poli (almeno fino a qualche anno fa) presentavano un dettagliato bilancio sociale sul loro impatto sul territorio, ed oggi pubblicizzano il sostegno ai prodotti locali. Insomma la cooperazione ha perso molti dei suoi caratteri distintivi, un po’ nel bene - ha seminato nel resto della società - un po’ nel male, si è adeguata alla burocratizzazione e separatezza dei vertici, regnante in tante organizzazioni complesse. Per questo, dire “di esperienza si muore” significa dare lo sfratto a un ceto. O almeno, così dovrebbe essere.

In effetti Fezzi ha ripreso tutti i temi forti che in questi anni sono stati agitati dalla minoranza: centralità del socio, “nostro giacimento sono gli uomini, il rapporto con loro”, “nel concreto noi siamo un antidoto alle disuguaglianze”, intercooperazione, formazione (“sui principi, non solo sulla tenuta dei conti”), regole per i limiti e contro i cumuli di mandati ecc.

Tutte cose giuste. Anzi, a questo punto, doverose.

Mancava il colpo d’ala, una qualche prefigurazione di come dovrà essere il movimento degli anni 2000. Ma anche, più prosaicamente, non si vedeva con chiarezza come dovrà essere un movimento non ostaggio dei burocrati.

Di fatto Mauro Fezzi non è un rivoluzionario né un profeta. Ma nemmeno un leader in grado di indicare una nuova strada. Deve solo – e non è poco - gestire al meglio una fase che si spera di transizione.

Questa sostanza è indicata dalle stesse modalità di nomina e di elezione. Fezzi è risultato un candidato di compromesso: che va bene sia agli ex contestatori, che non hanno voluto impegnarsi in una dura tenzone per dare la spallata definitiva alla nomenklatura; sia ai burocrati, che se lo sono fatto digerire, sperando di gestire con lui una transizione in cui si cambi il meno possibile. La soluzione gattopardesca – tutto cambi affinchè nulla cambi – è la trincea in cui si sono asserragliati i mammasantissima: e come è noto, questa è una linea di difesa molto efficace, soprattutto in Italia.

E’ anche però una linea scoperta, molto evidente. Fezzi dovrà stare molto attento a non risultarne prigioniero.

Perché, siamo chiari: le regole elettorali avevano prodotto un mostriciattolo istituzionale. Il vecchio assetto, con Fracalossi presidente e il Consiglio di amministrazione a sua immagine e somiglianza era andato in pezzi con il precipitoso e un po’ vergognoso abbandono della carica da parte del presidente. Ma gli era sopravvissuto il Cda, assolutamente non intenzionato a sgomberare, legittimato in questo da uno statuto che prevedeva la rielezione del solo presidente. Di qui il dilemma per gli innovatori: la guerra totale per liberarsi anche del Cda, oppure la soluzione di compromesso, il candidato condiviso.

Condiviso non dovrebbe però dire debole. O immobile. Altrimenti a breve si sarà da capo.

Deve invece dire transitorio, candidato-ponte per gestire il passaggio alle famose nuove regole e quindi a nuove elezioni. Concorda Fezzi? E il cda?

Il banco di prova è la Commissione per il nuovo Statuto. Le prime avvisaglie non sono incoraggianti. Secondo gli accordi presi in precedenza, 6 membri della Commissione dovevano essere nominati dall’assemblea, 3 dal Cda. Che invece ne ha nominati 5. Inoltre: la Commissione ha tempo sei mesi per proporre il nuovo Statuto, ma un mese è passato, e non c’è stata alcuna riunione. Si sta facendo melina?

Fezzi dovrebbe stare molto attento, nel gioco del rinvio e dell’inazione, i vecchi burocrati sono campioni indiscussi.