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L’Alemagna si ferma qui

L’Europa boccia il prolungamento della autostrada in Cadore

Vignetta opera di Manuel Riz

L’autunno in Cadore è stato vissuto con tensione. Un durissimo scontro ha alimentato il dibattito sul futuro di quella terra: si deve investire nel prolungamento dell’Autostrada A27 da Pian de Vedoia all’Austria (La Venezia-Monaco) o è più efficace investire in collegamenti più moderni, efficienti, meno impattanti? Da una parte l’europarlamentare dei Conservatori e Riformisti, Remo Sernagiotto, definito “l’uomo con la pistola”, dall’altra comitati locali, associazioni ambientaliste, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

Durante tutta l’estate un gruppo di attivisti costituitisi in una contraddittoria associazione “Vivaio Dolomiti”, affiancata dall’ex segretario di Dolomiti UNESCO Giovanni Campeòl e Confindustria, ha alimentato il dibattito a favore del completamento dell’autostrada.

Perché Vivaio Dolomiti è una associazione contraddittoria? Perché da una parte, lodevolmente, si oppone al grande elettrodotto Lienz-Venezia, che, qualora realizzato, straccerebbe i versanti boschivi del Cadore. Dall’altra ha scatenato una feroce e insensata opposizione alla Fondazione Dolomiti UNESCO, ritenuta inefficace nel tutelare il territorio dolomitico. Inoltre sostiene il traffico sui passi dolomitici, sostenendo che gli accessi andrebbero potenziati costruendo ulteriori parcheggi in quota. Infine - perla sulle perle - propugna l’ultimazione della autostrada. Chi conosce le vicende sociali e politiche del bellunese conosce bene Giovanni Campèol, il primo segretario della Fondazione, rimasto in carica pochi mesi e poi invitato ad allontanarsi nel modo più silenzioso possibile, un silenzio durato comunque troppo poco.

Ora l’uomo è nuovamente protagonista della scena sociale: a suo avviso il marchio Dolomiti UNESCO deve servire unicamente ad attrarre masse di turisti, a collegare nel modo più veloce possibile Venezia a quel territorio. La Regione Veneto lo ha anche delegato come suo rappresentante in EUSALP, il grande progetto della macroregione alpina. Attraverso EUSALP e le sue conoscenze, sembra che Campeol voglia tessere la sua vendetta contro la Fondazione Dolomiti UNESCO. Ad anni di distanza non ha ancora compreso le motivazioni del suo fallimento.

Una bocciatura dopo l’altra

Vignetta opera di Manuel Riz

Tanto battage sulla stampa non poteva che coinvolgere le istituzioni. Con grande sorpresa il 26 settembre Sernagiotto riesce a far passare nella Commissione Trasporti dell’Europarlamento alcuni emendamenti che ripropongono il collegamento autostradale verso Monaco. Gli stati sono rimasti spiazzati, quindi fermi. È stata l’immediata reazione di comitati di base, “Per Altre Strade” su tutti, dell’Ecoistituto Veneto e specialmente di CIPRA a ricompattare una opposizione sconcertata e quindi a far ripartire un dibattito. In sole due settimane i governi del Tirolo e dell’Austria bocciavano il progetto, pochi giorni dopo si pronunciava in modo identico e fermo l’Euregio (Trentino, Sud e Nord Tirolo) e il 12 ottobre a Grassau l’intero segretariato della Convenzione delle Alpi (la rappresentanza degli 8 governi degli Stati nelle Alpi) cassava la proposta perché in contrasto con il dettato della Convenzione delle Alpi. CIPRA International, sostenuta dalle CIPRA nazionali (Italia, Sudtirol, Austria e Germania), si attivava presso l’Europarlamento, come pure decine di deputati di SVP, PD e M5S. Forza Italia si spaccava, con Elisabetta Gardini, capogruppo del Partito Popolare Europeo, contraria ed altri deputati favorevoli.

Il 25 ottobre l’Europarlamento votava i vari emendamenti, il primo, il più diretto a favore della autostrada, veniva bocciato con 545 voti contrari e 104 favorevoli, gli altri con numeri poco discostanti. Una sconfitta definitiva, dunque quella autostrada non si farà mai più: “Un segnale politico di buon senso e razionalità” - è stato il commento di CIPRA Italia.

Sernagiotto show

L’europarlamentare Remo Sernagiotto

È opportuno riflettere sulla qualità del confronto che ha animato la stampa veneta. Se da una parte Theiner (vicepresidente della Provincia di Bolzano), l’europarlamentare Dorfmann e i parlamentari Bressa e Puppato motivavano la loro contrarietà prendendo in considerazione la qualità della futura mobilità in Cadore verso l’Austria, dall’altra le reazioni erano deprimenti.

I Conservatori e Riformisti si sono scagliati contro la traditrice Gardini, affermando che i bellunesi hanno perso l’opportunità di veder investiti 3 miliardi di euro. Remo Sernagiotto dichiarava che “troppi bellunesi, facendo il gioco della lobby altoatesina, hanno perso una opportunità… Perché ci dobbiamo accontentare di un trenino stile Loacker, buono per farci pubblicità con le marmotte?” E prima del voto, seccato dalle intromissioni sul tema degli altoatesini e dei trentini, Sernagiotto dichiarava: “Caro Theiner, dorma pure notti tranquille, la nostra proposta di prolungamento dell’A27 non passerà per il Trentino-Alto Adige. Dica la verità, la preoccupazione è quella di perdere i preziosissimi introiti dell’A22!…Non ci stiamo alle sue accuse, quello che ci interessa è migliorare la viabilità. Il nostro progetto passerà per il Cadore, per Sappada e Comelico fino a Lienz in Austria e creerà un collegamento tra Italia e Austria portando ricchezza nel territorio e offrendo un’opportunità di sviluppo alle aree che ora si trovano in una zona poco servita…Non capisco l’intromissione di rappresentanti del Trentino-Alto Adige, l’unico svantaggio per loro sarà a livello economico, perché la nuova infrastruttura devierà parte del traffico e quindi andrà a toccare gli interessi di molti. Non parlatemi di rispetto dell’ambiente, quello che sta a cuore in questo caso sono i soldi”.

E Sernagiotto, anche se non si direbbe, è capace di fare perfino dell’ironia: “Possiamo annettere Bolzano alla provincia di Belluno, così gli abitanti usufruiranno dei pedaggi dell’A22, avremo le reti elettriche interrate, le falde acquifere inquinate dai pesticidi…tutte cose che ci mancano”.

La risposta più efficace a questo inno della cementificazione di una terra arriva dal docente di pianificazione territoriale prof. Matties Gather, intervento che sintetizziamo: “Può accadere che la grande infrastruttura sia il mezzo meno indicato per creare più occupazione o contrastare lo spopolamento delle aree periferiche. Un effetto placebo di breve durata, i tempi della costruzione. Così operando non si affrontano i problemi reali del territorio e la ripresa si allontanerà ancora più velocemente: l’autostrada servirà solo come via di fuga per migranti e pendolari”.

Fra pochi giorni i comitati e le associazioni ambientaliste bellunesi porteranno i temi dello sviluppo del territorio bellunese all’attenzione della popolazione. Si discuterà di ferrovia, quale e come, si discuterà dell’abbandono della montagna, delle azioni tese a riportare la vita in un territorio sempre più marginale, si discuterà di autonomia. Dai cittadini arriva un segnale opposto a quello sostenuto dai cementificatori e dalle lobby autostradali: la qualità dello sviluppo la si discute assieme, le scelte si costruiscono condividendo percorsi, partendo dal basso, diffondendo e non accentrando ricchezza (o tangenti), non solo economica, ma anche culturale, investendo nel sociale.

Una storia a noi vicina, tanto simile al sempre presente delirio della Valdastico, un progetto questo che non trova nel mondo politico trentino una ferma e convinta opposizione come quella dimostrata dai politici del Triveneto con il dibattito promosso presso il Parlamento europeo riguardo l’A27.