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Chi soffia sul fuoco

Dietro gli attentati incendiari a Soraga e Lavarone contro strutture per l’accoglienza dei rifugiati c’è una irresponsabile campagna d’odio istituzionale e mediatica

Osservatorio contro i fascismi Trentino AA - Südtirol

Negli ultimi tempi due episodi di una certa gravità hanno segnato il dibattito pubblico sull’accoglienza in Trentino: a Soraga, in Val di Fassa, nella notte tra il 28 e il 29 ottobre, ignoti hanno appiccato fuoco ad una casa-albergo destinata ad ospitare alcuni richiedenti asilo; il 16 novembre, invece, è stata la volta di Lavarone, dove a venire incendiato è stato il portone d’ingresso di un edificio che a breve avrebbe dovuto accogliere 24 profughe provenienti dall’Africa sub-sahariana.

Questi episodi allarmanti hanno trovato la pronta risposta delle comunità locali. Nel primo caso, i sindaci dei sette comuni confinanti hanno deciso di accogliere nelle rispettive comunità gli stessi migranti; a Lavarone il sindaco ha ridipinto lui stesso la porta incendiata ed ha accolto di persona le ventiquattro ragazze. In più, le comunità dei due piccoli comuni trentini hanno più volte fatto sentire la propria voce, stigmatizzando e prendendo le distanze dai recenti episodi intimidatori. Nonostante questa rassicurante reazione da parte delle istituzioni locali e di buona parte della popolazione, appare necessario cogliere l’occasione di questi due attentati per proporre qualche riflessione sulle dimensioni del fenomeno dell’accoglienza sul nostro territorio e su come questo sia diventato un business politico per la destra trentina.

Numeri e caratteristiche dei richiedenti asilo

L’arrivo a Lavarone delle donne nigeriane richiedenti asilo

Nonostante i media locali e nazionali siano diventati ormai ostaggio degli allarmi “anti profughi” che annunciano un’improbabile invasione da parte di orde di richiedenti asilo, il fenomeno sul territorio italiano ha dimensioni più che modeste. L’accoglienza dei richiedenti asilo, oltre che un dovere etico ed umanitario, è un dovere dei Paesi membri dell’Unione Europea sancito da svariati trattati Internazionali e atti emanati nel corso degli ultimi anni dalle istituzioni comunitarie. A dispetto di tali obblighi normativi, l’Italia è tuttora sprovvista di una legge nazionale organica che dia reale attuazione alle disposizioni costituzionali e non si colloca di certo ai primi posti nella classifica dell’accoglienza. Negli ultimi due anni sono sbarcati in Italia circa 300.000 migranti; di questi oltre 70.000 hanno deciso di non fermarsi nel nostro Paese (fonte Eurostat). Gli arrivi in Italia vanno poi messi in relazione sia con i dati delle migrazioni forzate nel mondo (65,3 milioni, fonte UNHCR), sia con la presenza dei cittadini stranieri residenti in Italia, che superano di poco i 5 milioni (ovvero l’8,3% della popolazione). Terminando con le statistiche, il Trentino alla data del 28 ottobre 2016 accoglie 1.439 richiedenti asilo, lo 0,27% della popolazione. I cittadini stranieri censiti al 1° gennaio 2016 sono 46.466, un misero 0,3% in più rispetto alla media nazionale. Tutto si può dire, quindi, meno che il Trentino sia la meta desiderata dai migranti forzati. Né che “siamo in emergenza”.

Il territorio provinciale può fare la sua parte, soprattutto considerando le strutture ricettive, le realtà associative e la macchina organizzativa che questa regione può vantare; e in effetti la sta facendo. Nonostante ciò, una parte considerevole della destra locale non ha perso l’occasione di utilizzare la tematica per alimentare l’odio verso lo straniero e nel frattempo - perché no - rimpolpare il proprio consenso elettorale.

1915. Quando i rifugiati eravamo noi: profughi di Lavarone ad Altschwendt, Austria. (Per gentile concessione del Laboratorio di Storia di Rovereto)

La destra trentina fra teatrini mediatici e dichiarazioni di guerra

La protagonista assoluta dello stucchevole teatrino dell’odio è la Lega, che negli ultimi due anni ha fatto di tutto per gettare allarme tra la popolazione alla vigilia di ogni arrivo di migranti e alimentare l’odio delle fasce economicamente più svantaggiate verso i nuovi arrivati. Di presìdi, comizi e campagne contro gli immigrati si è ormai perso il conto, ma la vera specialità del Carroccio trentino sembra essere la bufala. L’immagine dei profughi che i leghisti nostrani ci vorrebbero restituire è quella di giovani privilegiati, potenzialmente pericolosi e senza alcun reale bisogno di essere accolti; per trasformare questi pregiudizi in realtà, la compagine leghista è disposta a qualsiasi cosa, anche a imbastire inutili e vuoti casi mediatici.

Il primo episodio è il tristemente famoso “stupro” di Marco: nel luglio 2014 una giovane donna si reca in Questura denunciando di aver subito uno stupro per mano di un africano, probabilmente proveniente dal locale centro di accoglienza. Nonostante le indagini siano ancora oggi in corso, il segretario trentino della Lega non si è attardato a indire una conferenza stampa nella quale affermava che l’atto era abbondantemente prevedibile, e anche l’allora sindaco di Rovereto Andrea Miorandi (PD), sotto elezioni, annunciava la chiusura “senza se e senza ma” del centro di prima accoglienza. Nel gennaio 2015 il Commissario del Governo Francesco Squarcina, nel corso di un incontro per illustrare ai sindaci trentini il piano di accoglienza profughi, ha definito l’episodio “una fandonia”. Nel frattempo, però, il centro d’accoglienza di Marco è stato ridimensionato.

A ridosso delle elezioni amministrative la campagna anti-profughi della Lega è diventata martellante e, visto che l’argomento sembra essere particolarmente caro al segretario nazionale Salvini, Maurizio Fugatti ha dato fuoco alle polveri e inventato una panzana colossale: i profughi sarebbero pagati dalla Provincia fino a 600 euro al mese, “rubando lavoro” in periodo di crisi agli italiani. Dopo che la sensazionale notizia è stata ripresa in maniera acritica da diversi giornali locali e nazionali, tra cui i sempre presenti La Voce del Trentino e Il Giornale, arriva la smentita del Cinformi: nella normativa nazionale sui tirocini, ai quali il consigliere si riferiva, si precisa che chi gode già di sussidi economici non riceve nessun beneficio economico da queste esperienze di formazione. La smentita però, si sa, non fa notizia.

A fianco della Lega nel corso del tempo è accorsa la destra più xenofoba e vicina al neofascismo, incarnata da CasaPound e Forza Nuova. Se la Lega sembra agire più che altro sul piano delle rappresentazioni, usando la sua presenza nelle stanze della politica istituzionale e il buon rapporto coi media, la destra neofascista trentina preferisce modalità d’azione più fisiche e minacciose. Oltre all’utilizzo del solito repertorio sensazionalistico e vittimista che illustra i cittadini immigrati come privilegiati rispetto alla popolazione trentina, CasaPound è stata protagonista di diversi blitz notturni con cui ha attaccato simbolicamente le sedi istituzionali “responsabili” degli aiuti ai richiedenti asilo, per erigersi poi a paladina dei trentini dimenticati. Anche Forza Nuova sembra aver preso a cuore il nostro territorio: ha dichiarato che il Brennero diventerà la sua trincea e inizia a essere presente soprattutto nell’area orientale della regione, probabilmente sfruttando la prossimità con l’alto vicentino dove la formazione di estrema destra è consolidata. Forte di questa vicinanza, Forza Nuova Trentino è riuscita a organizzare un incontro pubblico in una sala comunale di Predazzo il 4 novembre, solo una settimana dopo l’attentato incendiario avvenuto nella vicina Soraga ai danni di un hotel che stava valutando l’opportunità di ospitare alcuni richiedenti asilo.

I tentativi di infiltrazione della destra xenofoba

Ad oggi un solo comune trentino ha rifiutato di dare accoglienza: stiamo parlando di Avio, guidata dalla giunta di destra del sindaco Federico Secchi, che lo scorso anno ha respinto otto richiedenti asilo. Il sindaco aveva motivato la sua scelta spiegando come gli abitanti di Avio, che si trovavano in difficoltà economica, avrebbero potuto mal interpretare il gesto (per tutta risposta pochi giorni dopo nasce il comitato “Avio Solidale”). Per comprendere meglio la scelta del sindaco sono necessarie alcune precisazioni. Secchi è stato eletto grazie ai voti di Lega e Forza Italia, partiti notoriamente poco propensi all’accoglienza. Il bagaglio politico del sindaco, inoltre, annovera una passata appartenenza ad Alleanza Nazionale; proprio durante la militanza nel partito dei reduci del MSI, Secchi salì alla ribalta delle cronache quando venne immortalato mentre si esibiva in un saluto romano durante la commemorazione di un ex combattente della RSI morto a Rovereto. Si potrebbe quindi pensare che il sindaco sia stato influenzato più dalle proprie convinzioni ideologiche e dei suoi alleati di giunta che dal volere dei cittadini aviensi.

Quando, come avviene nella stragrande maggioranza dei comuni trentini, i rappresentanti istituzionali delle comunità locali sono a favore dell’accoglienza, chi fa soffiare il vento dell’odio viene dall’esterno. Difficile non notare come due giorni prima dell’attentato di Soraga il già citato consigliere della Lega Fugatti avesse avanzato un’interrogazione chiedendo chiarimenti sul possibile invio di una quarantina di migranti proprio nel comune di Soraga.

Quasi stesso copione a Lavarone: 4 giorni prima dell’attentato, durante una serata sul tema dell’accoglienza, ecco che alcuni esponenti del gruppo “Prima Noi”, tra cui il portavoce Alex Cioni, intervenivano duramente nei confronti dell’accoglienza, cercando di aizzare, sebbene senza successo, i cittadini di Lavarone contro le richiedenti asilo.

“Prima Noi” è l’ennesimo tentativo dell’estrema destra neofascista di infiltrarsi nella cittadinanza attraverso fantomatici comitati di cittadini: il gruppo nasce nel vicentino ed è formato in larga parte da militanti di formazioni come Forza Nuova, Ordine Sociale Alto Vicentino (che si occupa di ronde), Continuità Ideale. Alex Cioni, inoltre, è uno dei leader più noti del neofascismo vicentino, candidato nel 2004 in Alternativa Sociale (cartello che riunisce le principali sigle dell’estrema destra) e spesso al fianco di personaggi come Roberto Fiore e Alessandra Mussolini. A fianco dei vecchi e nuovi partiti xenofobi, dunque, hanno fatto la loro comparsa anche esponenti di comitati territoriali fittizi provenienti dal vicino Veneto, con la chiara intenzione di spingere una parte della popolazione trentina sulla sponda dell’intolleranza.

Per concludere, quindi, gli attentati incendiari dell’ultimo mese più che episodi isolati appaiono atti eclatanti inseriti in un dibattito pubblico dove il linguaggio violento e allarmistico contro i richiedenti asilo è utilizzato ormai in maniera quasi routinaria da formazioni politiche dichiaratamente razziste. La risposta delle istituzioni sembra essere rassicurante; ma basterà da sola, in tempo di crisi economica, a respingere il vento dell’intolleranza?