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“Haydi!”

Familie Flöz: precisione, genio

Tre attori danno vita ad una quindicina di personaggi, attraversando con genio diverse forme teatrali, con una precisione per i dettagli incredibile e creando comicità e poesia al tempo stesso. È possibile? Se si parla di Familie Flöz, assolutamente sì.

“Haydi!”

Della magia prodotta dal trasformismo e dalla commistione di teatro di maschera e di figura, danza e acrobazia, clownerie e improvvisazione, il collettivo internazionale con residenza a Berlino ha fatto un’arte e un segno distintivo. Lo stupore e l’incanto dato dalle loro creazioni ha fatto tappa, mercoledì 23 novembre, al Teatro di Pergine, che con la scelta di “Haydi!” (ultima produzione firmata Flöz) si conferma per una programmazione innovativa e di qualità.

Rispetto ai precedenti spettacoli, l’inconfondile marchio di fabbrica della compagnia in “Haydi!” conosce un’evoluzione: le caratteristiche maschere di cartapesta lasciano spesso il campo a figure dal volto scoperto, la parola – assente in passato – affiora nella forma del grammelot, le proiezioni e la parte tecnica in generale sono più presenti e curate. Elementi di novità che si notano fin dall’inizio che, con il sipario aperto, quasi si confonde con l’ultimo check prima del via.

Haydi!” si ispira alla figura archetipica del profugo e ha per tema la promessa che vuole garantire a tutti un luogo in cui sentirsi a casa, un’utopia destinata al fallimento. L’idea è resa scenicamente tramite la riproduzione di un’insopportabile dicotomia tra la miseria e le difficoltà di una famiglia in fuga e la nevrosi di un benestante ufficio dell’autorità di frontiera.

La famiglia in fuga deve attraversare piogge battenti e bufere di neve, viaggi in montagna e filo spinato, mentre negli uffici la vita quotidiana degli acrobati delle scartoffie – che parlano diverse lingue europee – continua con la priorità di tracciare confini, difenderli ed amministrarli. La lontananza e l’incomunicabilità tra i due mondi è segnalata dal sapiente uso di due codici diversi: maschere nelle drammatiche proiezioni stile cartone animato, figure grottesche e buffe dal volto scoperto in scena.

Presso l’autorità di frontiera prende servizio Pedro Solano, che però presto, quando una giovane donna (rappresentata da una marionetta antropomorfa) gli muore tra le braccia, è strappato dal dolore dal suo mondo ideologico in cui il flusso globale dei profughi non era che numeri e grafici. Uno strazio che lo renderà impotente fino al gesto empatico della metamorfosi, nella quale egli stesso si trova a muoversi nei panni della donna-pupazzo.

Approfondendo la poetica di Familie Flöz e ripercorrendo la loro intera produzione, ci si accorge che l’atto simbiotico tra attore e maschera è sempre l’obiettivo da raggiungere. In questa prospettiva “Haydi!”, pur diverso e più rischioso in confronto ai predecessori, non fa eccezione. Le maschere e le marionette (opera di Hajo Schüler) simbolo dei migranti, pur immobili le une e inanimate le altre, sono caricate di sentimenti profondamente umani (come il bisogno di accoglienza, negata alla bambina che bussa al portone) ben più dei simpatici ma inquadrati impiegati-clown a volto libero.

A livello performativo, di Andrés Angulo, Björn Leese e Hajo Schüler (diretti da Michael Vogel) va lodata la perfezione e la velocità nei cambi di situazione, favoriti in questo da una scenografia composta di volumi geometrici mobili che definiscono spazi e creano ambienti, oltre che da due grandi armadi colmi di oggetti di scena (i travestimenti sono onestamente rivelati sulla scena), che all’occorrenza si prestano come quinte o superfici per le proiezioni.

Chi si fosse perso la performance di Pergine, si segni la data di venerdì 9 dicembre: Familie Flöz inaugurerà la stagione del teatro di Mori con “Teatro Delusio”, spettacolo ormai storico (2004) che gioca con le innumerevoli sfaccettature del mondo teatrale. Teatro del teatro, o meglio un omaggio al teatro dentro ad un omaggio al teatro.

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