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Poteri forti: la rottura

Col nuovo presidente, Michele Iori, la Fondazione Caritro sembra aver preso le distanze da Isa e dalle sue avventure finanziarie.

ISA, la finanziaria della Curia, ITAS, la grande compagnia assicuratrice trentina, Fondazione Caritro. Questa la triade che in questi anni ha guidato i “poteri forti” trentini in alcune operazioni, finanziarie e speculative, a iniziare dal quartiere Le Albere a Trento. Di questo abbiamo parlato nel numero di settembre del 2016 (in un servizio intitolato “Il potere vero”) e soprattutto nel libro allegato “L’affare ex-Michelin” di Gianfranco de Bertolini, che ha analizzato quote proprietarie, intrecci societari, cariche, patrimoni e capitali sociali delle entità economiche che han dato vita e gestito quella gigantesca operazione. In particolare ci interrogavamo sul ruolo finanziario e sociale di un’istituzione, la Fondazione Caritro, che dovrebbe essere dedita a sostenere ricerca e cultura, non la speculazione immobiliare.

La sede della Fondazione Caritro

In questi mesi alcuni fatti, precipitati negli ultimi giorni, hanno iniziato a fornire una risposta: Fondazione Caritro si sta staccando da Isa. Come e perché? Vediamo.

Che qualcosa di grosso stesse succedendo nella Fondazione lo si era intuito nell’ultimo anno, quando la successione alla presidenza era stata inaspettatamente travagliata. Il nuovo presidente Michele Iori, docente all’Università di Trento, era stato contestato e costretto, per una presunta incompatibilità, a provvisorie dimissioni, fino a che l’Autorità di Vigilanza non ne aveva ritenuto legittima la nomina. Al di là degli aspetti giuridici, era chiaro che dalle ovattate stanze da cui nulla trapela, era invece tracimata una lotta per il potere: da una parte il precedente gruppo (rappresentato tra gli altri dal sen. Tarcisio Andreolli ma soprattutto dal prof. Giovanni Pegoretti, padre della Fondazione nonché ex presidente di Isa), dall’altra un gruppo nuovo, guidato da Iori. Che alla fine ha prevalso.

Michele Iori

Con Iori la Fondazione si è decisamente innovata: anzitutto presentando una serie di cambiamenti atti a garantire, almeno nelle intenzioni, la massima trasparenza nell’erogazione di sussidi. Non dimentichiamo infatti che la Fondazione gode di un cospicuo patrimonio (512 milioni, derivati dalla lucrosa cessione, operata a suo tempo da Pegoretti, della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto a Unicredit) i cui proventi devono per statuto essere devoluti al territorio, soprattutto in ricerca ed istruzione.

Ma la novità di cui qui parliamo è nella gestione del patrimonio. E qui la discontinuità è diventata sempre più netta. Con una presa di distanza da Isa e dalle sue avventure finanziarie-speculative, in cui la Fondazione era stata partner fedele e subordinata. A suggerire la rottura dell’incongruo abbraccio probabilmente sono stati anche i risultati disastrosi di alcune speculazioni: a iniziare da quella, sotto gli occhi di tutti, alle Albere, un bagno di sangue solo parzialmente alleviato dalle erogazioni di pubblici denari che Isa è comunque riuscita ad assicurarsi; ma anche a Verona la Compagnia Investimenti e Sviluppo SpA; ed altre ancora.

Ora, dalla presa di distanze sembra si sia arrivati alla rottura, se non allo scontro.

Una nota dell’Ansa infatti riferisce dei rivolgimenti in atto in Mittel, finanziaria quotata in borsa di cui soci sono sia Isa con il 10,26% sia Fondazione Caritro con il 12,68% (per maggiori informazioni vedi ancora l’appendice de “L’affare ex-Michelin”). Dicevamo del ruolo gregario della Fondazione: infatti, pur con una maggior quota azionaria, in Mittel lasciava il ponte di comando alla solita Isa, che così si accaparrava la presidenza col trentino Franco Dalla Sega e soprattutto la vicepresidenza con Giorgio Franceschi, dominus della finanziaria della Curia e uomo forte in Isa e Mittel; a completare il quadro, nel cda di Mittel sedeva un altro trentino, Marco Merler, Ad di Dolomiti Energia, nell’orbita di Isa (ricordiamo la centrale termica in destra Adige a esclusivo servizio delle Albere, costruita a carico di Dolomiti Energia e della cui redditività fortemente dubitiamo).

Questa la fotografia un attimo fa. Ora, secondo Ansa, il rivolgimento. Fondazione Caritro si stacca da Isa, stipula un patto parasociale con gli azionisti Franco Stocchi e Rosario Bifulco, formando una nuova maggioranza che esclude la finanziaria della Curia, e presenta la lista per un nuovo cda con Bifulco presidente, Iori consigliere assieme ad altre figure indipendenti di rilievo, come Anna Maria Tarantola, anch’essa in predicato per la presidenza. E Isa? Se vorrà, potrà presentare una lista di minoranza, e avere un consigliere su 7.

Per finire, il programma della nuova maggioranza di Mittel: “Meno finanza, meno speculazione, più sostegno alla produzione”. Parole che erano già riecheggiate a Trento. Speriamo sia vero.

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