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Albere, la proposta indecente

Soluzione finale per il quartiere invenduto: acquisti tutto la Provincia! La proposta approda in Consiglio, dove viene ridicolizzata. Per ora.

L’idea era dapprima spuntata sulle pagine dell’Adige, proposta da Vincenzo Calì, già docente universitario e direttore del Museo Storico, oggi stravagante figura di ex-intellettuale: “Dopo la biblioteca, un campus alle Albere”. Vale a dire: dopo la porcata della biblioteca universitaria, facciamone un’altra ancor più grande, ad Isa & compagnia, con la scusa dell’Università, comperiamo tutto il quartiere invenduto. Accompagnata dal consueto corredo di esortazioni ad “avere coraggio” (nel buttar via i soldi degli altri) e di richiami alla figura di Bruno Kessler, ormai buona per tutti gli usi, la proposta sembrava essere caduta nel novero delle stramberie.

E invece no. Ecco che rispunta, questa volta in Consiglio provinciale. E allora, attenzione, in questa follia c’è del metodo: i potenti della città in prima battuta mandano avanti gli strampalati a tastare il terreno formulando la proposta indecente, poi ci penseranno loro a muovere le pedine vere, per ottenere l’ennesima infornata di pubblici denari.

È il consigliere Claudio Cia dell’area del centro-destra, più volte citato in queste pagine, a presentare un ordine del giorno, affinché il “Quartiere delle Albere diventi cittadella universitaria”.

L’università sta cercando nuovi spazi…” ci ha spiegato prima della discussione in aula della proposta.

Non risulta: l’università è a posto con gli spazi che ha.

Io dico questo: dobbiamo valorizzare quel quartiere, in cui abbiamo palestre e birrerie, ma è un deserto, che in breve, disabitato, finirà con il crollare. Lì non ci va nessuno, per i costi troppo alti, anche quelli condominiali”.

Allora, dal momento che sono alti, deve sostenerli l’ente pubblico?

Le spese condominiali sono alte perché ripartite su pochi abitanti”.

Legalmente si posssono far pagare a un condomino le spese degli altri appartamenti, sfitti?

Fanno pagare il massimo di quanto possibile. In ogni caso io propongo che l’acquisto venga effettuato attraverso permute di altri edifici, assolutamente senza alcun esborso di nuovi soldi, altrimenti il quartiere caschi pure”.

A noi il dettaglio della permuta, con Isa & soci che, incapaci di vendere gli appartamenti di Renzo Piano si vanno a prendere edifici pubblici dismessi, e dovrebbero vendere quelli, sembra fuorviante.

Cia, non è che lei stia facendo da apripista per dare ulteriori finanziamenti a una speculazione sbagliata?

No, no, assolutamente! Dico che possiamo trovare un accordo utilizzando il fatto che questi si trovano con il cappio al collo!

Si arriva così alla discussione in aula della proposta.

A rispondere è l’assessora con delega all’università, Sara Ferrari del PD. La quale concede qualcosa a Cia (anzi, concede troppo: “La proposta è potenzialmente interessante”, cioè si guarda bene dal chiudere la porta in faccia ad Isa, i poteri forti contano) ma stronca il concetto di base: “Come alloggi per studenti, abbiamo 1850 posti letto, più del 10% degli studenti e con la prossima apertura dello studentato all’ex Mayer, - altri 130 posti - dismetteremo alcuni dei posti letto troppo onerosi”. Non solo: “Se proprio si dovesse attivare un percorso di acquisto si dovrebbe fare una gara tra più progetti e soggetti”.

La parola passa poi all’aula. Tutti si sbracciano nel riconoscere “la buona fede del collega Cia”, però ci vanno giù pesante. Rodolfo Borga (Civica Trentina): “L’ente pubblico ha già speso un pozzo di soldi per favorire quell’iniziativa, ci mancherebbe che adesso comperasse anche appartamenti!”.

Massimo Fasanelli (Gruppo misto): “Se vogliono vendere, che abbassino i prezzi”.

Giacomo Bezzi (Forza Italia): “Basta soldi pubblici buttati via”.

Degasperi (5 stelle): “Non metto in dubbio che la Giunta possa giudicare l’acquisto ‘potenzialmente interessante’, con tutti i soldi, ultima vergogna la biblioteca, che ha dato ai proprietari dell’area. I quali continuano a dire che l’area ha bisogno di sottopassaggi ferroviari, e uno nuovo è stato appena inaugurato. Orsù, se si vuole dare un altro aiuto, fategli un altro sottopassaggio!

Così Claudio Cia, sommerso dalle critiche, ritira l’ordine del giorno.

Insomma questa volta ai nostri poteri forti è andata male. Ma torneranno alla carica.