Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Uva 2015: com’è andata

Cantine sociali in assemblea: dalla soddisfazione per la discreta resa economica alla preoccupazione per il ritorno della peronospora

Le cantine sociali del Trentino hanno svolto in queste ultime settimane le rispettive e consuete assemblee annuali nel corso delle quali, stando almeno alle dichiarazioni ufficiali, è stata espressa una generale soddisfazione per l’esito dell’annata agricola 2015. Qualche preoccupazione, invece, è stata rivolta alle aspettative di remunerazione economica dell’annata 2016, i cui risultati saranno noti e presentati ai soci nel corso dell’autunno dell’anno prossimo. Infatti l’annata agricola, come ai vecchi tempi della mezzadria (quando i padroni dividevano – quasi sempre malamente- il frutto del raccolto con i lavoranti) si può dire conclusa dopo San Martino (5 novembre), e quindi non solo a vendemmia compiuta, ma anche quando il vino prodotto è stato in buona parte commercializzato. Quindi, solo ad oltre un anno dalla vendemmia è possibile tirare le somme. Incidentalmente, ricordiamo che in agricoltura, rispetto ad altre attività commerciali, al consueto rischio imprenditoriale si aggiunge anche quello meteorologico.

Ritornando ai bilanci del 2015, si diceva della moderata soddisfazione espressa dai dirigenti delle più importanti cantine cooperative, i cui risultati come sempre hanno evidenziato delle rese economiche crescenti mano a mano che dal Trentino meridionale si risale la valle dell’Adige, fin su al confine con il Sudtirolo. Infatti è la piccola cantina sociale di Roverè della Luna quella che ha fatto segnare il record di oltre 20.000 euro per ettaro di remunerazione assegnata ai soci produttori, quasi tutti coltivatori di Pinot Grigio. Segue in classifica Mezzolombardo (che come Roverè della Luna fa parte del consorzio Cavit), la cui resa 2015 per ettaro è di poco inferiore a quella dei cugini di Roverè, mentre MezzaCorona, la più grande delle cantine del Trentino ed una delle più importanti d’Italia, ha distribuito circa16.000 euro per ogni ettaro di vigneto; a grande distanza segue in coda al gruppo La.Vis che per ogni ettaro lavorato dai propri soci ha riconosciuto molto meno, circa 11.000 euro. Per queste due ultime cantine vanno fatte però delle precisazioni: per quella di Mezzocorona, che raccoglie uve anche in vaste zone di Arco e di Ala fin su a Salorno, la resa media tiene conto sia dei 14.000 euro ad ettaro liquidati ai soci del basso Trentino sia dei quasi 20.000 pagati ai contadini della Piana Rotaliana. Per LaVis, invece, nonostante alcuni risultati commerciali positivi, la bassa remunerazione è il frutto delle note (per i lettori di Questotrentino) vicende.

Una curiosità: a parte la peculiarità della LaVis, le rese economiche crescenti da sud verso nord risultano inversamente proporzionali alle polemiche estive a cui si è fatto prima cenno e su cui torneremo; paradossalmente, a mandare maggiori segnali di malcontento sono stati (ma lo sono tradizionalmente) alcuni agricoltori della Piana Rotaliana, quindi tra quelli maggiormente remunerati per il loro lavoro rispetto ai colleghi di altre zone vitivinicole della provincia. È bene precisare a questo punto che quando si parla di resa economica per ettaro questa si deve intendere al lordo di tutti gli oneri sostenuti per la coltivazione, cioè di ricavo il cui guadagno diventa il risultato della sottrazione dal lordo degli ammortamenti di immobili e macchinari, delle spese dirette come il gasolio ed i trattamenti con concimi, fitofarmaci o prodotti della lotta antiparassitaria integrata o biologica, contributi previdenziali, ecc.

A proposito di spese, anche se in realtà si tratta di poca cosa, per il triennio fiscale 2017-2019 la recente legge di bilancio statale ha esonerato dalla tassazione Irpef le rendite agrarie e dominicali dei terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e professionali. Il governo ed il parlamento italiano hanno preso sostanzialmente atto che la concorrenza internazionale ha eroso i margini anche nel settore agricolo fino a qualche anno fa non esposto alla pressione della concorrenza internazionale.

Il ritorno della peronospora

Gli effetti della peronospora

I timori e le preoccupazioni di cui parlavamo riprendono quelle emerse nel corso dell’intera estate 2016 ma che si erano poi via via attenuate con l’avvicinarsi della vendemmia, che seppure un po’ più scarsa rispetto alle medie degli ultimi anni, si è rivelata meno drammatica di quanto gli insistenti attacchi della peronospora avevano fatto intravedere.

Nel corso dell’estate, tanto per dare un’idea del clima e delle tensioni in alcuni ambienti, sono apparse delle scritte insultanti nei confronti del presidente della MezzaCorona, Luca Rigotti, il quale aveva avuto il torto, secondo alcuni, di difendere le scelte proposte dallo staff della cantina– tra l’altro molto stimato nell’ambiente tecnico - in merito ai trattamenti fito-sanitari diretti a prevenire e contrastare la peronospora. Nel 2016 quel fungo, di cui qualcuno aveva quasi scordato l’esistenza, a causa delle condizioni climatiche è riapparso con prepotenza. E nella recente assemblea al Pala Rotary, accanto alla soddisfazione per la buona annata 2015, l’argomento si è ripresentato sotto forma di un impegno e di una decisione. L’impegno che si è assunta la dirigenza di MezzaCorona è stato quello di raccogliere il maggior numero di dati possibile sull’efficacia del prodotto utilizzato per la battaglia contro la peronospora, allo scopo di fornire supporto a possibili (?) azioni di responsabilità civile. La decisione, assunta con l’astensione di soli tre votanti, è stata quella – molto importante - di accettare la convenzione della certificazione destinata a monitare il protocollo vitivinicolo che contiene indicazioni vincolanti (verifica dei quaderni di campagna, esclusione di determinati principi attivi dalla lotta agli antiparassitari, ecc.).

Fabio Rizzoli

Un’ultima nota: nell’ordine del giorno dei lavori dell’assemblea dei soci era iscritta anche l’elezione di quattro consiglieri del Consiglio di amministrazione, il cui mandato era scaduto. Con grande sorpresa (anche se le voci in paese giravano da qualche settimana) ha presentato la propria candidatura anche l’ex direttore, ex amministratore delegato e sostanzialmente (con l’ex presidente Guido Conci) fondatore della svolta modernizzatrice ed espansiva della cantina di Mezzocorona. Fabio Rizzoli, per raggiunti limiti di età, aveva lasciato alcuni anni fa la guida della grande cantina con la riconoscenza praticamente di tutti per il grande lavoro svolto e successivamente non si era certo messo in pantofole, ma si è occupato come consulente o direttamente come responsabile di altre realtà agro-industriali trentine e non.

Luca Rigotti

Il cambio di gestione, con la contemporanea elezione del presidente Luca Rigotti, era sembrato a tutti la naturale azione di rinnovamento generazionale comunque necessaria. Invece, come detto, il colpo di scena, con il tentativo del vecchio padre-padrone di rientrare nel Cda, presupposto minimo ed indispensabile per poi eventualmente puntare alla presidenza. L’esito del voto non l’ha comunque premiato: ha raccolto solo un centinaio di voti, poca cosa rispetto alla massa di quelli che sono risultati a favore dei candidati ufficiali. Rimangono gli interrogativi sul perché di tale iniziativa; e la sensazione che non siano facili i ritorni per chi si era distinto per dinamismo ed efficienza, ma anche per autoritarismo e nepotismo.

Continua a leggere