Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Per 50 metres de crepes e giacia

Ritorna la guerra sui confini in Marmolada. La mortificazione definitiva della Regina delle Dolomiti.

Cinquanta metri di rocce e ghiaccio. Possibile siano così importanti da giustificare 45 anni di conflitto? Cosa nasconde la nuova guerra sui confini in Marmolada? Quali i risvolti nel breve periodo? Una breve storia per comprendere quali siano i reali interessi che costruiscono un confronto tanto aspro.

Nel 1973, dopo che i tralicci di uno skilift costruito in Marmolada dai maestri di sci di Canazei lungo la via Lidia (da Pian dei Fiacconi verso punta Rocca) vengono fatti saltare in aria, il comune di Canazei avvia un contenzioso giuridico con la Regione Veneto sui reali confini fra le due Regioni e quindi i comuni di Canazei e Rocca Pietore. Senza soffermarci sui passaggi di una lunghissima vertenza, nel marzo del 2002 il Consiglio di Stato emette un verdetto definitivo: Canazei ha ragione, il confine fra i due comuni segue la cresta che collega Punta Rocca (quota 3250) a Serauta (quota 2950).

Il 13 maggio 2002, a Serauta, all’arrivo del secondo tronco della funivia che collega Malga Ciapèla a Punta Rocca, l’allora presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai sottoscrive solennemente un patto con il collega presidente della Regione Veneto Gianfranco Galan. In pochi sintetici punti il patto definisce i percorsi lungo i quali le due amministrazioni rilanceranno lo sviluppo della Marmolada. Dopo una clamorosa e penosa sceneggiata dell’allora sindaco di Canazei Fernando Riz, si aggiunge a penna un ulteriore punto: la definizione di un collegamento sciistico in quota fra le due aree sciabili, veneta e trentina. A quel punto tutti scendono leggeri dalla montagna: sembra che la guerra dei confini in Marmolada abbia avuto termine.

Pochi mesi dopo a questo patto si aggiungevano altre intese che coinvolgevano anche il CAI, il MUSE, l’università di Trento e Mountain Wilderness; intese tutte fallite, in quanto Canazei aveva ed ha in mente un solo obiettivo: raggiungere con un’altra funivia Punta Rocca.

Questa pretesa e una totale incapacità di mediazione dei diversi sindaci di parte trentina con la Provincia di Trento hanno di fatto bloccato ogni altra iniziativa e in 15 anni l’ambiente e il paesaggio della parete nord della Marmolada si sono sempre più dequalificati, mentre il ghiacciaio scompare.

I sogni del sindaco di Canazei

Da quando è diventato sindaco di Canazei (2015), Silvano Parmesani vive due ossessioni. Una prima l’ha quasi vinta: rendere marginale l’azione politica della UAL in valle di Fassa e quindi spaccare il mondo ladino in due fazioni. Cioè far scomparire dallo scenario politico trentino la valle di Fassa come soggetto autonomo. Nella seconda incontra resistenze forse sottovalutate. Anche lui come i suoi predecessori vuole conquistare Punta Rocca, non accetta che in vetta arrivi solo una funivia gestita da veneti (Mario Vascellari), vuole che un pezzo di montagna possa venire sgretolata anche da Canazei con un impianto che in due tronchi, partendo da Fedaja (località che ospita una superata bidonvia risalente al 1951) arrivi prima a Pian dei Fiacconi e poi accosti a Punta Rocca la funivia bellunese, installando nel cuore dei residui del ghiacciaio un pilone alto 65 metri.

Ma la progettualità del sindaco è più ampia. Nel 2015 accarezzava l’idea di un lungo tunnel sciistico che collegasse Passo Pordoi a Fedaja; in nome di un ambientalismo di facciata, tipico degli amministratori trentini, quanto si nasconde in un tunnel non ha impatto naturalistico e ambientale. Resosi forse conto della assurdità del progetto, oggi, sostenuto dal suo collega bellunese, il sindaco di Livinallongo, sponsorizza una serie di impianti che colleghino Arabba a Porta Vescovo, scendano a Fedaja e risalgano a Punta Rocca facendo scendere la pista verso Ciapèla, per poi riportarsi in quota al Padon.

Questi amministratori si sono già recati in Val Gardena a chiedere sostegno economico ai privati trovando grande attenzione in Superski Dolomiti; del resto l’opera ha costi non irrisori, per lo meno 60 milioni di euro. Sia nel primo caso (il tunnel) che in questa ultima prospettiva l’illuminato sindaco trova come alleato l’assessore provinciale Carlo Daldoss, un tecnico, in procinto di candidarsi a prossimo presidente della Giunta Provinciale, che lavora in sordina costruendo una rete elettorale di sindaci e amministratori delle periferie trentine. Sembra anche lavori contro l’impostazione culturale ed economica del suo collega assessore all’Ambiente Mauro Gilmozzi, ma su questo scenario vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi.

Il regalo di Dellai

Ma Parmesani e Daldoss hanno fatto i conti senza l’oste. Nel 2002, senza rendere pubblico nulla, Dellai e Galan avevano determinato loro i confini reali fra le due regioni, stabilendo, in difformità della sentenza del Consiglio di Stato, che il Trentino regalava, verso la parete Nord, dai 50 ai 70 metri di ghiacciaio al Veneto. Infatti, chiunque apra la cartografia del Piano Urbanistico Provinciale, nota che il confine regionale invade parte della Nord della Marmolada, ben al di sotto della cresta che segue la mitica parete Sud come deciso dal Consiglio di Stato. Se così stanno le cose, il progetto della nuova funivia trentina sarebbe irrealizzabile, in quanto mai e poi mai il Veneto permetterebbe ad un altro impianto di violare la vetta ed entrare in concorrenza con la Funivia Tofane-Marmolada S.p.a. Il 2 dicembre, su questo tema, a Venezia la Regione Veneto e la Provincia di Trento rompono il tavolo di lavoro sulla posatura dei cippi di confine: il Trentino, solo oggi, reclama a gran voce quanto Dellai, probabilmente in modo illegittimo, ha regalato al Veneto. Dopo la guerra bianca 1915-1917 e dopo la guerra dei confini 1973-2002, il conflitto in Marmolada si riapre, infinito, logorante.

Ma quanto deciso da Dellai e Galan nel 2002 era legittimo? Non era forse competenza della Regione Trentino Alto Adige, e non della Provincia di Trento, stabilire i confini con le regioni confinanti? Perché la nostra Regione non si pronuncia nel merito e non chiede ufficialmente il rispetto della sentenza del Consiglio di Stato? Come è potuto accadere che Comprensorio di Fassa, Comun general de Fascia, e clamorosamente il Comune di Canazei, si siano lasciati scippare quel territorio tanto pregiato, visto che hanno seguito l’approvazione del lungo percorso partecipato che ha definito il nuovo Piano Urbanistico Provinciale? Quali interessi, privati, Galan e Dellai, hanno taciuto ai cittadini del Trentino?

È dunque urgente un intervento in proposito della Corte dei Conti per chiarire chi ha danneggiato l’ente pubblico. I responsabili di quell’atto amministrativo, politici e dirigenti di servizi, sia in Regione che in modo più diretto nella Provincia di Trento, dovrebbero essere chiamati a risponderne, certamente in sede amministrativa, ma probabilmente anche penale.

Uno scenario di degrado

Da tutto questo confuso quadro rimane una certezza, triste: nessuno riuscirà più a costruire niente in Marmolada. Come sottolinea l’associazione Mountain Wilderness, il fatto più sconcertante è che, dopo 15 anni di patti, scontri e confronti, l’area nord della Marmolada, cioè Fedaja, rimarrà irresponsabilmente destinata al degrado, all’abbandono. La colpa della situazione ricade anche in modo diretto sugli operatori turistici di Fedaja, sempre schierati, in modo anche arrogante, dalla parte dell’assalto alla vetta e incapaci di cogliere e sostenere progetti che comunque avrebbero riconsegnato della Marmolada una immagine pulita.

Da anni, sia in Veneto che in Trentino, si attendono progetti di riqualificazione ambientale e paesaggistica della intera area: l’accessibilità anche invernale al passo, la sistemazione di una pista ciclabile di eccellenza lungo il lago a quota 2050, la messa in rete dei musei della guerra, privati e pubblici, la riqualificazione dei sentieri e la promozione dei valori ambientali, geologici e naturalistici della Regina delle Dolomiti. In questo desolante scenario è costretta a rimanere spettatrice la Fondazione Dolomiti Unesco, perché al suo interno gli amministratori veneti e trentini (presenti nel Consiglio di Amministrazione) di fatto impediscono ogni progetto teso a riqualificare l’area, con uno slancio basato sulla qualità, sull’offerta di turismo diverso. Al di là delle responsabilità politiche e personali, resta il fatto che si è scelto lo stallo, il nemico più acerrimo del turismo e della montagna.

E l’APT di Fassa come risponde a tanto degrado? Con investimenti in qualità, ovviamente, portando ex ciclisti e calciatori (Claudio Chiappucci e Stefano Tacconi) e modelle in bikini a fare passerella sul ghiacciaio della Marmolada, ovviamente trasportate in elicottero. Alla faccia del monumento naturale dell’umanità e degli inutili, incoerenti programmi del Progetto TurNat lanciati dalla Azienda provinciale.

Continua a leggere