Essere senzatetto non è un reato

Lottare contro la povertà o contro i poveri?

In novembre, il Consiglio comunale ha dovuto votare su un progetto di ordinanza di polizia municipale che avrebbe vietato il pernottare nei “Lauben”, cioè sotto i portici delle case del centro storico e in altre vie del centro. L’articolo 118 (6) della Costituzione autorizza i comuni ad approvare tali ordinanze direttamente, cioè senza un riferimento preciso ad una legge, federale o regionale, per affrontare determinate emergenze che minacciano l’ordine e la pace sociale.

Ma quale emergenza? Una ventina di senzatetto (in maggioranza mendicanti provenienti dall’Europa orientale) si erano abituati a pernottare sulle strade del centro storico, dando fastidio agli abitanti, ai commercianti e ai turisti. Si capisce che gente che dorme sotto i portici non piace a nessuno, si capisce che – in mancanza di toilette pubbliche – costoro causano problemi di igiene e nettezza urbana. Si capisce, insomma, che nessuno vuole tollerare questo stato di cose. Ma sui mezzi da adoperare, il Consiglio, in un dibattito durato fino a notte tarda, si è diviso, e anche la coalizione governativa di lista civica della sindaca (popolari, verdi e socialdemocratici) non è riuscita a trovare una linea comune.

Verdi e socialdemocratici hanno sostenuto che bisogna lottare contro la povertà, anziché criminalizzare i miserabili. Essere senzatetto non può essere un delitto ai sensi di una ordinanza comunale. E se i ricoveri che danno protezione ai senzatetto non bastano (visto che i centri di accoglienza, che operano solo durante la notte, sono già ai limiti delle loro capacità), bisognerà finanziare nuove strutture. E ci vogliono assistenti sociali che dirigano i senzatetto “stranieri” verso i centri di accoglienza, anziché dei poliziotti che li cacciano fuori dai quartieri turistici.

La sindaca Christine Oppitz-Plörer

D’accordo, ma le finanze municipali sono limitate, provveda la Provincia - rispondono la sindaca e i popolari. Per certi mendicanti est-europei, ostentare la miseria dormendo in strada è quasi quasi un “business model” per raccogliere denaro, e gli assistenti sociali non serviranno a niente se non c’è anche una certa pressione poliziesca. Insomma, ci vuole carota e bastone per superare l’emergenza senzatetto.

Solo che rendere la miseria un’infrazione contro il diritto amministrativo - aggiungo io - è una cosa che semplicemente non si può fare, punto e basta.

Dunque, il dibattito è stato acceso anche in seno alla coalizione (pure se il tema è fuori dall’ambito del patto concordato, e dunque aperto alla libera ricerca di una maggioranza in Consiglio).

Si capisce, lista civica e popolari devono guardare i settori più di destra del loro elettorato e in vista delle elezioni del 2018 una differenziazione, dopo una lunga luna di miele con gli alleati, non guasta e può essere un bene per tutti; ma confrontarsi su elementari diritti umani e questioni di diritto costituzionale non è facile.

Per ora, l’ordinanza non ha trovato una maggioranza ed è stata respinta. Ma la maggioranza che l’ha respinta ha un aspetto repellente. Hanno infatti votato contro non solo verdi e socialdemocratici (più qualche coraggiosa socialcristiana), ma anche i 6 consiglieri della destra estrema, che naturalmente sarebbero stati a favore, ma che, per avere i loro voti, pretendevano una versione nuova e più radicale dell’ordinanza che regola il mendicare. Secondo la Corte Costituzionale, vietare tout court il mendicare è incostituzionale; leggi provinciali e ordinanze municipali possono soltanto regolare la materia, ad esempio con divieti limitati nel tempo e nello spazio urbano (sempre che ci sia un’emergenza ai sensi dell’articolo 118). Cosi, già ora il mendicare è vietato nelle vie dove si estende il mercato natalizio, per non dare fastidio alle migliaia di turisti che lo visitano. Ma la destra vuole un divieto “limitato” a quasi tutto l’anno e a quasi tutta la città, in barba alla giurisprudenza costituzionale. Il che era troppo anche per la sindaca, che ha preferito perdere la votazione. Fin quando? Vedremo.

Parole chiave:
Tirolo
Emarginati
Stato sociale

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