Il muro svizzero

Dal referendum che regolamenterà gli ingressi nel paese all’impossibilità di comprare su E-Bay. Da “L’Altrapagina, mensile di Città di Castello”.

Sono arrivato in Svizzera proprio in tempo prima che chiudessero le frontiere. In realtà non sono ancora chiuse, ma è deciso che, in un tempo ormai certo, il Parlamento ratifichi in legge l’esito del referendum E cioè che d’ora in poi gli ingressi in Svizzera saranno contingentati. Chi lo ha deciso?

La maggioranza degli svizzeri, o meglio, la maggioranza di quei pochi che sono andati a votare. È come se in Italia si facesse un referendum sull’immigrazione e andassero a votare solo gli iscritti alla Lega Nord. La verità è che in molti davano per scontato un esito contrario. E cioè che la multiculturale Svizzera non potesse chiudersi all’Europa. E invece, come in una votazione in Italia in un bel weekend agostano, in tantissimi hanno preferito andarsene in montagna a godersi il fine settimana, e sono andati a votare solo i leghisti svizzeri, che fra l’altro hanno vinto di un soffio.

Fatto sta che la frittata è fatta e gli svizzeri sono seri con l’esito di un referendum: ciò che è deciso è deciso e capo ha. Punto: si chiudono le frontiere.

L’ironia della cosa è che la maggior parte dei voti è venuta dal cantone italiano, il Ticino. Come a dire che gli svizzeri ticinesi, di lingua italiana, non vogliono altri italiani fra i piedi.

Credo che ci siano due motivi. Il primo è prettamente economico: gli italiani attratti dagli stipendi svizzeri stanno colonizzando in massa il Ticino. E i ticinesi li accusano di togliergli il lavoro. E qui c’è da aprire una parentesi: il tasso di disoccupazione in Svizzera è del 3%, figuriamoci se gli svizzeri non trovano lavoro perché glielo rubano gli italiani! Qui c’è lavoro per tutti.

Il secondo motivo è un po’ d’invidia verso i frontalieri: gli italiani che vivono in Italia e tutti i giorni passano il confine per lavorare, prendono lo stipendio in Svizzera - un gran bello stipendio - e lo spendono in Italia, dove i prezzi sono nettamente più bassi. E i ticinesi hanno votato in massa per chiudere i confini.

Comunque il referendum ha messo in crisi il Parlamento svizzero: da una parte l’esito della votazione, dall’altra l’Europa, che ha detto alla Svizzera più o meno così: “Se chiudete i confini alla libera circolazione delle persone, rivediamo tutti gli accordi per la libera circolazione delle merci, e dei soldi”. Ecco, non vorrei essere nei panni dei governanti svizzeri. Hanno ancora qualche mese per ratificare l’esito del referendum, ma non sanno che pesci pigliare.

L’isolazionismo svizzero si nota anche da molte piccole cose. Ad esempio, le carte fedeltà delle compagnie aeree. Avete presenti i punti fedeltà che ad un certo punto si trasformano in premi? Bene, prendete il catalogo di una qualunque compagnia aerea - per esempio Lufthansa - e leggete l’ultimo trafiletto, in fondo alla pagina. Dice: “Premi validi ovunque meno per i residenti in Svizzera”. Per prendere i mio I-Pad premio sono dovuto passare per l’aeroporto di Francoforte, far vedere il passaporto italiano e omettere il fatto che sono residente e lavoro in Svizzera.

Stessa cosa per Grupon, E-Bay, ecc. Provate a comperare qualcosa su Internet e fatevelo recapitare in Svizzera: impossibile. Il motivo è semplice: vivi in Svizzera, guadagni in Svizzera, devi spendere i soldi in Svizzera, dove in media tutto costa molto di più (per dirne una, una pizza Margherita da asporto 15/20 euro).

Questo isolazionismo si vede anche dalle mode, nel senso che la Svizzera è impermeabile alle mode. Scarpe, vestiti, acconciature, gadget... nulla, non passa niente.

L’italiano medio che sta attento ad abbinare il colore delle scarpe con la cintura è già considerato un fashion victim. Figurarsi un giaccone o un jeans un po’ modaiolo: sei un alieno. E si vede quindi anche dalle pubblicità. Se le nostre città sono tappezzate da mega cartelloni di Armani, Dolce&Gabbana, Gucci..., in un anno a Losanna (che è grande e vive di turismo) non ne ho visto uno. Insomma, hanno tirato su un bel muro.

Parole chiave:
Immigrazione

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