Manifesti osceni

Interrompere una gravidanza, per salvaguardare la vita della madre, oppure per una violenza subita, sono oggetto di decisioni estreme mai semplici da prendere. Per questo motivo una sentenza della Corte costituzionale già nel 1975 sanciva la prevalenza della salute della madre rispetto alla vita dell’embrione. Doverosa premessa ai beceri e anacronistici manifestini esposti presso la Comunità delle Giudicarie all’interno del primo piano dove si trovano i servizi sociali, luoghi pubblici di cura della persona e di prevenzione, trasformate in propaganda antiabortista.

Ad esempio, in un dépliant si legge che “i corpicini dei bambini morti per aborto potrebbero trovarsi nelle vostre creme di bellezza e cosmetici”; in un’altra locandina si legge: “Meglio in braccio che sulla coscienza”.

Questi manifestini sono un preciso attacco culturale ai diritti delle donne, al principio di laicità del servizio pubblico e addirittura una violazione del nostro principio di costituzionalità.

Sono settimane che questi manifestini circolano nella sala d’aspetto più sensibile della Comunità di valle: è una violenza psicologica nei confronti delle donne.

Questi messaggi misogini e maschilisti (la firma è di un uomo) sono puri atti terroristici, armi non convenzionali che uccidono l’autodeterminazione delle donne e favoriscono la macabra cultura della violenza nei loro confronti.

Rendere pubblica questa situazione è un dovere morale, informare le autorità competenti è un dovere civile. Chi ha autorizzato la distribuzione di questo materiale? Chi è il responsabile della mancata vigilanza?

Noi come Laici trentini per i diritti civili attendiamo un riscontro dalla politica locale prima che sia la magistratura ad intervenire, ma soprattutto prima che sia troppo tardi: mai una di meno.

P. S. In allegato uno dei manifestini, quello più delicato: il resto non è pubblicabile.

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